“Il duetto Mina Battisti. Teatro 10, 1972”, l’unica volta di Mina e Battisti insieme

Il loro duetto è diventato un libro. E naturalmente l’ha scritto un nostro giornalista

29 Settembre 2022 alle 08:31

Alle 21.47 di domenica 23 aprile 1972 voi stavate guardando la tv? Domanda strana. Lecita però, almeno per me che ho speso un mare di ore della mia vita per analizzare un frammento di televisione lungo otto minuti e 23 secondi, e trasmesso proprio a quell’ora dal Canale Nazionale, la Raiuno dell’epoca. Un frammento che ho visto infinite volte. Solo che io, un giorno, ho cominciato a chiedermi come fosse nata l’idea, cos’altro fosse successo in quella trasmissione, come avesse reagito il pubblico… Risposta dopo risposta (alcune precise, altre sfumate dal tempo), la fissazione è diventata un volume di quasi 300 pagine appena arrivato in libreria: “Il duetto Mina Battisti. Teatro 10, 1972”.

Sì, alle 21.47 di quella sera di 50 anni fa i miti più schivi della nostra musica leggera condivisero il palcoscenico per la prima e unica volta. Cantarono “Insieme”, “Mi ritorni in mente”, “Il tempo di morire”, “E penso a te”, “Io e te da soli”, “Eppur mi son scordato di te” ed “Emozioni” con la gioia di due amici che finalmente si trovavano fianco a fianco. Sorrisi veri e grandi Canzoni in Tv, insomma.

Il libro “Il duetto Mina Battisti. Teatro 10, 1972”

In 288 pagine “Il duetto Mina Battisti. Teatro 10, 1972” (Minerva, 20 euro) di Enrico Casarini, giornalista di Sorrisi e autore dell’articolo, racconta la storica serata rievocando vita, musica e tv dell’Italia di 50 anni fa.

E io cosa guardavo? Avevo 5 anni. So che la sera prima, a quell’ora, ero sintonizzato sul Nazionale con tutti i bambini d’Italia per la terza puntata di “Le avventure di Pinocchio”. Ma di quel “Teatro 10”, accidenti, non ho un ricordo preciso. Forse ero troppo piccolo per uno spettacolo così e quindi ero già andato a nanna. Nell’Italia del 1972 quasi tutte le famiglie avevano un solo televisore e si guardava quel che volevano i “grandi”. Scegliendo tra Nazionale e Secondo, perché non c’erano altri canali o alternative multimediali. Si favoleggiava di videocassette come nuovo passatempo molto chic.

Andava di gran moda, invece, parlare male di “Teatro 10”. Oggi è leggendario, allora non c’era critico che non lo stroncasse: «Il solito baraccone», «Per gente di bocca buona», «Cretinismo canoro»… C’erano applausi solo per Mina, ospite fissa al fianco del presentatore Alberto Lupo. Del resto lei era in forma strepitosa. Entrata in scena fresca del trionfo di “Grande grande grande”, nello show trovò un nuovo successo con la sigla finale “Parole parole”. Peccato che non amasse queste due canzoni (di “Parole parole” non voleva neppure fare il disco) e che il suo desiderio di stare a Lugano coi figli Massimiliano e Benedetta le facesse sognare di registrare in due o tre giorni tutti i suoi interventi: ogni puntata proponeva una canzone, un duetto e un medley di successi. Avrebbe potuto: era sempre perfetta alla prima esecuzione. E invece doveva rispettare gli strani tempi di produzione di uno spettacolo costruito “in laboratorio” dal regista Antonello Falqui. Infatti non solo “Teatro 10” non era uno “show del sabato sera” (lo fu per due puntate: le altre sei scivolarono alla domenica per lasciar spazio a “Pinocchio”), ma non era neppure in diretta, come molti credono. Ogni serata era un collage di numeri realizzati dal vivo e poi messi in frigo per venire combinati secondo il gusto di Falqui. Il duetto Mina-Battisti, per esempio, fu registrato il 18 aprile, montato il 22 e trasmesso il 23: un record di velocità perché il “cassetto” dei duetti era vuoto.

Ma com’era entrato in questa storia Lucio Battisti? Qui c’è un po’ di mistero. Lucio viveva una primavera intensa. Doveva lanciare l’album “Umanamente uomo: il sogno” e già progettava “Il mio canto libero”. Andare in tv era l’ultimo dei suoi pensieri, anche perché la odiava: «Non conosco tortura che la superi» diceva in quei giorni. Forse non è un caso che dopo quell’esibizione perfetta non sia più apparso sui piccoli schermi italiani. Qualcuno, quindi, dovette convincerlo… L’ipotesi più affascinante e sostanziosa è che l’abbia fatto Mina. I giornali la braccavano 24 ore su 24 e davano conto di tutto ciò che faceva, così sappiamo di un importante incontro notturno a Milano con Lucio. Mina in quel momento lo adorava e lui adorava lei: esattamente dopo quella chiacchierata venne fuori l’atteso “sì”.

Battisti si organizzò velocemente. Garantendo l’usuale ingaggio dell’epoca (circa 800 euro di oggi), anticipando la lista delle canzoni che avrebbero “cucito” insieme senza soffermarsi troppo sulla presenza di Mina, Lucio convocò al Teatro delle Vittorie di Roma alcuni musicisti di fiducia. In tv li avrebbe definiti «cinque amici da Milano»: Gianni Dall’Aglio, Angel Salvador, Gabriele Lorenzi, Massimo Luca ed Eugenio Guarraia. Con gran dispetto dell’orchestra Rai, avrebbero accompagnato loro Mina e Battisti in quel breve ed eterno viaggio tra melodia e rock.

Se vi chiedete quale risonanza ebbe il duetto, la risposta è curiosa. I giornali (solo loro parlavano sistematicamente di tv e musica…) praticamente lo ignorarono. Il pubblico no: gli oltre 21 milioni di italiani che videro lo show sarebbero stati i primi a dire: «Ma hai visto Mina e Lucio!?». Proprio come facciamo noi ogni volta che “inciampiamo” in quel sogno in bianco e nero.

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