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Il viaggio di Arlo: la recensione in anteprima

Il nuovo film Disney-Pixar e un «road movie della preistoria» semplice e geniale: protagonisti un dinosauro bambino e il suo... cucciolo di umano

Foto: Il viaggio di Arlo

24 Novembre 2015 | 15:37 di Paolo Fiorelli

Tenero, divertente e pensato per i più piccoli. «Il viaggio di Arlo», il nuovo film Disney-Pixar che arriva nelle sale domani, è più semplice del precedente «Inside out», ma non manca di trovate geniali. Per esempio l'inversione della classica coppia bambino-cagnolino: qui il «bambino» è il dinosauro undicenne che dà il suo nome al titolo, mentre il suo «cagnolino» è un cucciolo di umano di nome Spot, che si muove a quattro zampe e non sa parlare, ma solo ruggire.

Tanto Arlo è timido e spaventato da tutto, tanto Spot è coraggioso e scatenato. Insieme affronteranno un lungo viaggio verso casa dopo essere stati trascinati lontano da una tempesta. E nonostante la diffidenza iniziale, scopriranno che hanno molto da imparare uno dall'altro.

Si tratta in definitiva di un «road movie della preistoria»: i due compagni attraversano un territorio sterminato (quello del Nord America) incontrando vari personaggi, vivendo tante avventure e anche qualche episodio più marcatamente comico (come quando, dopo aver mangiato il succo di alcune bacche allucinogene, lo schermo si riempie di immagini e visioni «psichedeliche» fuori di testa). Per i bambini sarà irresistibile scoprire come i dinosauri si trasformano in «contadini» capaci di innaffiare interi campi spruzzando acqua dai loro testoni, o in «cowboy» che allevano mandrie di animali pelosi. I più grandi si divertiranno invece con altri personaggi dal tocco più surreale, come «Menagramo»: «Mi aiuta a non pormi mai obiettivi che poi non sarei in grado di raggiungere», spiega il suo amico Ircocervo.

Non mancano i momenti di commozione. Come quando Arlo e Spot si raccontano usando non le parole, ma solo un disegno nella sabbia e qualche bastoncino, come hanno perso i rispettivi papà. E senza svelare troppo del finale, possiamo dire che non ci stupirebbe se, dopo questo film, l'espressione «lacrime di dinosauro» diventasse più popolare della classica «lacrime di coccodrillo»...