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BlacKkKlansman: il film di Spike Lee candidato agli Oscar

Spike Lee firma uno dei suoi film più riusciti, un mix perfetto d’intrattenimento e denuncia razziale, candidato a sei Academy Awards

13 Febbraio 2019 | 17:54 di Valentina Barzaghi

Black Panther, Green Book e BlacKkKlansman: quella del 2019 si preannuncia un’edizione degli Academy Awards che lascerà il segno sotto il profilo black a Hollywood. Lo sarà anche perché Spike Lee è candidato per la prima volta a un Oscar come Miglior regista per un suo film. E non ci stupirebbe se lo vincesse.

Il suo BlacKkKlansman, scritto da David Rabinowitz e Charlie Wachtel originariamente per Jordan Peele (Scappa - Get Out) e ispirato alla vera storia del poliziotto Ron Stallworth, riesce ad essere un potente film di denuncia e d’approfondimento sulla controversa situazione razziale ancora di scottante attualità nell’America trumpiana (ma non solo), portata all’attenzione del pubblico attraverso un prodotto di puro intrattenimento, in cui non mancano personaggi caricatura e situazioni paradossali.

Spike Lee crede nel potere istruttivo del cinema verso le masse. Ci crede descrivendo, in senso opposto, i risultati nefasti che hanno avuto pellicole come Nascita di una nazione o Via col vento nella sedimentazione di credenze razziali. Ci crede proponendo un film che parla di un passato volutamente stereotipato per farci pensare che, in fondo, sia tutto un grande paradosso, per poi buttarci in faccia sul finale che non è così attraverso un cambio repentino di registro e stile. La storia del linciaggio di Jesse Washington nel 1996 per mano del Ku Klux Klan, di cui nel film viene riportato il racconto, non è vero che oggi non potrebbe più accadere: le stragi del 2017 e Charlottesville lo testimoniano. Dopo due ore di leggerezza e risate, Spike Lee ci riporta così alla realtà e al ritratto di un’America ancora in bianco e nero, come la bandiera che si staglia a tutto schermo sul finale.