Come combattere l’ansia da pandemia

La paura dei contagi ce ne provoca a catena molte altre. L’esperta di Raiuno Maria Malucelli ci aiuta a superare questi stress

Vedere gli abbracci nelle fiction ci mette malinconia e nostalgia
14 Gennaio 2021 alle 08:36

Non c’è solo la paura dei contagi. Il Covid-19 porta con sé tanti altri disagi: i giorni sembrano tutti uguali, lavorando a casa non distinguiamo tra feriali e festivi. Ormai ragioniamo per “zone”: arancione, rossa, gialla. E non riusciamo a distrarci dal pensiero fisso della pandemia, perché non ci sono svaghi: cinema, musei, teatri, palestre… è tutto chiuso! Come trovare un po’ di sollievo? Lo abbiamo chiesto a Maria Malucelli, psicoterapeuta e docente di Psicologia clinica, spesso ospite a “Storie italiane” su Raiuno. E che qui ci mette a disposizione un piccolo “pronto soccorso psicologico” per reagire nelle situazioni problematiche.

Il problema Un senso di ansia strisciante non dà tregua, sentiamo un peso al petto, ci manca il respiro e abbiamo paura.
La soluzione «La paura è un istinto naturale dell’homo sapiens: si “accende” se esiste un pericolo reale nel momento in cui si diventa “prede”. E causa un blocco: per i nostri antenati che vivevano nelle grotte, il pericolo era quello degli animali feroci da cui non farsi vedere, restando immobili. In particolari periodi di stress, però, la paura diventa costante e subentra l’ansia persino a casa, a letto o sul divano. E ci blocchiamo provando sensazioni spiacevoli. Ma l’ansia è legata al pensiero del pericolo, non al pericolo vero. Spostiamoci quindi dal pensiero al comportamento: facciamo qualcosa. Apriamo la finestra, respiriamo a fondo, beviamo un po’ d’acqua e osserviamo che di fronte a noi, nel raggio di due-tre metri, non c’è nessun pericolo».

Il problema Le sirene delle ambulanze mettono subito angoscia.
La soluzione «Il senso di allerta che scatta sentendo le sirene è giustificato perché in ambulanza non ci va chi ha 37 di febbre, ma chi ha un problema di salute serio. E stiamo male perché ci identifichiamo con chi è lì dentro. Per non angosciarci, stimoliamo il senso di accudimento: telefoniamo a una persona malata o che soffre perché è sola, mettiamo la mascherina e bussiamo ai vicini, per sapere se hanno bisogno di qualcosa. Sentirsi utili fa stare meglio».

Il problema Dormiamo poco, facciamo sogni elaborati o minacciosi.
La soluzione «I sogni sono il modo con cui l’emisfero destro del cervello traduce gli stati d’animo: ogni giorno produciamo 60 mila pensieri che la notte restano “in circolo” per quattro ore. Nei periodi difficili, è facile svegliarsi più volte nei passaggi tra le varie fasi del sonno: dopo due ore (sonno leggero), dopo altre tre ore (quando si sogna) e a due ore dal risveglio mattutino. Per evitare che brutti pensieri e brutte notizie si trasformino in incubi, guardiamo solamente un tg al giorno e mai dopo le 23. Prima di andare a letto, spegniamo i telefonini e annotiamo su un quaderno la descrizione di immagini che ci danno gioia: una bella vacanza, un posto confortevole, una situazione che ci fa sentire protetti, felici, amati, al sicuro».

Il problema Quando guardiamo un film con persone che si abbracciano, ci chiediamo se torneremo mai alla vita di prima.
La soluzione «La reazione malinconica a un vecchio film dipende anche dal carattere. Chi è incline a stati depressivi, tende a incanalare un senso di fallimento (“Non ne usciremo mai”), chi ha già tendenze fobiche avverte più la costrizione di stare in casa e si arrabbia. In ogni caso, bisogna usare le risorse interiori stimolando la nostra parte ludica. Riscopriamo i giochi da tavolo con i bambini, quando cuciniamo i pasti sperimentiamo ricette nuove, scopriamo tipi di musica diversi: il jazz, la lirica, la trap...».

Il problema Scoppiamo a piangere senza motivo.
La soluzione «Non è un problema: piangere fa bene! Le lacrime sono uno sfogo sensoriale importante. Reprimerle invece trattiene le emozioni negative».

Il problema Se in tv c’è gente senza mascherina, ci insospettiamo o addirittura ci indigniamo.
La soluzione «L’atteggiamento da “poliziotti” acuisce il disagio dovuto a mesi di isolamento. Tutti ci siamo adattati, anche la tv. Ospiti e conduttori tolgono la mascherina solo un istante prima di entrare in scena. Magari dalla prospettiva del televisore e con certe inquadrature non è chiaro, ma nei talk show si sta seduti a due metri l’uno dall’altro e pure il pubblico è distanziato».

Il problema Per strada evitiamo i passanti. Ci sentiamo in pericolo ma anche in colpa perché li consideriamo “untori”.
La soluzione «Non esageriamo: all’aperto non c’è nessun motivo per cambiare marciapiede se l’altro pedone indossa la mascherina. Contro i sensi di colpa, possiamo “sorridere” con gli occhi, facendo un breve cenno del capo in segno di saluto».

Il problema Non facciamo più progetti, non prenotiamo le vacanze.
La soluzione «Non c’è niente di più sbagliato che evitare di pensare al futuro con fiducia. Continuiamo a farlo, perché è un balsamo per l’umore. Buttiamo giù un programma di dove ci piacerebbe andare quando si potrà partire. E, per rendere concreto il progetto, mettiamo via in un barattolo una certa cifra ogni settimana».

Il problema Non riusciamo a leggere un libro, fatichiamo a concentrarci.
La soluzione «Le giornate hanno cambiato ritmo. Magari prima della pandemia leggevamo la sera, al rientro dall’ufficio; ora invece aprire un libro a quell’ora sembra un “dovere” che si somma agli altri. Proviamo a cambiare orario: la lettura al mattino presto o in pausa pranzo potrebbe regalarci bei momenti di relax».

Il problema Fare la spesa è diventata una corsa a ostacoli: gli altoparlanti al supermercato avvisano che è bene concludere velocemente gli acquisti.
La soluzione «Spesa e shopping sono le uniche forme di evasione rimaste. Non neghiamoci una piccola gratificazione. Con le giuste precauzioni, prendiamoci con calma il tempo che ci serve per scegliere i prodotti».

Il problema Con i figli che non vanno a scuola e fanno lezioni online e il telelavoro dei genitori, a casa regna il caos. E nessuno ha più tempo per sé.
La soluzione «È bello avere più tempo per stare insieme ed è fondamentale parlare con i ragazzi dei tempi difficili che stiamo vivendo. Ma troppa promiscuità è dannosa. Ciascuno ha bisogno dei propri spazi, da destinare alle attività preferite che ricaricano le energie, senza essere disturbato dal resto della famiglia. Serve un’ora al giorno, 60 minuti scanditi da una sveglia sul cellulare o da un campanello: è un toccasana per il benessere di tutti».

Il problema Lavarsi le mani spesso è un’abitudine sana, ma potrebbe diventare un’ossessione… Un colpo di tosse o uno starnuto ci fanno subito pensare al peggio.
La soluzione «La parola chiave è “dose”. Serve la giusta dose di igienizzante, come di razionalità: uno starnuto può essere dovuto a un po’ di polvere. Ci sfiora il pensiero del Covid? Non rimuginiamoci su troppo. Lavarsi le mani tre volte di seguito è la spia che si sta superando un limite. Purtroppo gli ipocondriaci stanno vivendo un momento tragico e di fronte agli eccessi non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto a un terapeuta».

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