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Amore e Sanremo: Ogni canzone mi parla di te

Stefania Carini è una giornalista e autrice che ha pubblicato il libro "Ogni canzone mi parla di te" (Sperling & Kupfer) con prefazione di Ivan Cotroneo

08 Febbraio 2019 | 17:18 di Redazione Sorrisi

Amore e Sanremo: non c'è binomio più forte nel nostro immaginario sentimentale. Sono cresciuta leggendo i testi delle canzoni del festival su Sorrisi, per poi fantasticare su note e intonazioni e interpretazioni. Non azzeccandoci mai. Ricordo benissimo Maldetta Primavera, l'avrò cantata mille volte davanti alla Tv. Eppure non durante il festival del 1981, perché allora non avevo nemmeno due anni. La memoria gioca brutti scherzi. In realtà è il nostro dna sentimentale a essere composto anche di canzoni, e a maggior ragione del Festival.

Mi venne l'idea di scrivere Ogni canzone mi parla di te due anni fa proprio nella sala stampa di Sanremo, mentre con un'amica e collega ragionavamo su vecchi successi che avremmo voluto vedere reinterpretati sul palco. Spesso mi viene chiesto se il libro è come quella scena di Bridget Jones, quella in cui lei canta in pigiama All By Myself. No, per favore, no. Io sono Checco Zalone al massimo. In Quo Vado, Checco va a vivere in Nord Europa diventando un cittadino modello. Una sera però accende la Tv e capita su Sanremo. E' il 2015, Al Bano e Romina riuniti cantano insieme Felicità. E' allora che il su dna italico si risveglia. Ecco, succede lo stesso al dna sentimentale, attivato da qualche canzone d'amore, che sia sanremese o non.

Al Bano e Romina nel 1982 cantavano la banalità del sentimento amoroso: “un bicchiere di vino con un panino”. Il punto è che quando sei felice non te ne frega di essere originale, e ti va bene essere anche kitsch come un ritornello sanremese. Durante l'esibizione, che potete recuperare su YouTube, si vede chiaramente Romina suggerire le parole ad Al Bano smemorato: non è amore questo? Suggeriti sussurrando le parole d'amore che non sai, e per giunta in Eurovisione.

A proposito di Sanremo, e di amore cantato al Festival, in suo saggio Stefania Ulivi, giornalista del Corriere della sera, spiega che tutto può essere ricondotto a Nilla Pizzi: da un lato l’amore ossessivo, forse un po’ torbido, di Grazie dei fior, dall’altro quello rassicurante, pragmatico di Vola colomba. Dunque al Festival si gareggia sempre mettendo in scena queste due posizioni: «Il gioco prevalente è quello degli opposti, sublimato negli anni trionfali del Festival, quelli di Baudo, nella presenza della valletta bruna e della valletta bionda».

Per lo più prevale però l'amore tragico e ossessivo. Perdere l'Amore (1988) è una canzone chiave per capire quanto uomini e donne siano uguali quando soffrono. “Adesso andate via/voglio restare solo” canta Ranieri, ma sta solo fingendo di essere un maschio forte che vuole starsene da solo col suo dolore. In realtà eccolo lì, eccolo lì sul palco dell'Ariston davanti a tutti dire che rischia di impazzire, che il cuore gli scoppia. Ha 36 anni e canta: “Quando tra i capelli un po' d'argento li colora”. Come cambia la percezione dell'età negli anni: oggi un Tommaso Paradiso non potrebbe mai cantare un verso simile.

Negli anni Novanta al festival le donne cantano la solitudine, dal “treno delle 7.30 senza lui” della Pausini a Giorgia che racconta “un vuoto che abbandona”. D'altra parte la solitudine è il grande dilemma della nostra era, in Inghilterra hanno anche istituito un ministero per monitorarlo. Carmen Consoli canta invece di un amore di plastica, quello che non c'è quando piangi e vaghi nel buio. Certo, non ci si deve mai accontentare di uno qualunque. La verità  è che gli amori possono essere di plastica, d'oro (come cantava Mango) e pure di burro (come diceva qualche anno dopo sempre Consoli), alla fine però ti deluderanno sempre. Perché in realtà ci aspettiamo sempre qualcosa che non c'è. Saranno le troppe canzoni.

E cosa ci aspettiamo da questo Sanremo 2019? Almeno una canzone d'amore - anche una sola – capace di diventare parte per sempre del nostro dna sentimentale. Perché come scriveva in Alta Fedeltà Nick Hornby: «La musica sentimentale ha un grande potere. Ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza»”

Ogni canzone mi parla di te (Sperling&Kupfer) racconta 25 canzoni d'amore + 1 bonus track (qui la playlist). Da 24 mila baci a La musica non c'è, passando in rassegna la musica dagli anni Sessanta fino ad oggi. Molte le pagine dedicate a Sanremo. Il libro non è una storia della musica, ma un viaggio nell'immaginario sentimentale: parte da una nota e si arriva fino ai social, ai film, alle fiabe. Il tutto con molta ironia. La prefazione è di Ivan Cotroneo: «In queste pagine ritroverete il modo in cui avete vissuto i vostri momenti importanti (d’amore, ma non solo) attraverso la musica. Avrete la prova di quello che avete sempre sospettato, e cioè che la musica scatena rivoluzioni anche dentro di noi. Non sono le parole delle canzoni a entrare nei nostri modi di dire, siamo noi a ritrovare nelle canzoni quello che stiamo vivendo o abbiamo vissuto. Ma più di ogni altra cosa troverete voi stessi e le vostre vite, come è capitato a me».