Giancarlo Giannini: «(Non) festeggio 80 anni cucinando alle 4 di notte»

Il mitico attore, che non ama i compleanni, racconta la sua pazzesca carriera, dalla Wertmüller a 007. E la tv lo omaggia con tanti film

1 Agosto 2022 alle 08:08

L'estate romana bussa alla porta di Giancarlo Giannini con i suoi 40 gradi. Lui ostenta indifferenza: «Fortunatamente tanti anni fa ho montato dei ventilatori al posto dell’aria condizionata e adesso me ne sto al fresco». La situazione ci svela due cose.

La prima: Giannini è un competente appassionato di elettronica e di qualunque cosa sia tecnologia, quindi avrà studiato la scelta dei ventilatori. La seconda, in fondo lo stiamo disturbando. Come farne a meno, però? Lunedì 1° agosto compie 80 anni e la tv lo celebra: Cine34 proprio quella sera trasmette “Sessomatto”, “Buone notizie” e uno speciale biografico; Rete 4, invece, gli riserva la seconda serata del 31 luglio con “Mimì metallurgico ferito nell’onore” e quella del 1° con “L’innocente”.

Ma si ricorda tutti i film che ha fatto?
«Ne ho fatti 140, o 170, non lo so neanch’io. Diciamo che ne ricordo la gran parte. Ricordo gli incontri coi grandi registi, con Visconti, Coppola, Ridley Scott… E ho avuto la fortuna di lavorare anche con grandi attori, da Volonté a Gassman… Eh, questi ormai non ci sono più. Sono rimasto l’ultimo, e infatti da trent’anni mi danno premi alla carriera. Forse sperano che muoia, e invece mi allungano la vita».

Lei è una “macchina da lavoro”: qual è il segreto di tanta energia?
«Non dipende da me, ma da mia madre che mi ha fatto così. Lei è morta a 102 anni e dunque, forse, anch’io sono un ligure tosto (Giannini è nato a La Spezia nel 1942, ndr). E poi per me il lavoro è importante, anche se non avrei dovuto fare questo. Dovevo andare in Brasile, a fare ricerca sui primi satelliti artificiali in un centro studi lontano 500 chilometri dalla prima città, ma rimandai di un anno perché dovevo fare il militare. Quando mi esonerarono alla visita di leva, seguii il consiglio di un amico e provai a entrare all’Accademia d’arte drammatica a Roma: mi presero. Era il 1960…».

Si dice che la tv oggi crei dei miti in un attimo. Nel 1966 lei, giovane attore di teatro e di belle speranze, fu scelto come protagonista dello sceneggiato “David Copperfield” e in un attimo diventò “il grande Giannini”…
«Avevo un eccezionale regista come Anton Giulio Majano e un personaggio meraviglioso come Copperfield: io non so come l’ho fatto, ma so che è piaciuto. Il pavimento di casa mia era invaso dai pacchi di lettere, facevo fatica a muovermi in quei 50 metri quadrati! Alcune lettere le conservo ancora».

Non ha mai avuto l’impressione di fare troppo?
«No, perché ho cominciato con una grande maestra come Lina Wertmüller, che aveva un’energia dieci volte più grande della mia. Lavoravamo fino alle 5 del mattino, cercavamo storie, scrivevamo sceneggiature, producevamo film come “Travolti da un insolito destino…” o “Pasqualino Settebellezze”. Eravamo infaticabili: ci piaceva quello che stavamo facendo e dedicavamo ai film tutto il tempo e il denaro che potevamo».

Lei è mai stato innamorato, anche solo per un momento, di Lina?
«Sono stato innamorato delle sue capacità. La mettevi davanti a una macchina per scrivere e ci passava le giornate: la sceneggiatura di “Travolti…”, per dire, l’ha fatta in una settimana. Su un primo piano poteva lavorare per un’ora o due: in America, stringi lo zoom ed è fatta. Conosceva tutto: i ritmi, la musica, la macchina da presa, la luce, la recitazione… Aveva una fantasia sfrenata, e io mi divertivo con lei perché anch’io sulla fantasia ci lavoro».

“Mimì metallurgico...”, “Film d’amore e d’anarchia”, “Travolti…”: in coppia con Mariangela Melato ha fatto la storia del nostro cinema.
«Era una donna di una simpatia, intelligenza e cultura straordinarie. L’avevo conosciuta a Milano, ero andato a vederla al Piccolo Teatro: sa, un incontro tra colleghi. Quando nacque “Mimì” parlai di lei a Lina e riuscimmo a prenderla anche se i produttori non la volevano. Il primo giorno di lavorazione di “Travolti…” si tagliò un piede, una roba da 10, 12 punti. Non si poteva muovere, così dovemmo fare subito le scene con lei seduta in barca. Peccato che non ci fosse ancora la barca. Fu un film faticosissimo, ma era nato come una sorta di vacanza. Volevo che Lina stesse lontana per sei mesi dalla fatica dei suoi set, così le dissi: “Dai, andiamo su un’isola e raccontiamo una coppia che litiga”. Il film riuscì bene. La vacanza no».

Lei ha girato due film della saga di 007, “Casino Royale” e “Quantum of Solace”, interpretando l’agente René Mathis. Conoscendo la sua passione per l’elettronica e le invenzioni, non avrebbe preferito fare Q, il mago della tecnologia?
«Ma no… La cosa curiosa è che io ho letto e riletto “Casino Royale”, il primo libro scritto da Ian Fleming, in cui compare Mathis, e ho capito che era una spia, ma non se fosse amico o nemico di James Bond, così l’ho chiesto prima al produttore Michael Wilson, poi al regista Martin Campbell, e mi hanno detto: “Non lo sappiamo ancora, ma se sei con lui, ci sarai anche nel prossimo film, se no ti ammazziamo qui. Te lo diremo presto”. Però non me lo dicevano mai, così recitavo in modo un po’ vago… Infine ho deciso: avrei fatto una spia così spia che non si ricordava nemmeno lei da che parte stava. Comunque ho fatto il secondo film».

Bene, direi che è ora di andare a tavola. Buon pranzo, dunque…
«A mezzogiorno non mangio, quindi direi “buon non pranzo”».

Devo dirle anche “buon non compleanno”, allora?
«Ah, io odio i compleanni».

Quindi non si festeggia?
«Ma sì, in campagna, con figli, moglie e qualche amico, ma senza eccessi. Non m’interessa il fatto di invecchiare. So di aver vissuto anche bene e di più di molti amici, quindi ringrazio Dio perché ci sono ancora. E perché mi posso godere un piatto di spaghetti al pomodoro come si deve. Me lo cucino io, magari alle 4 del mattino».

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