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Robert Zemeckis in 11 film

Tra gli Stati Uniti e le altre galassie, tra auto volanti e conigli parlanti, piccola guida al regista che più di tutti ha saputo fare magie con la macchina da presa. Da «Forrest Gump» a «Ritorno al futuro», fino a «Benvenuti a Marwen»

Foto: Forrest Gump  - Credit: © YouTube

11 Dicembre 2018 | 14:34 di Luca Fontò

Da dove viene lui non servono strade: il mago degli effetti speciali Robert Zemeckis nasce il 14 maggio del ’51 a Chicago, nell’Illinois, da madre italoamericana e padre di origini lituane. Durante gli ultimi anni del liceo inizia a girare i primi corti, e si diploma alla Scuola di Cinematografia della California. Scoperto e lanciato da Steven Spielberg, lavorerà spesso con Bob Gale, che scrive tutti e tre i capitoli di «Ritorno al futuro». Propio con questo film passa da Venezia e strega i bambini prima con la DeLorean e poi il cogniglio di «Chi ha incastrato Roger Rabbit». Eppure i primi film avevano mostrato uno spiccato talento per la commedia folle: con l’avvento di Tom Hanks le storie si fanno più serie, persistono enormi opere di post-produzione e la critica inizia ad acclamarlo. Viene candidato al suo primo Oscar a soli 35 anni, poi lo vince a 44: «Ma per averlo ho sacrificato i 20», racconterà. «In quel decennio, dalla scuola di cinema fino al compimento dei trent’anni, non ho fatto altro che lavorare: non avevo soldi, non avevo vita». All’inizio degli Anni 80 sposa l’attrice Mary Ellen Trainor, da cui ha un figlio, ma con cui fatica a bilanciare vita privata e lavoro; nel 2001 si risposa con Leslie Harter.

Pilota privato, più precisamente pilota di un Cirrus SR20, i titoli che produce sono doppi rispetto a quelli che dirige; né «Le verità nascoste» né «Cast away» sono sufficienti a frenare i detrattori: viene accusato ancora di essere interessato solo all’aspetto tecnico e digitale del cinema, nonostante la stampa ammetta che mai nessun altro regista ha utilizzato gli effetti speciali con uno scopo tanto drammatico. Al puro inserimento di computer-grafica nei film di finzione (da «Ritorno al futuro 2» e «Forrest Gump») segue la mirabolante performance capture di «Polar Express», «Beowulf» e «A Christmas carol». Nel 2004, torna nella lista degli A+ secondo il CinemaScore, la più importante società di ricerche di mercato con sede a Los Angeles: già dalla prima visione, i suoi film si prospettano dei grandi successi e nel ’94 i pronostici lo portano a 13 nomination dall’Academy e 668 milioni di dollari di incasso.

Dopo l’adrenalinico «The walk», in cui rimpiangeva le Torri Gemelle, e il meno prevedibile «Allied», si prepara a tornare in sala con «Benvenuti a Marwen», storia vera di Mark Hogancamp che passò nove giorni in coma e quaranta in ospedale dopo essere stato quasi ucciso a botte da cinque uomini. La tensione romantica di Brad Pitt e Marion Cotillard sembra già lontanissima: basta guardare il trailer per ritrovare la CGI a cui Bob ci aveva abituati.