Home CinemaMigliori Film“Green Book”, il film dell’anno, è una storia vera (con poche, piccolissime licenze)

“Green Book”, il film dell’anno, è una storia vera (con poche, piccolissime licenze)

Come specifica una scritta all’inizio della pellicola, quella dell’incontro tra il pianista Don Shirley e il buttafuori Tony Lip, all’anagrafe Frank Vallelonga, è una storia vera

Foto: Viggo Mortensen nei panni di Tony Lip e Mahershala Ali in quelli di Don Shirley in "Grenn Book"

07 Marzo 2019 | 15:27 di Francesco Chignola

Alla fine è stato “Green book” di Peter Farrelly a mettere d’accordo tutti ottenendo l’Oscar più ambito, quello come Miglior film.

Come specifica una scritta all’inizio della pellicola, quella dell’incontro tra il pianista Don Shirley e il buttafuori Tony Lip, all’anagrafe Frank Vallelonga, è una storia vera. Tra gli autori della sceneggiatura (premiata con l’Oscar) c’è infatti il figlio di Tony Lip, che voleva portare sullo schermo la storia del padre fin dagli Anni 80 e nel corso del tempo ha appuntato i suoi racconti e quelli di Shirley, entrambi scomparsi nel 2013.

L’unica vera “licenza” narrativa che si sono presi gli autori riguarda la lunghezza del tour in cui Tony Lip fece da autista a Shirley, che in verità non durò due mesi ma circa un anno e mezzo. Tutti i fatti raccontati sono realmente accaduti (anche se in tempi diversi da quelli del film), dai 26 hot dog ingurgitati da Tony Lip per una scommessa alle lettere mandate alla moglie con l’aiuto di Shirley (il figlio dice di aver usato stralci delle autentiche missive inviate dal padre).

Anche l’amicizia nata tra i due è ispirata alla realtà (rimasero in contatto per tutta la vita, trasformando l’iniziale diffidenza in affetto e in reciproco, profondo rispetto), così come è vero che Shirley ha abitato (per una cinquantina d’anni) in un appartamento proprio sopra la famosa sala da concerti Carnegie Hall di New York. Quando una nipote di Shirley ha protestato per non essere stata coinvolta contestando la verità dell’amicizia tra i due personaggi, Nick ha spiegato che Shirley gli aveva chiesto di non contattare nessun altro, perché soltanto lui e suo padre potevano essere testimoni di questa storia. Per dare una maggiore sensazione di realtà, Nick ha fatto scritturare diversi membri del “clan” Vallelonga per interpretare le scene del film ambientate in famiglia (quasi sempre a tavola). E lui stesso si è ritagliato un piccolo ruolo: è il gangster Augie.