Home CinemaGli incontri di Maurizio Costanzo: a Marcello Mastroianni per recitare bastava uno sguardo

Gli incontri di Maurizio Costanzo: a Marcello Mastroianni per recitare bastava uno sguardo

Fatemi dire che era famoso ovunque, eppure avevo sempre l’impressione che si stupisse del successo che otteneva oltre i confini d’Italia

Foto: Marcello Mastroianni (1924-1996)

02 Agosto 2019 | 14:22 di Maurizio Costanzo

Lo dico subito: ho molto stimato e voluto bene a Marcello Mastroianni. Fui onorato della sua amicizia che poi, via via, diventò confidenza. Lo incontrai la prima volta quando dirigevo un settimanale che si chiamava “La domenica del Corriere”. Poi partecipò, non mi ricordo se nel ’77 o nel ’78, a “Bontà Loro” (il mio programma televisivo su Raiuno) e furono questi i primi approcci, i primi incontri con un uomo straordinario e con un attore che non ne ho mai visti di più bravi. Fatemi dire che era famoso ovunque, eppure avevo sempre l’impressione che si stupisse del successo che otteneva oltre i confini d’Italia. Di lui, non a caso, si disse che in alcune pellicole sembrava essere in grado di poter lavorare anche con la sola espressione dello sguardo.

Famoso all’estero, dicevo. Infatti, lui ebbe una storia sentimentale con una importante attrice francese, Catherine Deneuve. In confidenza, come dicevo, mi raccontò: «Sai, Catherine ha fatto una cena a Parigi e mi ha messo a capotavola». Era il minimo, ma per lui era il massimo.

A proposito di confidenza, gli domandai: «Ma perché, Marcello, vai sempre all’estero a fare film?». Mi rispose: «Quando mi arriva una tassa di troppo, quando una delle mie famiglie mi crea un ulteriore problema, mi allontano per un po’ e vado a girare all’estero». Vera o non vera, questa affermazione apparteneva, comunque, a Marcello Mastroianni. Dico subito che l’ultima volta che lo incontrai fu ai Telegatti, al Teatro Nazionale di Milano. Lo andai a trovare in camerino, stava bevendo un bicchiere whisky e la mano gli tremava, credo per il troppo alcol.

Difficile, se non impossibile, fare un elenco dei film che ha interpretato. Pensiamo che è stato diretto da Michelangelo Antonioni e da altri grandi nomi, da Pietro Germi a Federico Fellini, Ettore Scola, Marco Ferreri. Oltre ad alcune comparsate come bambino, nei film di De Sica. Il debutto vero e proprio fu nel 1948 con “I miserabili”, film diretto da Riccardo Freda. Tanto cinema, è vero, ma anche teatro. Ricordo che nel 1966 debuttò in “Ciao Rudy”, una commedia musicale scritta da Garinei e Giovannini interpretando per tre mesi il ruolo di Rodolfo Valentino.

Una volta ha detto: «Non mi sento per niente vecchio, al massimo leggermente anziano». Ma da qualche altra parte ha scritto: «Oggi è il mio compleanno. Sono un po’ avanti negli anni. Quando ne avevo 20, immaginando un uomo che aveva superato i 60, l’avrei visto come un anziano. Io però non mi sento così vecchio, forse perché ho avuto la fortuna di lavorare senza sosta. Credo di aver superato i 170 film: un record. Quindi, l’ho ben riempita, la mia vita. Mi posso contentare. Insisto: sono fortunato».

Ed è vero che Marcello si considerava fortunato, me lo ha ripetuto in più occasioni, anche quando ho avuto occasione, due volte, di collaborare a un suo film. Nel 1976 lui interpretò un film diretto da Flavio Mogherini, dal titolo “Culastrisce nobile veneziano”, che era tratto dal mio testo teatrale “Un coperto in più”. Ma l’occasione più bella di lavoro che ho avuto con Mastroianni è stata quando il regista Ettore Scola mi ha chiamato insieme al suo sceneggiatore di sempre, Ruggero Maccari, a collaborare alla sceneggiatura di “Una giornata particolare”. Era il 1977 e Mastroianni, per quel film, fu candidato all’Oscar come Miglior attore. Non posso dimenticare la scena dove Marcello insegna la rumba a Sophia Loren, in una casa di periferia. Non posso dimenticare quando, quella rumba, Armando Trovaioli, autore delle musiche, la fece ascoltare a Ettore Scola, a Mastroianni e a me, che ero andato per altri motivi in quello stesso posto, se non sbaglio in via Margutta.

Mastroianni era nato a Fontana Liri, in provincia di Frosinone, il 26 settembre del 1924. È morto a 72 anni, nel 1996, a Parigi, per un tumore al pancreas. Quel giorno, il cinema mondiale ha perso un grande attore, che ha avuto moltissimi premi ma che, a mio parere, ne meritava ancora di più. Marcello, come tutti gli attori (specialmente i comici), aveva una grande malinconia e una grande incertezza sul futuro.

Una volta scherzavamo, dopo che lui aveva girato un altro film straordinario di Ettore Scola, “Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)”, su quello che sarebbe stato il futuro. Come vedete, il futuro ritornava spesso nei suoi discorsi. Io gli dissi: «Marcello, finiremo come due disgraziati, come i protagonisti di “Dramma della gelosia”. A proposito di biografia, voglio aggiungere che nel 1968 Marcello ebbe anche una relazione con un’attrice americana molto affascinante, Faye Dunaway. Nel corso della sua storia d’amore con Catherine Deneuve, invece, nacque una bambina, Chiara. Ma, precedentemente, sul set teatrale di “Un tram che si chiama desiderio”, in scena al Teatro Eliseo di Roma, conobbe l’attrice Flora Carabella, che sposò il 12 agosto del 1950 e dalla quale ebbe una figlia, Barbara, costumista di cinema e di teatro. Nel 1976 Marcello si legò alla regista Anna Maria Tatò, con la quale convisse fino alla morte.

Sì, sarebbero tante le cose da scrivere su Marcello Mastroianni, ma forse è giusto concludere così.