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15 Gennaio 2010 | 08:38

Finalmente nelle sale italiane «Avatar», il film che cambia tutto

Esce oggi il film più atteso dell'anno, il più spettacolare e, in termini di innovazione tecnologica, il più futuristico. Per «Avatar», fantascientifico kolossal in 3D, James Cameron non ha badato a spese. Con un budget ufficiale di 230 milioni di dollari (ma pare che ne siano stati spesi in realtà 400), 10 anni di ideazione, 4 di realizzazione pratica, senza dimenticare gli 800 tecnici, i 37 attori, le 1.000 comparse reali e le migliaia virtuali, Cameron ha davvero superato se stesso...

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Finalmente nelle sale italiane «Avatar», il film che cambia tutto

Esce oggi il film più atteso dell'anno, il più spettacolare e, in termini di innovazione tecnologica, il più futuristico. Per «Avatar», fantascientifico kolossal in 3D, James Cameron non ha badato a spese. Con un budget ufficiale di 230 milioni di dollari (ma pare che ne siano stati spesi in realtà 400), 10 anni di ideazione, 4 di realizzazione pratica, senza dimenticare gli 800 tecnici, i 37 attori, le 1.000 comparse reali e le migliaia virtuali, Cameron ha davvero superato se stesso...

15 Gennaio 2010 | 08:38 di Redazione

 

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E’ da oggi nelle sale il film più atteso dell’anno, il più spettacolare e, in termini di innovazione tecnologica, il più futuristico. Per «Avatar», fantascientifico kolossal in 3D, James Cameron non ha badato a spese. Con un budget ufficiale di 230 milioni di dollari (ma pare che ne siano stati spesi in realtà 400), 10 anni di ideazione, 4 di realizzazione pratica, senza dimenticare gli 800 tecnici, i 37 attori, le 1.000 comparse reali e le migliaia virtuali, Cameron ha davvero superato se stesso.

Quando aveva concepito il film, non c’era neppure la tecnologia per realizzarlo. E così, messa momentaneamente da parte la fantascienza, Cameron si occupò di un altro progetto. E si dovette accontentare di… «Titanic», il titolo vincitore di ben 11 Oscar e quello che, con oltre un miliardo e ottocento milioni di dollari, ha incassato di più nella storia del cinema. Ce lo racconta lui stesso nell’intervista che, a Londra, concede a Sorrisi: «Nonostante lo abbia amato moltissimo, non era “Titanic” il film che ho sempre sognato di fare, ma “Avatar”. Ho iniziato a pensarci nel 1995. In pochi giorni ho riempito più di 100 pagine con tutti gli elementi necessari: la storia, il mondo fantastico, le creature volanti. Perché la mia vera passione è la fantascienza».

E lo si vede perfettamente nel film, dove riprese dal vivo (quelle dei «terrestri») e altre interamente create dal computer (quelle del mondo alieno) si fondono fino a essere indistinguibili. Anche la trama è un cocktail in cui si mescolano fantasy, avventura e love-story. Siamo nel 2154 e la Terra, a corto di riserve d’energia, prepara una missione sul pianeta Pandora. Ricoperto da foreste incantate, popolato da fantastiche creature, ma soprattutto ricco di un minerale preziosissimo e super costoso. Per poter sopravvivere all’atmosfera tossica di Pandora e allo stesso tempo convincere gli indigeni a cedere il minerale agli umani, un team di scienziati guidati da Grace Augustine (Sigourney Weaver) mette a punto gli Avatar. Che sono ibridi ottenuti unendo il dna umano con quello degli abitanti di Pandora, i Na’vi, creature alte quasi 3 metri, dalla pelle blu e in perfetta sintonia con la natura che li circonda. Diventerà Avatar anche Jake Sully (Sam Worthington), un ex marine costretto su una sedie a rotelle, che così spera di riscoprire la gioia di camminare. Ma scoprirà ben altro: un mondo intero. E, arrivato su Pandora, Jake si imbatte poi in Neytiri (Zoe Saldana), la figlia del capo dei Na’vi…

A enfatizzare l’azione, le più avanzate tecnologie del 3D, che Cameron usa con grande maestria e in modo diverso dagli altri. «Fino a ora» ci spiega «si è sentita la necessità di esagerare gli effetti 3D, con oggetti che sembrano bucare lo schermo o cadere sugli spettatori. Un metodo che stupisce la prima volta, ma annoia la seconda e soprattutto rischia di allontanare lo spettatore, ricordandogli costantemente che sta guardando un prodotto artificiale. Io invece cercavo un effetto di realismo in 3D».

Per ottenerlo, Cameron ha creato almeno due innovazioni tecniche decisive. La prima è un casco con una microcamera che gli attori portavano sul volto, e che permetteva di catturare le espressioni e i movimenti delle pupille con una nitidezza mai raggiunta prima dalla tecnica della «motion capture». La seconda è la telecamera virtuale: guardandoci dentro, il regista vede direttamente l’ambiente virtuale creato dal computer, e lì si può muovere e registrare riprese, come se fosse nel mondo vero. «Volevo che lo spettatore si dimenticasse di essere al cinema e si perdesse nell’universo di Pandora» spiega Cameron. E infatti quel che più affascina in «Avatar» è proprio l’incredibile varietà del pianeta alieno, un intero mondo creato dal nulla con le sue piante, i suoi animali e persino le sue leggi fisiche diverse dalle nostre (che permettono, per esempio, alle rocce di volare).

«Quando mi sono messo a scrivere» spiega Cameron «ero sicuro solo di una cosa: volevo ambientare il film in un pianeta con una cultura, un paesaggio e una lingua perfettamente definiti. All’epoca dirigevo Digital Domain, una delle più importanti società di effetti speciali, dove studiavamo proprio la realizzazione di creature e mondi fantastici. Non ho dovuto fare altro che aprire i cassetti e tirare fuori tutti i miei schizzi. Molte delle creature che popolano Pandora ricordano quelle marine, perché amo fare immersioni e gli abissi sono per me fonte di grande ispirazione. In quanto al linguaggio del Na’vi, è un mix di suoni rubati alle lingue maori, polinesiana e degli indiani d’America, che mi è venuto in mente quando ho iniziato a scrivere il copione. Per crearlo e svilupparlo mi sono servito dell’aiuto di Paul Frommer, un professore di linguistica della Southern California University. Volevo un linguaggio melodico, che gli attori potessero imparare facilmente».

E parlando di attori, non si può non sottolineare l’impressionante prova di Zoe Saldana, che si trasforma in Neytiri, la donna Na’vi che farà perdere la testa al duro marine terrestre.  «È una femmina forte» spiega l’attrice «con battaglie quotidiane da combattere e nessuna voglia di farsi sottomettere. Ma allo stesso tempo non ha paura di dimostrare la propria vulnerabilità. E di chiedere aiuto».

Una donna in puro stile Cameron, insomma. Come la dottoressa Grace, interpretata da Sigourney Weaver. «La prima volta che scelsi di lavorare con Sigourney fu per “Aliens”, nel 1986, perché la trovai la personificazione della donna forte» racconta James Cameron. «Anzi, posso dire che la storia di quel film fu creata apposta per lei. Per “Avatar”, però, l’ho scelta anche per un altro motivo: credo che sia l’unica che possa incarnare la dualità della scienziata. Una donna stanca e battuta dal sistema, ma capace  di rinascere nel lavoro».

L’attrice conferma queste impressioni: «Grace è una scienziata dalle battute taglienti e acute, ma anche una figura in conflitto con se stessa» dice Sigourney Weaver. Che conclude convinta: «Quello che mi ha eccitata e conquistata del personaggio è il fatto che Grace riesca a trovare la sua felicità solo in un mondo alieno». Succederà, ne siamo certi, anche a molti spettatori di «Avatar».

 

di SILVIA MAPELLI