Gianni Rodari, così il figlio di un fornaio diventò il genio delle fiabe

Sorrisi dedica una collana all’autore di tante favole (e canzoni!) che ancora oggi aiutano i bambini di tutto il mondo a crescere

24 Novembre 2022 alle 07:53

A oltre 100 anni dalla nascita, l’amore dei bambini (e di molti adulti) per Gianni Rodari è più vivo che mai. Del resto a lui sono dedicate centinaia di scuole in tutta Italia.

Una imperdibile collezione illustrata

Sono 32 i volumi della collezione “I capolavori di Gianni Rodari” e ognuno è illustrato da un grande disegnatore (per esempio, Bruno Munari, Emanuele Luzzati e Giulia Orecchia). Li trovate ogni settimana in edicola a 8,90 euro (rivista esclusa).

Ora Sorrisi celebra lo scrittore ripubblicando le sue opere in un’unica collana, con i disegni di grandi illustratori. Ma scopriamo qualcosa di più su di lui...

La casa sul lago
Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul Lago d’Orta, figlio del fornaio del paese e di una sua commessa. Lo scrittore però perse il papà a soli 9 anni. «L’ultima immagine che conservo di mio padre è quella di un uomo che tenta invano di scaldarsi la schiena contro il suo forno. È fradicio e trema. È uscito sotto il temporale per aiutare un gattino. Morirà dopo sette giorni di broncopolmonite. Di lui non ricordo il volto, ma le braccia: si abbruciacchiava i peli con un giornale acceso perché non finissero nella pasta del pane».

Pane, Cuore e cioccolata
Il primo libro che ha ricevuto è stato “Cuore” di Edmondo De Amicis. «Siccome mio padre riempiva il cortile di casse vuote, io ne prendevo una, ci facevo il mio rifugio e ci andavo a mangiare pane e cioccolata, e a leggere “Cuore” e a piangere».

Il suo strumento
A 10 anni costruì uno strumento musicale con i coperchi di vecchie scatolette di lucido da scarpe. Poi studiò per anni il violino e con due amici formò un trio che suonava nelle osterie.

Maestro e giornalista
Diplomatosi maestro a 17 anni, nel 1938 fece anche il precettore per una famiglia di ebrei fuggiti dalla Germania. Insegnò poi in vari paesini e i bambini lo aiutavano a scrivere le sue opere. Diventato giornalista, lavorò per “l’Unità” e il “Corriere dei piccoli”.

Il successo
Nel 1951 pubblica “Il romanzo di Cipollino” e “Il libro delle filastrocche”. Da allora la sua fama cresce costantemente grazie a titoli come “Favole al telefono” (1962), “Novelle fatte a macchina” (1973) e “C’era due volte il barone Lamberto” (1978).

Teoria dell’invenzione
Tra tante novelle e filastrocche Rodari scrisse anche un volume intitolato “Grammatica della fantasia” (1973), in cui teorizza che il processo dell’invenzione fantastica sia insito nella natura umana. A scatenarlo basta l’accostamento insolito di due parole o situazioni: «Cosa succederebbe se la città di Reggio Emilia si mettesse a volare? E se un coccodrillo si presentasse a “Rischiatutto?”».

Errori creativi
Per Rodari «sbagliando s’inventa». Infatti dedicò agli sbagli il bellissimo “Libro degli errori” (1964)con filastrocche come: “Per colpa di un accento / un tale di Santhià / credeva d’essere alla meta / ed era appena a metà”.

Rivoluzionario
Rodari sosteneva che «le fiabe sono alleate dell’utopia, non della conservazione. Crediamo nel valore educativo dell’utopia, passaggio obbligato dall’accettazione passiva del mondo, alla capacità di criticarlo, all’impegno per trasformarlo».

Ridere di più
La sua idea di scuola: «Nelle nostre scuole si ride troppo poco. Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?».

Ci vuole un fiore
Alcuni suoi testi divennero canzoni con la musica di Sergio Endrigo. Il loro più grande successo è del 1974: “Ci vuole un fiore”.

Come un Nobel
Rodari è l’unico italiano ad aver vinto (nel 1970) il Premio Andersen, considerato il Nobel della letteratura per l’infanzia (nel 2008 Roberto Innocenti lo ha vinto per la categoria illustratori).

Una star in Russia
I libri di Rodari sono stati tradotti in più di 50 lingue. È molto popolare in Russia fin dai tempi dell’Unione Sovietica, dove viaggiò spesso e dove i suoi libri erano letti nelle scuole, e uno, “Cipollino”, divenne un film (lo stesso personaggio è finito anche su un francobollo nel 1992).

Il film
Nel 1996 Enzo D’Alò ha girato il film d’animazione “La freccia azzurra” tratto dal romanzo di Rodari del 1964. Per le musiche Paolo Conte ha vinto un David di Donatello.

Forza Goldrake
Nell’ultimo anno di vita fece in tempo a difendere i cartoni giapponesi dalle critiche di allora scrivendo: «Invece di polemizzare, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?».

Il Meridiano
Nel 2020, per il centenario della nascita, Mondadori lo ha inserito nella prestigiosa collana dei “Meridiani”.

Sognava i burattini
Il suo progetto per la vecchiaia era... fare il burattinaio. Voleva farsi crescere una lunga barba bianca e poi scrivere storie solo per i suoi burattini. Purtroppo morì troppo presto, a soli 59 anni, nel 1980.

Il sole e la nuvola*

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava: «Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono». Nelle vigne ogni acino d’uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c’era filo d’erba, o ragno, o fiore, o goccia d’acqua, che non si prendesse la sua parte. «Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare». Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli. Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e guarda un po’, non gliene mancava nemmeno uno. La nuvola, per la sorpresa, si sciolse in grandine. Il sole si tuffò allegramente nel mare.
(*da “Favole al telefono”)

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