Home LifestyleA Cannes arrivano gli idoli di casa: Gérard Depardieu e Marion Cotillard

A Cannes arrivano gli idoli di casa: Gérard Depardieu e Marion Cotillard

Il pubblico li ama e non si può escludere un premio. Ma i loro film, «Valley of love» e «Macbeth», hanno parecchi difetti

Foto: Marion Cotillard con Michael Fassbender in una scena di «Macbeth»

23 Maggio 2015 | 12:13 di Paolo Fiorelli

Negli ultimi giorni di gara (prima della premiazione di domani) il Festival si gioca la carta patriottica: ed ecco i film delle due star francesi più attese qui sulla Croisette: Marion Cotillard e Gérard Depardieu. L'affetto che li circonda è universale, ma i loro film non hanno affatto convinto la critica (però la giuria è imprevedibile...).

La Cotillard è una cupa lady Macbeth nell'ennesimo adattamento della tragedia di Shakespeare. Lei è brava, come del resto il coprotagonista Michael Fassbender: ma è la regia del film a deludere: lenta, piatta e senza invenzioni. Improponibile il confronto con le versioni-capolavoro di Orson Welles, Akira Kurosawa e Roman Polanski. 

Gérard Depardieu, dal canto suo, ha monopolizzato ieri sera tutta l'attenzione dei presenti. Ma anche il suo «The valley of love» non convince: è una sorta di thriller psicologico (e, da un certo punto in poi, addirittura parapsicologico) in cui lui e Isabelle Huppert sono i genitori separati di un ragazzo suicida. Quest'ultimo, prima di togliersi la vita, ha mandato loro due lettere identiche, chiedendo loro di trovarsi per una settimana nella desertica Valle della morte, in California, e di recarsi ogni giorno in un posto preciso. Solo così potranno rivederlo. All'incredulità e all'ostilità iniziale subentra presto, nella coppia, un nuovo dalogo... Il film si regge tutto sulle spalle dei due attori, ottimi; ed è impossibile non pensare alla biografia di Depardieu e a suo figlio Guillaume, morto a 37 anni dopo una vita scapestrata.

Intanto una buona notizia: Fulvio Risuleo, che partecipava alla Semaine de la critique con il corto «Varicella», ha vinto un premio, il Sony CineAlta Dscovery Prize. E uno. Ora speriamo in Moretti, Garrone e Sorrentino...