I segreti per godersi la bici senza correre rischi

Seguiamo i consigli di Davide cassani, ex ct della nostra nazionale di ciclismo

29 Luglio 2023 alle 08:18

Adesso va meglio: «L’intervento è andato bene, ora dolore fortissimo ma passerà. Grazie a tutti per l’affetto!» ha detto Jovanotti dopo l’operazione, rassicurando i fan. Ci ha fatto preoccupare quando sui social il 16 luglio aveva raccontato il suo incidente in bici a Santo Domingo: «Mi sono rotto sicuro una clavicola e anche il bacino. La frattura sulla clavicola è scomposta. Mi sono rotto il femore in tre punti. Un male assurdo». L’artista aveva poi parlato dell’aiuto tempestivo ricevuto: «I dominicani mi hanno soccorso con moltissima cura. Sono stati eccezionali». Ciclista provetto, che in bici ha perlustrato il mondo girando documentari spettacolari come “Non voglio cambiare pianeta” e “Aracataca. Non voglio cambiare pianeta 2” (su RaiPlay), Jova non ha visto un dosso, ha perso il controllo del mezzo ed è caduto. La sua disavventura è un monito per i fan delle due ruote: in viaggio prestiamo massima attenzione!

Seguiamo i consigli di Davide cassani, ex ct della nostra nazionale di ciclismo

Incidenti come quelli di Jovanotti, quando si va in bici in città o in gita, possono capitare persino ai ciclisti più esperti. Per questo è importante fare attenzione quando si fa cicloturismo, ma anche quando si pedala in strada tra le macchine. Vediamo allora quali sono i costi, i rischi e gli accorgimenti da seguire per vivere al meglio questa passione con i consigli di Davide Cassani, ciclista, ex commissario tecnico della Nazionale italiana maschile di ciclismo su strada e commentatore televisivo di eventi come il Giro d’Italia.

L’investimento: quanto si spende per una buona bici da corsa?
«Per fare cicloturismo di un certo livello servono non meno di 3 mila euro, per avere telaio in carbonio e ruote buone» dice Cassani. «Consideriamo che i modelli top di gamma vanno dagli 8-10 mila euro in su. Per chi inizia proprio da zero, si parte da una spesa inferiore, già a partire da 1.000 euro qualcosa di discreto si trova. Il mantenimento della bicicletta, poi, non è troppo oneroso: siamo sui 300-350 euro l’anno. Questa è la cifra per il cambio dei copertoni e per portare la bici un paio di volte dal meccanico».

E il modello migliore per chi resta in città?
«L’ideale per le città sono le city bike, con il manubrio alto» consiglia l’esperto. «Ogni metropoli ha spesso più di un servizio di bike sharing. Ma chi non vuole noleggiare il mezzo e preferisce fare un investimento, per avere una discreta bici spende intorno a 600 euro. Bisogna però tener presente che le bici fanno gola ai malintenzionati: in città si subiscono spesso furti».

Quali sono i rischi per chi si mette a pedalare su strada da zero?
«Sulla strada il rischio principale è la disattenzione, la distrazione. Proprio come sembra sia stato il caso di Jovanotti» osserva Cassani. «Il consiglio è di stare sempre attenti anche a quello che fanno gli altri: i ciclisti, ma soprattutto le macchine. Massima attenzione ai semafori, alle rotatorie, bisogna essere vigili. Non vanno usate le cuffie con la musica, non si deve stare al telefono mentre si pedala altrimenti non si sentono i rumori circostanti e bisogna cercare di rendersi il più possibile visibili agli altri, usando la luce posteriore e un abbigliamento non scuro, ma dai colori accesi, vistosi, fluorescenti».

Abbigliamento consigliato?
«Fondamentali, sia per l’uomo che per la donna, sono i pantaloncini da ciclista con il fondello che protegge le parti intime e che vanno indossati senza biancheria sotto. L’ideale, soprattutto nei periodi caldi, è usare anche magliette da ciclista, in materiale super traspirante. Può essere utile, per chi va in montagna o con i primi freschi, avere anche un piccolo impermeabile antivento che si arrotola e si tiene in tasca, utile per la pioggia e le discese, per proteggersi dagli sbalzi termici».

Casco, ginocchiere, paragomiti: cosa serve in caso di cadute?
«Il casco è obbligatorio per proteggersi dal sole e in caso di incidente» sottolinea l’esperto. «D’inverno per coprire gambe e braccia si usano i manicotti ma quando c’è afa meglio non metterle: però sono molto utili i classici guantini da ciclista che tengono le dita libere, non fanno scivolare le mani dal manubrio e proteggono in caso di cadute».

Quanta acqua occorre portare con sé?
«In bici si va leggeri: per l’acqua, basta una borraccia da mezzo litro, che si può riempire strada facendo, alle fontanelle o in un bar. In giornate particolarmente afose e per lunghi tragitti nella borraccia mettiamo dei sali minerali, che vanno reintegrati se si suda tanto».

Quando e cosa si deve mangiare?
«Pedalando, bisogna mangiare ogni ora. Pasti leggeri, non troppo ricchi di zuccheri. Ci si può mettere in marcia già subito dopo colazione, al mattino presto (evitando le fasce orarie più calde, tra le 11 e le 17). Una fetta di pane e marmellata e un’omelette vanno benissimo. Per uno snack veloce, perfette le barrette proteiche in commercio».

La regola per la buona riuscita di una gita, all’estero o in Italia?
«La prima regola è conoscere il percorso. Bisogna studiare bene l’itinerario e trasferire la traccia GPX (una mappa con una serie di punti elaborati su dati satellitari che ci mantengono sul percorso, ndr) con una app sul computerino di bordo che si posiziona sul manubrio» spiega Cassani.

In che modo calcolare chilometri e salite?
«Le distanze da percorrere e i dislivelli vanno calibrati in base all’allenamento individuale» dice l’esperto. «Non è saggio affidarsi al “fiatone” come indicatore di fatica. Per monitare come si sta affrontando il viaggio, è molto utile tenere con sé un cardiofrequenzimetro, per tenere sotto controllo le pulsazioni».

Come ci si allena?
«L’importante è non strafare, servono buon senso, calma, cautela. Non bisogna iniziare ad allenarsi in modo traumatico, ma abituarsi gradualmente alla sella: fare prima 2, poi 5, poi 10 km e così via, di settimana in settimana. Così facendo, anche 50 km alla fine sembrano un obiettivo semplice da raggiungere».

Il kit di pronto soccorso da tenere a bordo?
«A chi è allergico alle punture di insetto consiglio di avere con sé un kit d’emergenza con i farmaci adatti».

Da che età i bambini possono affrontare lunghi tratti da soli?
«Ci sono bambini che già a partire dai 7-8 anni corrono in autonomia e che tra i 10 e i 12 anni macinano decine di chilometri in bicicletta. Per i genitori l’accortezza da avere con i figli al seguito è quella di scegliere strade nei limiti del possibile senza traffico. Ed è meglio farli pedalare davanti a noi per averli sempre sott’occhio. Per i bimbi più piccoli, evitiamo assolutamente il fai da te: usiamo seggiolini regolamentari e certificati».

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