Home CinemaIn onda stasera su Raiuno la seconda e ultima puntata di «La mia casa è piena di specchi», un film tv che racconta le vicende familiari di Sofia Loren, la nostra diva più grande

14 Marzo 2010 | 08:30

In onda stasera su Raiuno la seconda e ultima puntata di «La mia casa è piena di specchi», un film tv che racconta le vicende familiari di Sofia Loren, la nostra diva più grande

«Nella fiction di Raiuno vesto i panni di mia madre» spiega la Loren. Nel ruolo di Sofia c’è la «sosia» Margareth Madè. «Ma ora non dite che è la mia erede»

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In onda stasera su Raiuno la seconda e ultima puntata di «La mia casa è piena di specchi», un film tv che racconta le vicende familiari di Sofia Loren, la nostra diva più grande

«Nella fiction di Raiuno vesto i panni di mia madre» spiega la Loren. Nel ruolo di Sofia c’è la «sosia» Margareth Madè. «Ma ora non dite che è la mia erede»

14 Marzo 2010 | 08:30 di Redazione

Margareth Madè e Sofia Loren nella fiction «La mia casa è piena di specchi» (Foto Iwan Palombi/Petrosino)

di Paolo Fiorelli

Non fate confusione. La prima attrice che vedete qui sopra a sinistra è Margareth Madè e interpreta Sofia Loren. La seconda è… Sofia Loren, che interpreta la sua mamma. Succede in «La mia casa è piena di specchi», il film tv della Rai che ripercorre l’avventurosa vita di Romilda Villani, madre di Sofia, nel periodo in cui la figlia si faceva strada dalla miseria all’Oscar. «È stata l’occasione per tuffarmi nei ricordi» racconta soddisfatta la nostra diva.
Signora Loren, come descriverebbe sua madre Romilda?
«Era una donna piena di ardore e temperamento. Mi ha protetto durante gli esordi, perché io invece ero e resto timida. A Cinecittà ci siamo entrate insieme, mano nella mano».
Che cosa hanno in comune le vostre vite?
«Innanzitutto il sogno del cinema. A lei fu vietato dai genitori, ma lo realizzò attraverso di me. E poi un altro sogno, quello dell’abito bianco. Mio padre non sposò mai mamma, e anche io non ho potuto sposare in chiesa Carlo Ponti, l’amore della mia vita. E ci tenevamo entrambe moltissimo. L’unica che ha vestito l’abito bianco, in famiglia, è mia sorella Maria».
Che ha anche scritto il libro da cui è nato il film. Concordate sempre su come lei ricostruisce i ricordi?
«Io ho seguito il mio istinto. E molte memorie sono riaffiorate sul set».
La più commovente?
«Ho rivisto la galleria del treno dove correvamo a rifugiarci sotto i bombardamenti, durante la guerra».
Inizi drammatici, poi il successo.
«Ho sempre saputo dove volevo arrivare nella vita e mia mamma pure. Ho ottenuto tutto quello che desideravo e che lei non ha potuto avere».
Persino il trionfo a Hollywood, che molti grandi attori italiani non hanno mai neppure sfiorato.
«Ma quello l’ho sempre vissuto come un gioco. Pensi che la notte in cui vinsi l’Oscar non ero neanche a Los Angeles, ma a Napoli. Mi ero pure sbagliata a calcolare i fusi orari. Alle due dissi “Vabbuo’, se avessi vinto avrebbero già chiamato. Andiamo a dormire”. Invece la telefonata arrivò alle sei del mattino. Era Cary Grant che mi dava la notizia».
Gli incontri decisivi?
«Quello con Carlo Ponti, naturalmente. È lui che ha fatto di me una donna e una brava attrice. L’ho amato moltissimo. Sul set il compagno preferito era Mastroianni. Affettuoso, dolce, educato. Non ce ne sono più così. Lo adoravo. E come regista Vittorio De Sica. Ci intendevamo con uno sguardo, non c’era bisogno di parlare».
A proposito, ha visto che successo raccoglie il figlio Christian?
«E ci credo. Quando lo guardo vedo suo padre. La somiglianza è impressionante. Non l’avrei mai detto ai tempi in cui veniva a trovarci sul set dopo la scuola. Era bello cicciottello…».
Quando si vuol fare un complimento a un’attrice italiana, le si dice che «è la nuova Loren». Ora tocca a Margareth Madè.
«Sinceramente questa cosa mi fa un po’ ridere. Non vedo che gusto ci sia a essere come qualcun altro. Al contrario bisogna puntare sull’originalità e penso che per Margareth e le altre giovani attrici valga lo stesso. Io non ho mai desiderato imitare qualcuno».
Neanche la Lollobrigida?
«Ancora! Non c’è mai stata rivalità tra noi, io sono arrivata dopo, sono più giovane».
I suoi tre film più belli della sua carriera d’attrice?
«“La Ciociara”, “Matrimonio all’italiana” e “La chiave”, che ho girato con Carol Reed e William Holden nel 1958».
Una passione, oltre al cinema?
«La musica. È sempre stata presente nella nostra famiglia. Anche mia mamma era una brava pianista».
A proposito, ha mai sentito «Donna Sofì», il pezzo che le ha dedicato Gigi D’Alessio?
«Come no. Lui è stato delizioso. E la canzone è ’nu zucchero!».