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Francesco Mandelli: la sua prima intervista da papà

Il comico de I Soliti Idioti, protagonista al cinema con "La solita commedia - Inferno", si racconta a Sorrisi

Foto: Francesco Mandelli alla Milano Fashion Week  - Credit: © Getty Images

20 Marzo 2015 | 12:30 di Valentina Barzaghi

La Solita Commedia - Inferno, ultimo film dell’inseparabile coppia comica Biggio-Mandelli, meglio conosciuti come I Soliti Idioti dal grande pubblico, è nelle sale italiane.

Siamo riusciti a raggiungere Francesco Mandelli, proprio a ridosso dell’uscita del film, di ritorno a Milano, dove vive e lavora, da una delle tante trasferte promozionali che lo stanno portando in giro per l’Italia. Come avrete capito dal video che lui ha dedicato e noi pubblicato ieri, Francesco a gennaio ha avuto una bambina: Giovanna. In concomitanza con la festa del papà ne abbiamo approfittato per interrogarlo su cosa abbia voluto dire diventare padre per lui, tra emozioni e inconsapevolezza, lavoro e propositi per il futuro. Ne è derivata la sua prima intervista in assoluto sull’argomento, che qui vi proponiamo nella sua integrità.

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Solo in questi ultimi mesi sei stato nell’ordine: scrittore, cantautore, attore. Hai una vita davvero impegnata. Come riesci a far tutto, soprattutto ora che sei diventato padre?

Da quando è nata lei, in verità, non sono stato così lontano da casa, nel senso che erano tutti lavori preparati mentre lei stava arrivando e ora sono solo da promuovere. A Sanremo è venuta, ma solo per i primi tre giorni, poi sono stato lì da solo. Nella nostra famiglia devi sapere che è la mia compagna quella che lavora (ride). No dai, non è proprio così, però ho molti momenti in cui sono tranquillo e libero. Se non sono sul set o in promozione, oppure non mi sto preparando per Sanremo… sono a casa e trascorro tutta la giornata con Giovanna. A me piace fare tante cose contemporaneamente: è un modo di lavorare, quindi il tempo per tutto lo trovi. Così non mi stanco mai. Prima magari ero sul set e nel frattempo scrivevo, riuscendo a farlo con più leggerezza proprio perché ero impegnato anche in altro. Adesso che c’è anche lei, chi può dirlo come sarà e cosa farò?
2.

Ti sei già fatto quelle promesse alla ‘io non sarò mai quel tipo di padre che…’?

No, piuttosto mi son fatto quelle alla ‘vorrei essere un padre che…’. Certo, mi son sempre detto che non vorrei essere uno di quelli che va nel panico con la sua vita, che fa diventare il bambino una sorta di impedimento, quando un bambino non è un impedimento: è una cosa in più che si aggiunge alla tua vita e che richiede energia, quella stessa che metti anche in tutte le cose che egoisticamente ti possono interessare. Io continuo ad andare in giro e soffro perché mi manca, ma è giusto che io debba soffrire un po’ per questa cosa, perché non si rinuncia al resto. Non è che adesso non esco con i miei amici o non vado ai concerti… Le ho già comperato le cuffie per i concerti, quelle per i bambini, per ovattare il suono, anche se ancora non le può mettere. Non vedo l’ora di fare tante cose con lei. Ad esempio, ho sempre pensato che sarò un padre che la farà viaggiare subito. Ad esempio,l’abbiamo già portata fuori a cena con gli amici ecc.
3.

Quali sono i primi libri che le leggerai?

Appena comincia un po’ a capire, credo le favole di Gianni Rodari e i racconti di Roald Dahl. Sono le favole che, rilette da grande, mi hanno fatto riscoprire l’universo della narrativa per bambini, di come sia difficile scrivere per loro.
4.

E i primi film che le farai vedere?

Difficile… Credo La Spada nella Roccia della Disney, anche il loro Robin Hood in versione volpe. Comincerò con i cartoni animati, difficilmente con Lars Von Trier (ride). T’immagini? ‘Adesso Giovannina vediamo Dogville’ e lei che urla. Mamma mia, penso già ai cartoni animati che vorrà vedere al pomeriggio…
5.

Quindi niente divieti tv?

Ma no, gliela farò vedere. Il problema è imparare a fargliela vedere, così come devi imparare a fare tante altre cose. Ad esempio: non è che oggi posso più tornare a mezzanotte e mettermi un’oretta a sbollire sul divano guardando la tv, perché quando glielo vieterai, lei ti dirà che tu l’hai fatto e non ne esci. Le insegni che a tavola la tv non si guarda: ora a volte ceno sul divano. Questo non lo posso più fare se voglio che i miei insegnamenti funzionino.
Puoi fare però una cosa sfogo del tipo: una sera alla settimana ognuno cena dove vuole. ‘Io voglio cenare nella vasca da bagno papà’ mi dirà. ‘Non si può patata. Come fai col pollo nella vasca da bagno?’ le risponderò. ‘Ma io voglio mangiarlo nella vasca da bagno’ replicherà piangendo. Glielo farò fare. Mangerà il pollo col bagnoschiuma e poi non vorrà più cenare nella vasca da bagno. Sì certo, starò attendo che non si prenda una congestione.
6.

Hai scoperto qualcosa di te che non conoscevi? Dai, dicci quelle verità che nessuno mai racconta quando parla dei propri figli

Devo dirti che un bambino è in grado di tirar fuori da te, sia nel positivo sia nel negativo, cose che non conoscevi. Positivo perché è la gioia più grande del mondo, ma quando piange ininterrottamente e alle 3 di notte lo sta ancora facendo, dopo che l’hai pulita, l’hai fatta mangiare, l’hai cullata facendo i chilometri in casa… beh. Devi sapere che Giovanna finché è in braccio non si addormenta, lo fa solo quando non la consideri. Appena ti metti a telefonare o a farti i fatti tuoi, lei dorme.
7.

Hai assistito al parto?

Faccio un salto indietro. È incredibile come, da quando la tua ragazza di dice di essere incinta, fino al momento in cui poi deve partorire, tu non lo connetti. Per i primi due mesi proprio te ne dimentichi, forse anche come forma di protezione del cervello: è talmente importante che è una forma di shock da cui riprendersi. Poi piano piano arriva incredibilmente al momento giusto, quando sai che ’è il momento giusto’, quando vuoi che nasca perché devi incontrarla.
Arriva il parto. Era sabato mattina, avevo scaricato una app che misura le contrazioni, ti fa una media tra una e l’altra… che naturalmente mi ha consigliato la mia compagna. Avevo visto solo un filmato sul travaglio, lei invece aveva letto diversi libri che poi mi raccontava, condividendo le cose più interessanti e divertenti. Le contrazioni aumentano la domenica mattina verso le due, quindi siamo andati in ospedale, ma lei poi ci ha messo un giorno, arrivando alle dieci di sera al parto. I giorni precedenti mi aveva scritto su un foglio tutta una serie di cose che io avrei dovuto fare, sapendo già che al momento del parto sicuramente non ce l’avrebbe fatta a prendere decisioni. Una di queste era che, a qualsiasi costo, non avrebbe voluto fare l’epidurale. Stacco di camera: lei che urla ‘voglio l’epidurale’. E io: ‘ma no amore, qui c’è scritto che non la vuoi fare’. Lei urlando: ‘non me ne frega niente’. Guarda, ho sempre avuto stima delle donne, ma dopo questa esperienza, cento volte di più.
Poi in sala parto mi sentivo un po’ un babbo in camice verde, mentre la mia compagna stava facendo nascere un individuo. Lei mi diceva di non guardare, mentre a lei facevano guardare attraverso uno specchietto così che si rendesse conto cosa succedeva. Il momento in cui ti danno per la prima volta la bambina, poi non capisci proprio niente. È stata bella subito, con tanti capelli. Ora invece ha un taglio un po’ David Bowie, lunghi dietro e corti davanti, con la basetta (ride).
8.

Giovanna, perché?

Quando abbiamo saputo che aspettavamo un bambino, l’abbiamo soprannominato Giovannino. Giovanni era il nome di mio nonno e piaceva a tutti e due. Poi ad un certo punto ci han detto che era femmina: Giovanna era un nome a cui non avevamo mai pensato, ma non ci sono stati nemmeno altri nomi papabili. C’è sempre stata Giovanna: era già ‘la Gio’. Si chiama Giovanna Italia, che era la nonna di Luisa, la mia compagna.
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Hai qualche episodio carino da raccontarmi legato alla tua nuova vita da padre?

Ieri sera ero a Roma. Ero fuori a bere una cosa e chi becco? Owen Wilson e Ben Stiller che sono in città a girare Zoolander 2. All’inizio c’era solo Wilson e, come puoi immaginare, eravamo in una situazione un po’ d’imbarazzo, perché non sapevamo bene cosa dirci. Alla fine gli ho chiesto se voleva vedere una foto di mia figlia. Lui mi ha detto di sì, parlando lentissimo e con un accento stranissimo, e gli ho fatto vedere la foto di Giovannina. Lui mi ha detto che ha due bambini e poi è arrivato Ben in piumino che ci ha chiesto cosa stavamo facendo. Poi se ne sono andati.
Il secondo è quando Giovanna ride, senza denti. È un tipo di gioia che non avevo mai provato prima. In quei momenti mi sento fatto di burro d’arachidi.
Il terzo è che dei miei amici, a mia insaputa, si sono trovati a scrivere una canzone per Giovanna. Come regalo, poi l’hanno messa in una una spilla mp3. Una cosa bellissima, che mi fa anche un po’ sentire in colpa perché in questi due primi mesi, come è ovvio e per quanto organizzi cene a casa o cerchi di uscire, un po’ li stavo trascurando. Questo regalo mi ha fatto pensare che è già una bambina fortunata, anche indipendentemente da noi.