Home CinemaVoglio vivere a Zootropolis: l’editoriale del direttore

Voglio vivere a Zootropolis: l’editoriale del direttore

La cosa importante è che il film Disney, oltre a far ridere a crepapelle, è una grande lezione di tolleranza

03 Marzo 2016 | 10:15 di Aldo Vitali

Dopo tanti anni, ma che dico anni, secoli!, sono andato al cinema con dei bambini. In questo lungo periodo «senza bambini» non avevo certo perso di vista i cartoni animati. Ma con loro è tutta un’altra cosa: ho ritrovato il piacere delle caramelle gommose dai sapori misteriosi; degli schiamazzi in sala prima dell’inizio; dei commenti inaspettati dei piccoli spettatori.

Il film era «Zootropolis», l'ultimo capolavoro Disney (a proposito, lo sapete, vero? che stiamo proponendo con Sorrisi tutta la collezione dei «grandi classici»), un film che ancora una volta mi ha fatto sentire orgoglioso di aver lavorato in quella azienda fortissima e un po' matta, dove tutti avevamo un soprannome (io ero Paperoga). La storia di «Zootropolis» è quella di una città dove convivono tutti gli animali, prede e predatori, uniti e in pace. Finché arriva un «cattivo» che...

Non vi racconto altro, perché non voglio rovinarvi la sorpresa (è un film imperdibile, dovete assolutamente vederlo, con o senza bambini). Ma la cosa importante è che «Zootropolis», oltre a far ridere a crepapelle, è una grande lezione di tolleranza in un mondo che sembra avere un debole per lo scontro e un'ostinata allergia al dialogo. Alla fine ho «interrogato» i bambini. E, non che avessi poi dei dubbi, avevano capito tutto, la parte più semplice e il messaggio di fondo. Se gli adulti di domani saranno migliori di noi, chissà se il merito sarà un po' anche di film come «Zootropolis».