Le peripezie (fortunate) di Cristoforo Colombo

Il 12 ottobre 1492 l’esploratore sbarcava in America (sbagliando strada). E scoprì un continente, le patate, i pomodori, il cacao...

12 Ottobre 2022 alle 08:09

«Hai scoperto l’America» è una frase fatta, ma guai a dirla a Cristoforo Colombo. Vi avrebbe guardato scandalizzato. Se volete sapere il perché, leggete le curiosità che seguono: le abbiamo raccolte per festeggiare l’anniversario dello sbarco nel Nuovo Mondo avvenuto il 12 ottobre 1492.

Pronti, partenza, errore!

Al grande navigatore non mancava certo il coraggio, ma in geografia era debolino. Aveva calcolato che, poiché la Terra è rotonda, navigando senza sosta verso Ovest sarebbe arrivato nel Cipango (ovvero in Giappone) dopo circa 5 mila chilometri. Ma la distanza reale era di 22 mila, oltre il quadruplo! I geografi dei reali di Spagna si accorsero dell’errore e sconsigliarono l’impresa, impossibile per l’epoca. Se Colombo e i suoi uomini non morirono tutti in mare dopo aver esaurito viveri e acqua, fu solo per l’enorme colpo di fortuna di andare a sbattere in un nuovo continente: l’America.

America o Cristofora?

Ma Colombo era convinto di aver raggiunto le Indie (ed è per questo che nei film western abbiamo a lungo chiamati gli indigeni “indiani”). Fu Amerigo Vespucci a dimostrare che quella terra era un nuovo continente. Ed è per questo che non si chiama “Cristofora”, ma “America” (comunque Colombo poté consolarsi con... la Colombia!).

Due caravelle scassate. Anzi tre

I reali di Spagna erano scettici, ma accettarono di finanziare la spedizione, a patto che costasse poco. Colombo ricevette la Niña e la Pinta, due caravelle in pessime condizioni (soprattutto la Pinta), più il diritto di requisirne una terza. Ne scelse una più grande e in buono stato, che quindi diventò l’ammiraglia: la Santa Maria.

Carcerati come marinai

Neppure fu facile trovare uomini disposti a partire per quel lunghissimo viaggio verso l’ignoto. Per arrivare ai 90 marinai di cui aveva bisogno, Colombo fu costretto ad arruolarli anche tra i prigionieri delle carceri.

In crociera... alle Bahamas

Il punto dove sbarcò Colombo si trova nell’isola di San Salvador, che fa parte delle Bahamas. Non raggiunse mai quelli che oggi sono gli Stati Uniti ma toccò, nei suoi quattro viaggi, Cuba, Haiti, Giamaica, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama e l’isola di Tortuga, a cui diede il nome.

Accidenti al fortino

Il 26 dicembre 1492 la Santa Maria naufragò e Colombo, dovendo tornare con solo due navi, lasciò metà dei suoi uomini in un fortino ad Haiti. Quando tornò a prenderli, l’anno dopo, erano tutti morti (probabilmente per mano delle popolazioni locali).

C’ero prima io

Ma poi Colombo fu davvero il primo a scoprire l’America? A parte il fatto che quando arrivò lì il continente era già abitato da milioni di persone, è ormai provato che intorno all’anno Mille un vichingo islandese di nome Leif Ericson sbarcò a Terranova, in Canada. Ma trovandola fredda e inospitale, ripartì poco dopo.

Da Colombo al supermercato

La scoperta dell’America ha rivoluzionato il nostro modo di mangiare, perché è da lì che arrivano alimenti oggi comunissimi: patate, pomodori, cacao, caffè, mais, avocado, zucche, arachidi, vaniglia... con alcuni dettagli gustosi che andiamo qui sotto a raccontare.

Malintesi alimentari

La patata in Europa sostituì la castagna, ma solo dopo due secoli di esperimenti: all’inizio venne usata per il bestiame. Anche il pomodoro rimase a lungo “incompreso”: prima si pensava che fosse velenoso e poi un afrodisiaco (ma solo se assunto in piccole quantità). Invece gli indigeni locali magnificarono subito a Colombo le virtù del cacao (tra l’altro ne utilizzavano anche i semi come monete) e gli offrirono la bevanda che ne nasce. Ma lui la trovò amara e la trascurò.

Salvato dalla Luna

L’astuzia di Colombo è dimostrata dal modo in cui si salvò da una rivolta dei nativi della Giamaica durante il suo quarto e ultimo viaggio. Sapendo che il 29 febbraio 1504 si sarebbe verificata un’eclissi lunare, finse di provocarla lui stesso, dicendo poi che era un “avvertimento” del suo Dio: se la tribù non lo avesse aiutato, la Luna sarebbe scomparsa per sempre. E così ottenne tutte le provviste di cui aveva bisogno.

In causa con la Corona

Cristoforo Colombo morì in Spagna nel 1506, a 54 anni, con il corpo devastato dall’artrite e dopo molti guai: era stato arrestato e incarcerato con l’accusa di violenze sui nativi americani e dovette rinunciare a gran parte dei suoi guadagni in cambio della grazia. Ma gli eredi si ribellarono e intentarono una causa (che durò 20 anni) alla corona di Castilla y Leon, ottenendo alla fine un ricco vitalizio.

Film, serie tv e anche cartoon

Tra i tanti titoli di cinema e tv che hanno celebrato il mito di Colombo ricordiamo almeno: la miniserie per la tv “Cristoforo Colombo” diretta da Alberto Lattuada nel 1985, quella spagnola del 2012 (intitolata “Isabel” in omaggio alla regina Isabella di Castiglia) e due film del 1992: “1492 La conquista del paradiso” di Ridley Scott (con Gérard Depardieu nei panni del navigatore) e “Cristoforo Colombo - La scoperta”, con Marlon Brando e scritto da Mario Puzo, l’autore di “Il padrino”. E c’è anche un cartoon italo-giapponese del 1991 intitolato, ovviamente, “Cristoforo Colombo”.

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