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La scusa dell’ultima: l’editoriale del direttore

«Posso mancare proprio io? In fondo, essendo tv, è anche lavoro...»

27 Maggio 2016 | 10:33 di Aldo Vitali

Quando mia figlia era ancora sottoposta alle decisioni dei genitori (cosa forse avvenuta davvero, anche se il tempo passato me lo fa dubitare), la sua scusa per fare qualcosa che intralciava con i programmi familiari era: «Ma, dài, è l’ultima...» (poteva essere l’ultima festa prima delle vacanze, l’ultima sera in città di un’amichetta che partiva, l’ultima puntata di un telefilm, eccetera). E di fronte a questa sorta di ricatto morale, mia moglie e io cedevamo. In attesa della prossima «ultima volta».

Ora questa scusa si rivela utile anche per me: l’altra sera sono andato allo stadio per l’«ultima» partita in casa della mia squadra. Il sabato dopo c’è stata l’«ultima» partita di campionato. Quindi è toccato all’«ultima» di Europa League e adesso ho già messo le mani avanti per sabato, quando ci sarà la finalissima di San Siro, ovvero l’«ultima» di Champions League (ve la presenta in un articolo ricco di curiosità Andrea Di Quarto a pag. 46). «La vedranno 200 milioni di telespettatori da tutto il mondo» ho detto in casa. «Posso mancare proprio io? In fondo, essendo tv, è anche lavoro...».

Frasi del genere sono un rischio, ma alla fine l’ho spuntata. Del problema che a giugno partano i Campionati europei di calcio, mi occuperò a suo tempo. Riuscire a trovare una scusa per vedere tutte le partite non sarà per me la prima volta, né l’«ultima».

Foto: Aldo Vitali