Home LifestyleChiambretti: «C’è chi dice no alle mie interviste»

Chiambretti: «C’è chi dice no alle mie interviste»

Il conduttore più «strampalato» e «schizofrenico» della tv ammette che molti personaggi rifiutano di partecipare ai suoi programmi, ma molti altri accettano. La sua tecnica non è attaccare gli ospiti, ma tentare con loro qualcosa di nuovo.

14 Maggio 2015 | 14:16 di Barbara Mosconi

Nei giorni della polemiche per cui il rapper Fedez si è rifiutato di partecipare a una puntata del «Grand Hotel Chiambretti» (era previsto come ospite l'8 maggio scorso), il conduttore Piero Chiambretti racconta a Sorrisi la sua provata e riprovata tecnica nelle interviste. E spiega anche perché tanti ospiti, non solo Fedez, spesso rifiutino di partecipare ai suoi programmi. Quelli che accettano, però, ne escono, dice lui, «vincenti».

Signor Chiambretti non si è stufato di fare interviste?
«Nella mia carriera ho fatto 22 programmi diversi, sono sufficienti per attestarsi su un format che, finchè avrà il mio nome come brand, si basa sulle interviste».

Come scegliete gli ospiti del «Grand Hotel Chiambretti»?
«Bisogna guardarsi intorno: c’è la contemporaneità di alcuni fatti di attualità oppure si punta su delle figure intorno alle quali si tenta di costruire qualcosa secondo la mia visione strampalata e schizofrenica della tv».

Quale visione?

«Ho un’esperienza ventennale di programmi televisivi che mi porta a scrivere quello che mi piacerebbe vedere in tv».

E cosa le piace vedere in tv?

«Vedo pochissimo la tv, la faccio per non guardarla. Seguo le news e lo sport, sono le due cose che mi danno ebbrezza».

Tornando ai suoi ospiti, come costruisce le interviste?

«C’è un’etichetta che mi è stata appiccicata addosso dove la velocità di pensiero e di parola viene scambiata per attacchi ingiustificati e provocatori che mettono gli ospiti sul chi vive. Invece, lungi da me fare un tranello o uno scherzi-a-parte a chi viene come ospite».

Quanti accettano e quanti rifiutano?

«A monte tantissimi dicono di no e non vengono. Quelli che accettano, accettano di andare al buio in uno spettacolo che li vedrà protagonisti e, puntualmente, li vede uscire vincenti».

Vincenti perché?

«Perché mi piace far vedere personaggi molto noti e molto popolari in una maniera diversa da come li vedi, oggi si è abituati ad andare nei programmi a ripetere la lezioncina».

Quindi tutti contenti e soddisfatti.

«Sicuramente Iva Zanicchi, due settimane fa, era molto soddisfatta, nonostante sia finita in un programma dove si parlava di tutto e di più (era la puntata dedicata all’amore saffico, ndr). E anche Rita Pavone dopo aver partecipato mi ha mandato un messaggio affettuoso».

Non ha nostalgia dei tempi in cui correva per strada a intervistare la gente comune?

«Ho più nostalgia del periodo che delle cose che facevo. Trent’anni prima si è più giovani e pieni di speranze, tutto si deve ancora giocare sui tavoli non della tv, ma della vita. Trent’anni dopo riguardo quel ragazzo e dico con soddisfazione: “Ce l’ho fatta”. La nostalgia non c’è perché si va avanti, io ora, in quei programmi, sarei diverso e gli intervistati pure».