Candida Livatino: «I criminali firmano così i loro delitti»

La celebre grafologa ci parla del suo nuovo libro “Grafologia e criminologia”

9 Novembre 2023 alle 08:10

«Mi sono svegliata di notte con l’idea di scrivere questo libro. E con la dedica già in mente». La dedica recita: “A tutte le donne che sono state uccise per mano di un ‘uomo’ credendo nell’amore”. Lei è la grafologa Candida Livatino, spesso ospite di trasmissioni come “Forum”, “Unomattina” e “Mattino Cinque”.

Signora Livatino, il suo nuovo libro si intitola “Grafologia e criminologia”. Dunque la prima può aiutare la seconda?
«Sì, non tanto nel portare prove inoppugnabili, ma nel contribuire a tracciare il ritratto psicologico delle persone coinvolte. E poi c’è un’altra funzione della grafologia: permette di cogliere i segnali di allarme».

Quali sono questi segnali?
«L’analisi della scrittura ci aiuta a individuare ira repressa, narcisismo patologico, capacità manipolatorie, senso del possesso. Faccio solo qualche esempio: una scrittura irta, angolosa, spigolosa denota estremo nervosismo; un tratto tremolante è indice di rabbia trattenuta; l’uso di lettere grandi, riccioli e arzigogoli è un segno di ego spavaldo e smisurato; quello dello stampatello è un modo per nascondersi (infatti le lettere anonime sono scritte spesso in questo modo). E così via».

Nel libro lei analizza anche la scrittura di personaggi diventati famosi, sia vittime che carnefici.
«Parto dalle vittime, perché trovo atroce che vengano dimenticate per concentrarsi solo sugli assassini. Di Sarah Scazzi ed Elisa Claps, per esempio, emerge l’essenza pura e gioiosa, piena di ottimismo e voglia di vivere. Nella scrittura di altre si notano invece i segni di una sofferenza che stavano subendo già prima degli omicidi».

Lei è mai stata coinvolta in uno dei casi criminali che racconta?
«Spesso gli inquirenti mi hanno chiesto una consulenza. Ma il caso che mi ha colpito di più riguarda una donna che ha trovato il coraggio di scrivermi per parlare del marito. Analizzando la scrittura dell’uomo ho visto i segni di una natura violenta e pericolosa, e l’ho messa in guardia. Oggi lui è in carcere; per fortuna lei ha trovato la forza di lasciarlo prima che fosse troppo tardi».

Ma lei come è diventata grafologa?
«Per capire la scrittura di mio figlio Matteo! Era incomprensibile e una grafologa mi ha aiutato a comprendere perché: la sua mano non riusciva a stare dietro alla velocità del pensiero. Quella è stata l’occasione in cui mi sono innamorata di questa disciplina».

Questo libro lo ha scritto a mano o al computer?
«Scrivo sempre a mano. Il computer lo uso solo per la rifinitura finale».

Ci perdiamo qualcosa, a scrivere al computer?
«Direi proprio di sì. Una lettera scritta a mano dà un’emozione diversa, no? La scrittura a mano stimola concentrazione, creatività, capacità di sintesi. E memoria: gli studenti che prendono gli appunti a mano poi ricordano le informazioni molto più a lungo di chi si limita a fare copia e incolla su uno schermo».

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