Home CinemaRichard Gere protagonista di «Hachiko», la vera storia di un cane davvero speciale

30 Dicembre 2009 | 05:19

Richard Gere protagonista di «Hachiko», la vera storia di un cane davvero speciale

Un soggetto in grado di intenerire i cuori più duri: un cane, legato da un profondo affetto verso il padrone appena morto, si reca quotidianamente per anni ad attenderlo alla stazione. Al Festival di Roma, dov'è stato presentato in anteprima, «Hachiko» ha sciolto in lacrime critici scafati e legnose «pierre». Richard Gere è il protagonista umano (quello canino è incarnato da diversi esemplari di razza Akita), un professore di musica che trova un cucciolo a una stazione ferroviaria...

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Richard Gere protagonista di «Hachiko», la vera storia di un cane davvero speciale

Un soggetto in grado di intenerire i cuori più duri: un cane, legato da un profondo affetto verso il padrone appena morto, si reca quotidianamente per anni ad attenderlo alla stazione. Al Festival di Roma, dov'è stato presentato in anteprima, «Hachiko» ha sciolto in lacrime critici scafati e legnose «pierre». Richard Gere è il protagonista umano (quello canino è incarnato da diversi esemplari di razza Akita), un professore di musica che trova un cucciolo a una stazione ferroviaria...

30 Dicembre 2009 | 05:19 di Redazione

Richard Gere
Richard Gere

Un soggetto in grado di intenerire i cuori più duri: un cane, legato da un profondo affetto verso il padrone appena morto, si reca quotidianamente per anni ad attenderlo alla stazione. Al Festival di Roma, dov’è stato presentato in anteprima, «Hachiko» ha sciolto in lacrime critici scafati e legnose «pierre». Richard Gere è il protagonista umano (quello canino è incarnato da diversi esemplari di razza Akita), un professore di musica che trova un cucciolo a una stazione ferroviaria. «Quando mi è arrivata la sceneggiatura mi sono commosso» racconta l’attore «e ho deciso anche di produrlo».

Anche lei ha avuto un cane a cui si è affezionato?

«Sì, si chiamava Chipper. Siamo cresciuti insieme, l’uno specchio per l’altro: sapeva capire di che umore ero e mi confortava. E’ stato così anche nel film, recitare con i cani non prevede riflessione, solo cuore».

E’ stato difficile lavorare con loro?

«C’è voluta soprattutto molta pazienza. Nessun animale veniva da scuole di addestramento, perché cercavamo sntimenti autentici. Per dare il senso dello smarrimento che prova Hachiko, dicevamo al cane cose opposte: io lo incitavo a venire da me e gli addestratori gli gridavano di tornare indietro. Il cane andava e veinva, andava e veniva, finché ha cominciato a girare su se stesso, confuso, voleva accontentarci tutti ma non sapeva come fare. E’ stato un momento di grande autenticità, che la macchina da presa ha catturato; subito dopo ci siamo precipitati ad accarezzarlo, a consolarlo e a scusarci».

In Italia la vediamo anche in «Amelia», nel ruolo del magnate George Putnam, marito della storica aviatrice Amelia Earhart.

«George e Amelia erano due persone che cercavano di dare il meglio di sé anche se a volte si ferivano a vicenda. C’erano donne pilota più belle e magari migliori, ma forse ciò che George vide in Amelia fu il suo genuino amore per il volo e la grande disponibilità, caratteristiche che l’avrebbero resa un modello per tutte le altre donne».

Qual è la cosa più particolare che trova nel suo lavoro?

«Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, mi ha raccontato questo detto ebraico: sa perché Dio ha creato l’uomo e la donna? Perché gli piacciono le storie. Le storie danno senso all’universo, e i film sono storie di due ore. Il bello del cinema è che quelle storie rimangono magiche anche per noi che le facciamo e ne conosciamo tutti i trucchi».

Ad agosto ha compiuto 60 anni: come ha reagito?

«Beh, gli acciacchi cominciano a sentirsi. Ma devo aggiungere una cosa importante. Ci hanno sempre detto che iniziamo a perdere le nostre cellule cerebrali fin dalla nascita. Non è vero: hanno scoperto che i neuroni vanno via se non li usi, se li usi si moltiplicano. Bisogna rimanere curiosi del mondo, aver voglia di espandere le proprie conoscenze. Per il resto, l’importante è continuare a piacere alla propria moglie. E io da questo punto di vista non ho problemi».

di ALBERTO ANILE