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La filosofia di Woody Allen

Oggi a Cannes è il giorno di Woody Allen con il suo «Irrational Man». Riscopriamo la sua insolita «filosofia» attraverso quello che ci ha detto nei suoi incontri con Sorrisi...

Foto: Woody Allen

15 Maggio 2015 | 8:00 di Paolo Fiorelli

Psicanalisi, sesso, donne nevrotiche e musica jazz. Mr. Allen, questi sono i temi che ricorrono più spesso nei suoi film. Perché?
«Sono le cose che più mi interessano nella vita. E quando scrivo, tornano fuori spontaneamente. A essere precisi, dopo anni di esperienza, sono giunto alla conclusione che le donne siano più utili della psicanalisi. In quanto alla musica, il momento migliore della lavorazione di un film, per me, è quando ho finalmente finito le riprese e posso andare a scartabellare nella mia collezione di dischi jazz per scegliere la colonna sonora. La mia vera preoccupazione è di non riuscire a fare abbastanza film per usarli tutti».

 C’è chi l’accusa di rappresentare solo donne sull’orlo di una crisi di nervi…
«Beh, sono donne leggermente, e sottolineo “leggermente”, più pazza di quelle che si incontrano di solito. Lo capisci appena le vedi: sai che una così ti renderà la vita impossibile, ti farà saltare i nervi, è del tutto fuori di testa... eppure c’è qualcosa in lei che la rende assolutamente irresistibile».

 Da Joaquin Phoenix a Emma Stone, da Leonardo DiCaprio a Julia Roberts, da Hugh Jackman a Cate Blanchett, non c’è divo di Hollywood che prima o poi non compaia nei suoi film. Una scelta commerciale?
«Il fatto è che non mi piaccio quando recito. Preferisco il ruolo di regista a quello di attore. Perciò prendo i professionisti più bravi che ci sono sulla piazza, così posso farmi da parte. Anche se, a dir la verità, avrei recitato volentieri nella parte di alcuni di loro... se solo avessi 40 anni di meno».

 Lei viene spesso in Italia e ha sposato Soon-Yi a Venezia. Perché?
«Vado a Venezia appena posso, perché è un posto diverso da ogni altro. Qui mi sembra di sognare, di fuggire dalla realtà. Ed è un sollievo, perché io ho paura della realtà. Per me la vita è dolorosa, senza scopo, per molti versi orribile».

 Eppure quasi tutti i suoi film sono esilaranti. Non c’è una contraddizione?
«Mi creda, ha presente il luogo comune del clown triste? Io mi ci riconosco in pieno. Sono depresso, pessimista, vedo tutto nero. Ogni volta che mi preparo a scrivere un film, mi trovo di fronte a un bivio. Mi chiedo: “Qual è il mio compito? Mettere lo spettatore di fronte alle brutture della vita? O aiutarlo a dimenticarle, per farlo ridere ed essere felice almeno per due ore?”. Beh, non ho ancora trovato la risposta giusta. Ma credo che sia la seconda».

 Forse le farebbe bene un po’ di vacanza…
«Senta, io non sono un tipo da spiaggia. Non mi piace il mare, non mi piace la montagna e non mi piace la collina. Meno che meno mi piace starmene in vacanza. A me piace lavorare».

 Nei suoi film ci sono tanti intellettuali e artisti, e altrettanti personaggi bonaccioni e creduloni…
« Io invidio questi ultimo. Loro sono stupidi, ma sono più felici di me».

 Perché?
«Be’, semplice. La vita è orribile e perciò ogni uomo si inventa un giocattolo con cui distrarsi e, finché riesce a crederci, può persino essere felice. I miei giocattoli, per esempio, sono i film. Per vivere è indispensabile avere una illusione. E più sei stupido, più ti sarà facile illuderti».

 Curioso, è proprio quello che diceva Giacomo Leopardi. Non avrà mica preso di peso la filosofia dei suoi film dallo «Zibaldone»?
«So che io e il vostro poeta la pensiamo uguale, ma non siamo mica i soli. La stessa cosa l’hanno detta Nietzsche e Freud. Crediamo sempre di avere cose importanti da fare ma fra cento anni tutti i 6 miliardi di abitanti della Terra, dico tutti, non ci saranno più».

 È una filosofia un po’ da suicidio…
«Sì, ma non lo commetterò, perché io sono fortemente contrario alla morte».

 Cambiamo discorso… Perché non recita quasi più nei suoi film?
«Perché ormai sono troppo vecchio per fare l’eroe che conquista la bella ragazza di turno. Ed è l’unica parte che valga la pena di recitare».

 Sembra ossessionato dalla vecchiaia. Non ci trova proprio nulla di buono?
«Qualcuno mi ha detto che la vecchiaia gli ha portato più saggezza. Buon per lui. Io ho avuto solo più mal di schiena».