“Marilyn ha gli occhi neri”: Stefano Accorsi e Miriam Leone in un film intenso, emozionante e divertente

Sono Diego e Clara, i protagonisti del film di Simone Godano nelle sale dal 14 ottobre

Miriam Leone e Stefano Accorsi
14 Ottobre 2021 alle 08:44

Lui ha un taglio di capelli improbabile e una balbuzie che lo coglie, insieme a una serie di tic, quando si arrabbia o si trova in difficoltà; lei ha un look a dir poco stravagante e una curiosa frangetta corta. Sono Diego e Clara, i protagonisti del film di Simone Godano “Marilyn ha gli occhi neri”, nelle sale dal 14 ottobre. A interpretarli sono Stefano Accorsi e Miriam Leone che, per trasformarsi nei due ospiti di un centro diurno per persone disturbate, non hanno esitato a imbruttirsi per mettere in evidenza la fragilità dei loro personaggi: «Abbiamo utilizzato un approccio empatico, guardando queste persone dal di dentro. Abbiamo riso con loro ma non di loro» dice Accorsi.

Chi sono Diego e Clara?
Stefano Accorsi: «Diego è una persona che ha in comune con me molto più di quanto pensassi quando ho iniziato a lavorare su di lui. È uno che, quando si arrabbia, “sbrocca” ma quel meccanismo in fondo ce l’abbiamo tutti. Anche io mi arrabbio se qualcuno non rispetta le regole, o davanti a certe disattenzioni. La differenza è che molti di noi riescono a nascondere le proprie fragilità mentre altri, come Diego, non ci riescono e ne diventano vittime».
Miriam Leone: «Clara è quell’amica un po’ matta che io vorrei tanto avere. Una donna che non ha fiducia in se stessa ma ne ha tanta negli altri e li incoraggia a crederci. Il suo è, come canta Vasco, “tutto un equilibrio sopra la follia”. Ma anche sotto e dentro la follia».

Vuol dire che il confine tra la normalità, o presunta tale, e la diversità è sottile?
Stefano: «Nel film Diego a un certo punto dice: “Loro pensano di avere ragione perché sono di più. I normali”. Penso sia giusto chiedersi chi sono i normali e cosa voglia dire esserlo. Quando interpreti certi personaggi come Diego ti rendi conto di quanto sia difficile essere in minoranza rispetto a una maggioranza che ti giudica. È facile sentirsi forti quando si è in tanti».
Miriam: «Sono d’accordo con Stefano. È giusto interrogarsi sulla diversità, sull’alterità, soprattutto in un momento di omologazione come quello che stiamo vivendo. Il messaggio che passa dal film è che non bisogna giudicare. Non a caso, c’è anche una storia d’amore».

Come vi siete preparati a diventare Clara e Diego? Deve essere stato un lavoro impegnativo anche sul piano fisico...
Stefano: «La prima cosa è documentarsi, perciò ho frequentato un posto simile al centro diurno di cui si parla nel film. Quando entri in un luogo così ti rendi conto che le persone che sono lì vivono in un universo diverso dal nostro che è fatto di social, di giornali, di televisione. Poi, naturalmente, ho lavorato molto sull’aspetto fisico e sui tic. Alla fine, però, ho lasciato vivere la materia, sono entrato nella carne del personaggio. E mi sono buttato in un corpo a corpo con Diego. Quando ero piccolo mi aveva colpito molto “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, in cui Jack Nicholson sembrava normale ma non lo era affatto. E anche “Joker” è stato una fonte di ispirazione. Ma alla fine quando fai un personaggio è lui che ti porta un po’ dove devi andare, non ci siamo persi in citazioni».
Miriam: «Anche io mi sono preparata frequentando i centri diurni. Mi sono camuffata per sembrare una delle ospiti. Vivere con queste persone mi ha aiutato a essere Clara e a non giudicarla».

Nel film c’è anche tanto amore.
Stefano: «C’è il padre di Diego, interpretato da Marco Messeri, che ama incondizionatamente il figlio pur con tutte le sue fragilità. E c’è Diego che dice a sua figlia: “Non ti preoccupare, ora sistemo tutto io”. Questo rapporto padre-figlia mi ha toccato molto. Tutti noi vorremmo dire una frase così ai nostri figli e ci è difficile mostrarci fragili. Ma arriva un momento in cui inevitabilmente sono loro a insegnare qualcosa a noi».
Miriam: «A un certo punto Diego dice a Clara: “Tu vai bene come sei”. Penso sia un tema importante ora: si riesce a essere davvero se stessi dopo essersi conosciuti ma anche quando l’altro ti mostra cose belle».

Una delle scene più irresistibili del film è quella in cui cantate, o meglio stonate, la celebre “I wanna be loved by you” di Marilyn Monroe.
Stefano: «Cantare non è la mia forza (ride), ma quando fai l’attore ti rendi conto che il tuo pudore lo devi buttare, devi lanciare il cuore oltre l’ostacolo».
Miriam: «Io, invece, so cantare e il mio problema è stato quello opposto: dovevo stonare e farlo in maniera credibile. Mi sembra proprio di esserci riuscita!»

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