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05 Marzo 2010 | 18:41

Leonardo DiCaprio racconta a Sorrisi «Shutter Island», nelle sale da questo weekend

Sigaro in bocca («È uno scoop, me ne concedo pochi da quando ho smesso di fumare»: smesso?), Leonardo DiCaprio ci racconta «Shutter Island». Nel film è un detective che indaga in un manicomio criminale governato da medici onnipotenti. E si rende conto che rischia di non uscirne mai più. Lo aiuta la regia al sangue […]

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Leonardo DiCaprio racconta a Sorrisi «Shutter Island», nelle sale da questo weekend

Sigaro in bocca («È uno scoop, me ne concedo pochi da quando ho smesso di fumare»: smesso?), Leonardo DiCaprio ci racconta «Shutter Island». Nel film è un detective che indaga in un manicomio criminale governato da medici onnipotenti. E si rende conto che rischia di non uscirne mai più. Lo aiuta la regia al sangue […]

05 Marzo 2010 | 18:41 di Redazione

Leonardo DiCaprio in «Shitter Island»

Sigaro in bocca («È uno scoop, me ne concedo pochi da quando ho smesso di fumare»: smesso?), Leonardo DiCaprio ci racconta «Shutter Island». Nel film è un detective che indaga in un manicomio criminale governato da medici onnipotenti. E si rende conto che rischia di non uscirne mai più. Lo aiuta la regia al sangue di Martin Scorsese, che sembra indulgere fin troppo nei cliché dell’horror gotico americano (isole maledette, fulmini, medici pazzi e mostruosi esperimenti) fino a un clamoroso colpo di scena che spiega tutto. I lettori del romanzo di Dennis Lehane, da cui è tratto il film, lo conoscono già; gli altri si preparino a uno shock.
Ma torniamo a Leonardo: possibile che sullo schermo sia sempre tormentato e dal vivo (garantiamo) una roccia gentile che trasuda distacco e autocontrollo? «Amo i personaggi feriti perché mi commuovono» risponde lui. «E mi cambiano dentro. Quando ho girato “The Aviator” ero diventato come il protagonista, preda di comportamenti ossessivi. Per esempio, non riuscivo più a lasciare il set, andavo via e tornavo indietro più volte per assicurarmi che fosse tutto sotto controllo. Ma in pubblico non mostro le mie debolezze».
Quattro film con Scorsese. Chi tiene in ostaggio chi? Lui ride. «Sono io che non lo mollo, perché è il più grande regista vivente». E forse anche per le comuni origini italiane? «Di quelle ho perso quasi tutto. So soltanto che i miei antenati venivano da Capri. Ma non perdo occasione per visitare l’Italia. Ho l’angoscia che non riuscirò mai a vederla tutta!». E dice la sua anche sul caso Morgan: «Cocaina contro la depressione? Non potrei mai dare un consiglio simile. Conosco attori che, con gli stupefacenti, hanno bruciato il loro talento e se stessi. No, con la droga non si scherza». (Paolo Fiorelli)


GLI ALTRI FILM DA NON PERDERE QUESTA SETTIMANA

CRAZY HEART Drammatico (Usa, 2009) di Scott Cooper, con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal. Un cantante country ormai «scoppiato», con matrimoni falliti alle spalle e il vizio di bere, incontra una giornalista che riuscirà a farlo rinascere. Un piccolo, toccante gioiello . E Jeff corre per l’Oscar.

REVANCHE Drammatico (Austria, 2008), di Götz Spielmann, con Johannes Krisch. Alex rapina una banca, ma la sua donna viene uccisa da un poliziotto. Quando scopre che l’uomo abita vicino al suo nascondiglio, decide di eliminarlo. Una appassionata meditazione sul tema della vendetta.