Stefano Massini: «Vi spiego perché “Oppenheimer” è una bomba di film

commenta per Sorrisi OPPENHEIMER, il film sulla nascita dell’atomica, come il suo libro “Manhattan Project”. «Il mondo in cui viviamo ha preso forma dopo Hiroshima, ¶ è una storia che tutti dovremmo conoscere» #

31 Agosto 2023 alle 08:05

Stefano Massini: quello degli emozionanti monologhi che ogni settimana ci dona dallo studio di “Piazzapulita” su La7? O quello che da ben prima della tv era uno degli autori più interessanti della scena teatrale internazionale (beati noi che ce lo possiamo gustare anche come interprete dei suoi testi!) e nel 2022 ha vinto cinque Tony, gli Oscar del teatro, col suo spettacolo “Lehman Trilogy”? Non c’è differenza: è sempre lui, il raccontatore di storie. «Lo faccio fin da quando ero bambino» spiega: «Dicevo che nel pezzo di strada che mi portava da scuola a casa m’erano successe un sacco di cose, e giù a parlare...».

Oggi, però, Stefano Massini racconta a Sorrisi qualcosa di diverso e curioso: “Oppenheimer”, il film di cui parla tutto il mondo e di cui lui sa tanto quanto e forse più (si scherza, eh) del regista Christopher Nolan. Perché l’ultimo libro di Massini, pubblicato da Einaudi a marzo (266 pagine, 16 euro), s’intitola “Manhattan Project” e tratta dello stesso tema: la nascita della bomba atomica. Sotto, dunque, potete leggere quel che pensa Stefano del film. Qui, invece, ci racconta com’è nato il suo progetto.

Una bella coincidenza...
«Ho scritto “Manhattan Project” tra il 2020 e il 2022, e già alla fine dell’anno scorso ne avevo presentato ampi stralci su RadioRai. Insomma, sono uscito di gran lunga prima del film».

Come si è preparato su un tema così complesso?
«Ho parlato con un sacco di professori universitari. Il mio rapporto con loro andava avanti da tempo, perché ho cominciato a occuparmi della bomba atomica una quindicina di anni fa, con un testo sulle armi di distruzione di massa. Ho sempre avuto il pallino di studiare il momento in cui la scienza può diventare letale».

Anche “Manhattan Project” diventerà spettacolo teatrale?
«Sì, ma debutterà all’estero e non so ancora quando arriverà in Italia».

Come tiene insieme il lavoro di scrittura per il teatro e per “Piazzapulita” con le sue lunghe tournée teatrali?
«Io scrivo a casa, nella campagna toscana. Ho bisogno dei miei silenzi, della natura e degli animali. Qui ho l’habitat per leggere e farmi un’idea di quel che è importante che io poi vada a raccontare. Ogni giovedì vado a Roma, faccio la trasmissione e torno. In tournée, ogni mercoledì notte, ovunque io sia, parto per Roma e torno al venerdì dove mi devo esibire. Fresco come una rosa...».

Ecco tre buone ragioni per andare a vederlo al cinema

di Stefano Massini

Erano le 5 del mattino del 16 luglio 1945 e un fungo alto 12 chilometri si alzava nel deserto del New Mexico: la bomba atomica aveva appena avuto il suo battesimo, dopo anni di ricerche e un costo milionario. Quel test lasciò un cratere largo 80 metri, e si racconta che l’esplosione fu avvertita a 160 chilometri di distanza. Intanto, rifugiati a poco meno di 10 chilometri, alcune delle migliori menti scientifiche degli Stati Uniti assistevano con entusiasmo allo scoppio dell’Arma con la A maiuscola, destinata a consacrare l’America come custode e paladina del nuovo ordine mondiale. Fra quegli scienziati c’era lui, Julius Robert Oppenheimer, 41 anni, di fatto il creatore dell’ordigno che di lì a non molto avrebbe raso al suolo Hiroshima e Nagasaki. Lui stesso confidò che mentre la “sua” bomba esplodeva, gli tornarono in mente le parole di un antico testo indù: “Io adesso sono Morte, sono il distruttore di mondi”.

A questo distruttore di mondi è dedicato adesso il film più atteso dell’anno, “Oppenheimer” di Christopher Nolan, il cui progetto risale evidentemente a ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina che ha resuscitato l’Apocalisse nucleare fra i terrori più diffusi di questi nostri Anni 20.

Perché il film di Nolan merita di essere visto? Almeno per tre ragioni, di cui la prima è stata appena scritta ed ha a che fare con ciò che accade a poche migliaia di chilometri dai nostri confini, alle porte orientali dell’Europa.

La seconda ragione per correre al cinema è che viviamo in un’epoca figlia di quella bomba, di cui in genere sappiamo pochissimo, giusto il paragrafo sul manuale di storia delle scuole superiori. E invece il mondo così come lo conosciamo ha preso senza dubbio forma dal fungo di Hiroshima, dalla minaccia che esso ha proiettato sul futuro e dalla consapevolezza che l’essere umano potrebbe annientare in un attimo ogni forma di vita sul pianeta. Questo traguardo è stato raggiunto grazie all’alleanza fra scienza e guerra, qui al suo massimo esito: una bomba capace non solo di cancellare città e strade, non solo di distruggere all’istante migliaia di vite, ma addirittura di continuare a seminare morte e malattia nei decenni a seguire. È una storia che tutti dovremmo conoscere, e dunque quale occasione migliore che un film d’autore di esplosiva (è il caso di dirlo) potenza visiva, affidato alle interpretazioni di un cast senza precedenti fra cui spiccano Cillian Murphy nei panni del protagonista, Robert Downey Jr., Matt Damon, Kenneth Branagh, e via eccellendo.

La terza ragione per non mancare l’appuntamento con Nolan sta infine nella ricchezza del suo narrare per immagini: 128 anni sono passati da quando i fratelli Lumière presentarono il primo film della storia, ed eccoci a godere di un capolavoro in cui tutto è un trionfo del cinema, dalle invenzioni di regia (indimenticabili quelle sequenze sulle gocce di pioggia nella pozzanghera) fino alla fotografia, dagli effetti speciali alla colonna sonora. Un film sulla bomba? Certo, ma anche una bomba di film.

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