Home CinemaTrailer film“I Racconti dell’Orso”, dal crowdfunding al Torino Film Festival

“I Racconti dell’Orso”, dal crowdfunding al Torino Film Festival

Il film diretto da due giovanissimi romani, Olmo Amato e Samuele Sestieri, sorprende la platea (e i critici) della 33° edizione del TFF

Foto: I due protagonisti de "I racconti dell'Orso"  - Credit: © TheBearTales

25 Novembre 2015 | 19:54 di Lorenzo Di Palma

Miracoli del crowdfunding: ha destato molto interesse il film italiano protagonista oggi dell’anteprima al 33° Torino Film Festival, I Racconti dell'Orso dei giovanissimi registi (e interpreti del film) Samuele Sestieri e Olmo Amato, che sono riusciti nell’imprese di girare un film di “fantascienza” senza nessun super-effetto speciale, ma in compenso panorami bellissimi, con pochissimi mezzi, raccolti, appunto, tramite un progetto di crowdfunding, ovvero raccogliendo micro-finanaziamenti attraverso il web.

I Racconti dell'Orso è ambiento in un mondo abbandonato dagli uomini fatto di boschi, città morte e lande desolate (il film è stato girato tra Finlandia e Norvegia in soli 40 giorni), dove si muovono i due protagonisti: un monaco meccanico che insegue uno strano omino rosso. In cima a una collina magica, il ritrovamento di un vecchio peluche d’orso ormai malandato li farà riconciliare, nella speranza di poter dare vita al giocattolo inanimato e sfuggire al vuoto che li circonda. Questo è il trailer ufficiale: 

Alla “regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia, produttori/directors, story, screenplay, cinematography, producers”, insomma hanno fatto tutto da soli, ci sono Samuele Sestieri, 26 anni - diplomato in regia e sceneggiatura all’Accademia di cinema Act Multimedia che ha già scritto, diretto e montato oltre una decina di cortometraggi, tra cui Danza al tramonto (2012) - e Olmo Amato Olmo Amato, 29 anni, fotografo e video-maker professionista, alla sua prima regia.

«Fin dall’inizio, la nostra idea è stata quella di trasformare la povertà dei mezzi disponibili in autentica risorsa: nessun dolly, nessun carrello, nemmeno una steadicam. Lontani dall’eccessiva programmazione e dallo studio a tavolino, abbiamo voluto restituire una messa in scena viva, pulsante, che respira con i suoi personaggi. La sceneggiatura è stata solo un punto di partenza: luoghi e persone che incontravamo nel corso del viaggio modificavano, ampliavano o arricchivano la nostra storia. Di fronte alle meraviglie di una natura incontaminata, il punto di vista è quello vergine di chi vorrebbe imparare a vedere come se fosse per la prima volta», hanno dichiarato i due.