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Venezia 72: le confessioni di Vasco Rossi

Il rocker, al Lido per presentare il film «Il decalogo di Vasco», incanta i fan e si racconta a briglia sciolta, tra riflessioni e ricordi inediti. Come quella volta che...

Foto: Vasco Rossi

12 Settembre 2015 | 01:00 di Paolo Fiorelli

Una giornata trionfale. Così si può riassumere l'incursione di Vasco Rossi alla Mostra del Cinema, che per 24 ore ha messo in secondo piano anche i divi e i film del concorso. Inseguito dai fan fin dall'atterraggio all'aeroporto, e poi lungo il percorso in motoscafo che lo ha portato al Lido, il Komandante è stato festeggiato prima sul tappeto rosso, e poi in un intenso incontro all'interno del Palazzo del Cinema. Qui ha dialogato col pubblico in compagnia di Vincenzo Mollica e Fabio Masi, regista di «Il decalogo di Vasco», una sorta di ironico documentario sulla filosofia di vita del cantante.

L'atmosfera è più quella di un concerto che di un'anteprima. E mentre il pubblica intona spesso cori, improvvisando «Liberi liberi» o «Albachiara», Vasco si racconta a ruota libera. «Bello qui, ora ci vuole solo un po' di champagne», comincia lui scherzando. «E sia chiaro che io sono un attore, sì, ma a mia insaputa. Nel senso che, per un certo periodo, dovunque andavo ci trovavo Masi che mi filmava. E io dicevo: la che stai facendo? E lui "Tranquillo, tranquillo, ci penso io". Per cui non è che so tanto cosa ci troverete in questo film, eh! Io ho accettato perché Masi viene da "Blob" e "Blob" è una delle mie trasmissioni preferite».

Poi commenta alcune scene. «Mi ha chiesto di rifare Kurtz di "Apocalypse now". Allora mi sono rasato tutto, e via... insomma non sono proprio Marlon Brando, ma io ce l'ho messa tutta». Scherza anche sulla sua sagoma che è l'immagine simbolo del film: «Adesso la voglio mettere nel giardino di casa mia, visto che ora c'è questa mania di fare le foto, i "selfie", insieme. Sai la fatica che mi risparmia. Oh, magari gli autografi non li fa, ma la foto viene uguale eh... anzi viene pure meglio».

Poi l'atmosfera si fa più seria: «io sono sincero solo nelle mie canzoni» confessa il rocker. «Certe debolezze non potrei confidarle neanche all'amico più caro. Ma alla canzone sì. Perché se non sei sincero fino in fondo, è meglio che non ci sali neanche, sul palco». Continua: «Le canzoni sono come i sogni, nascono in modo inconsapevole, incontrollabile. Meglio così, mi preferisco inconsapevole e allegro. Quando sono troppo consapevole delle cose, divento nervoso, molto nervoso... E poi la musica ci consola nei momenti difficili. Così la gente finisce per innamorarsi di me perché ho scritto queste canzoni che amano, ma se mi conoscessero davvero, non lo so...».

Pian piano vengono fuori due aspetti sottovalutati di Vasco. È un filosofo, nel senso che non smette mai di fare riflessioni sul mondo che lo circonda. Ed è divertente, così tanto che ci piacerebbe vederlo provare una commedia. in fondo siamo a Venezia...

«Tutte le canzoni che ho scritto nascono dalla mia vita e ci ritornano, mi seguono» racconta. «Come quando ho fatto un incidente con un camion. È sceso il camionista, era inc... nero e mi fa: "Te la do io la vita spericolata!!!». E ammette che «ho sempre studiato da rocker. In me convivono il rocker e l'uomo: il primo è tutto quello che ho sempre sognato di essere, il secondo è quello che fa i conti con la realtà». Anche quando dalla realtà vuole fuggire: «Pensavano fossi matto. Ero solo diversamente lucido».

Poi il film, dalla costruzione abbastanza surreale: due amici viaggiano apparentemente senza meta in compagnia di... una sagoma di Vasco a grandezza naturale. È l'occasione per scoprire molte chicche del Vasco-pensiero, dalla «vascologia» (in cui si confessa ai suoi fan) al «retrofonte del palco» (con immagini inediti rubate durante i concerti), dalle «InKurtzioni» (dove cita addirittura «Apocalypse Now») al «metodo parazza» (un'insolita ricetta di allenamenti per tenersi in forma). E alla fine, si scopre un'altra delle anime nascoste el cantante. Ma quante ne ha?