Home CinemaMigliori FilmDario Argento: il regista di «Suspiria» in 11 film

Dario Argento: il regista di «Suspiria» in 11 film

La carriera lunga quasi cinquant'anni di uno dei registi più influenti del nostro cinema, alle soglie dell'uscita del remake di «Suspiria»

Foto: Dario Argento  - Credit: © Getty

03 Dicembre 2018 | 12:42 di Luca Fontò

A 78 anni appena compiuti, Dario Argento si considera ancora il maestro del brivido italiano, spiegando che «L’horror è una questione interiore, dipende da quello che hai dentro». E sul «Suspiria» di Luca Guadagnino dice: «È un film diverso dal mio, fatto con uno spirito diverso, nello stile raffinato, elegante e ben fatto di Luca Guadagnino, che resta uno dei migliori registi europei». Si lascia però scappare che la sua versione, quarant’anni fa, «Aveva una ferocia e una grinta che questo remake non ha».

Figlio di un produttore esecutivo e di un’indossatrice, Argento si accosta al cinema negli Anni 60, prima come critico e poi come soggettista e sceneggiatore: sono suoi i dialoghi di «C’era una volta il West», commissionati da Sergio Leone nel 1968 e scritti insieme all’amico Bernardo Bertolucci. Esordisce alla regia due anni più tardi, prodotto dal padre, che lo seguirà fino a «Tenebre» del 1982. Il suo stile è subito evidente: ambientazioni claustrofobiche, colpi di scena improvvisi, voyeurismo quasi sadico, musica martellante, fotografia carica e soprattutto invisibilità dell’assassino, la cui identità si svela solo nel finale. E sì: le mani del killer sono ogni volta le sue. Il regista ha sempre affermato di avere un’ottima manualità: «Penso di essere molto bravo a muovere le mani, per cui scelgo sempre me stesso per quella parte».

Tra cinema e tv, con molto meno rigore ha portato avanti anche la carriera d’attore, cominciata nel ’66 in «Scusi, lei è favorevole o contrario» e terminata con «Tutti pazzi per amore 2» nel 2010. E dopo il flop (di critica e di pubblico) di «Dracula 3D», è passato ad occuparsi di teatro, dirigendo il «Macbeth» di Verdi (la stessa versione che aveva trasposto al cinema nel film «Opera»), «Lucia di Lammermoor» e, lo scorso anno, «Salomè».

«Opera» è un film tristemente importante, che segna la sua carriera: la travagliata produzione subisce continui ritardi, l’attrice Vanessa Redgrave lascia il set, il regista si separa dalla compagna (dietro e davanti alla macchina da presa) Daria Nicolodi, madre di Asia, e suo padre sta molto male. E mentre i detrattori continuano a considerarlo «Un abile confezionatore di paure facili», è innegabile il suo apporto al cinema contemporaneo: ispiratore e padre putativo di tanti cineasti splatter, ha lavorato sempre alla soglia del thriller, poche volte vero horror, contaminato da elementi gotici, fiabeschi e parapsicologici.

Più recentemente ha annunciato ufficialmente la cancellazione del progetto «The sandman», un film ispirato all’omonimo racconto di E.T.A. Hoffmann con Iggy Pop nel ruolo del protagonista per il quale il regista aveva lanciato sul Web una campagna di crowdfunding: i 165mila dollari richiesti dall’asta sono stati raggiunti e superati, ma per il grande ritorno del maestro dovremo, purtroppo, aspettare.