Home CinemaFilm in uscitaMassimo Boldi racconta «Matrimonio al Sud»

Massimo Boldi racconta «Matrimonio al Sud»

In questa intervista il comico parla con Sorrisi della sua lunga carriera tra cinema e tv

Foto: Massimo Boldi e il cast di «Matrimonio al Sud»

11 Novembre 2015 | 11:50 di Paolo Fiorelli

Non c’è niente da fare, il contrasto comico tra Nord e Sud funziona sempre. E se oggi l’indiscusso campione dei «sudisti» è Checco Zalone, i «nordisti» rispolverano il loro storico portabandiera, Massimo Boldi. Più milanese del panettone (del resto ha cominciato vendendo merendine per la Motta), il comico è ora protagonista di «Matrimonio al Sud» (nelle sale dal 12 novembre), dove interpreta un «cumenda» che vede realizzarsi il suo peggior incubo: il figlio sposerà una ragazza meridionale,  per di più con una cerimonia in... territorio «nemico».

Massimo Boldi, perché il «conflitto» tra Nord e Sud piace tanto?
«Perché ci vogliamo bene, ma lo scontro di abitudini e tradizioni crea sempre situazioni buffe. È un continuo prendersi in giro a vicenda che può spingersi fino al grottesco. Per esempio nel film il mio personaggio è fissato con la “fish pedicure” e mette i piedi in una vasca piena di pesciolini del Naviglio. Naturalmente al Sud si ritroverà alle prese con dei pesci un po’ più aggressivi…».

Anche in coppia con Christian De Sica avete sfruttato per un quarto di secolo il contrasto Milano-Roma.
«Sì, ma guardi che io non ho inventato niente, era già tutto nel testo della canzone “O mia bela Madunina”, ha presente? (e si mette a canticchiare, ndr) “Canten tucc lontan de Napoli se moeur / ma po’ i vegnen chi a Milan” («Cantano tutti che lontano da Napoli si muore / Ma poi vengono qui a Milano»). E ora esistono anche siti come quello là e quell’altro».

Si riferisce a «Il milanese imbruttito» e «Il terrone fuori sede»?
«Sì, ecco. Continuano la tradizione».

Ma che cosa ha di veramente caratteristico un comico nordico?
«Mah, forse un po’ di malinconia. Io sono nato a Luino, sul lago Maggiore, terra di grandi storie e grande nebbia, e un po’ mi è rimasta dentro. Però i miei erano di Milano, eh... Erano lì sfollati per la guerra».

È cresciuto un po’ provinciale e un po’ cittadino, insomma.
«La provincia me la sono girata tutta quando facevo il rappresentante per la Motta. Partivo alle sette del mattino col furgoncino e tornavo a casa alle otto di sera».

Usava il suo talento di intrattenitore per vendere di più?
«Macché. Quando arrivavo in un bar sapevano già cosa volevano e cosa no. Se gli servivano i “Buondì” bene, se no “foeura di ball!” (Fuori dalle scatole!)».

Come è finito su un palcoscenico?
«Grazie alla musica. Suonavo la batteria, veramente la suono ancora adesso, e sono arrivato al Derby, un locale che era il cuore del cabaret milanese».

Lei ha lavorato con tutti, ma proprio tutti, i grandi dello spettacolo di Milano. Chi l’ha segnata di più?
«È difficile fare un nome solo, ma se proprio devo, Enzo Jannacci. È lui che mi ha detto: “Buttati!”. Mi ha incoraggiato a fare il comico quando ero ancora “solo” un musicista».

Saltano fuori anche collaborazioni insospettabili. Al Bano, per esempio.
«Gli facevo da batterista nelle balere quando ancora non era famoso. Pensa te...».

Poi è arrivato Max Cipollino…
«Mi sono inventato questo giornalista che dava notizie assurde in un tg assurdo. Praticamente “Striscia la notizia” prima di “Striscia”. Ricci non l’ha mai ammesso, naturalmente, ma so che gli piaceva. Infatti poi mi ha chiamato a fare “Striscia”, quella vera».

Si è portato a casa anche 11 Telegatti.
«Ce li ho tutti in salotto».

Era un’altra tv, quella degli esordi?
«Era piena della gioia di inventare e non avevamo questa ossessione degli ascolti che c’è adesso. Del resto io allo “share” non ci ho mai creduto. Se il programma va bene lo vedi per strada, quando la gente ti ferma per ridere insieme, ricordare una battuta. Se il programma va male non ti ferma nessuno».

Torniamo al cinema. Con Christian De Sica è una storia chiusa?
«Mai dire mai. Io un altro film in coppia lo rifarei, lui mi sembra più freddo. Ma la cosa che mi fa impressione è che continuano a chiedercelo tutti. Si vede che abbiamo lasciato il segno, mi fa piacere».

In «Matrimonio al Sud», invece, la controparte è Biagio Izzo.
«Ormai abbiamo fatto insieme quattro film e ci intendiamo al volo. E tenete d’occhio Debora Villa, che interpreta mia moglie. È la nuova Franca Valeri».  

Ma lei al Sud ci va mai o le fa paura, come al suo personaggio che quando ci arriva grida: «Aiuto! Terroni a perdita d’occhio!»?
«Scherza? Mia moglie Maria Teresa era di Napoli. Con lei ho passato i 30 anni più belli della mia vita, e di viaggi al Sud ne abbiamo fatti davvero tanti. Io, lei e le nostre tre “bambine”, che oggi sono grandi e mi hanno reso nonno».

Allora ci consigli: tra Nord e Sud, dove passerebbe volentieri una settimana?
«Capri al Sud. Ponte di Legno al Nord. Mare e montagna: contenti tutti, come alla fine del mio film».

Ma cosa fa, ci svela il finale?
«Le mie sono favole, finiscono sempre bene. La sorpresa è scoprire come».