Home LifestyleLibriIl fumetto de «Lo stato sociale»: la commovente storia di «Andrea»

Il fumetto de «Lo stato sociale»: la commovente storia di «Andrea»

Il gruppo rivelazione di Sanremo 2018 presenta la sua prima graphic novel. Scritto per lo più da Bebo, è un romanzo a fumetti ambientato nella periferia della loro amata Bologna

Foto: Lo stato sociale  - Credit: © Ufficio stampa

01 Novembre 2018 | 20:25 di Alessandro Alicandri

Al Lucca Comics & Games il mondo fumetto incontra spesso la musica. Lo Stato Sociale, rivelazione a Sanremo 2018 con il brano «Una vita in vacanza», qui presenta una storia a fumetti speciale. «Andrea» è la prima graphic novel del gruppo, da un'idea del poliedrico Bebo (Alberto Guidetti).

Dalla drum machine alla sceneggiatura di una lettura così particolare, il passo non è tanto breve.«Era solo un foglio scritto su Word, una paginetta con la sinossi di un possibile libro» racconta Bebo «Poi, dall'incontro casuale in un bar, il disegnatore Luca Genovese (Dylan Dog/Orfani/L'era dei robot giganti) ha portato quell'idea ad uno step successivo, dando forma a quello che oggi è un fumetto».

L'opera si chiama come il suo protagonista, «Andrea»: racconta in 128 pagine di un ragazzo cresciuto in un bar nella periferia di Bologna, circondato non da amici ma dalla macchina del caffè e dai rumorosi clienti che abitano il suo bar. Escluso dalla vita e dedito al solo lavoro, ha perso la percezione del mondo reale lontano dal bancone.

«Il nostro Andrea ha un passato turbolento» spiega Bebo «dopo la morte di una persona a lui molto cara, la sua "socialità" è fatta solo da papà e un ragazzo che consegna i cornetti congelati da mettere nel forno». A un certo punto, uno sfratto per una tragica decisione comunale, trasformerà la sua vita: «Scoprirà presto di non avere un ruolo attivo nella propria vita e per questo cercherà un modo per salvarsi».

Un "collettivo", cinque teste pensanti

Mentre Lodo è a «X Factor» (è dovuto ripartire per Milano poco prima della conferenza) e Albi è in viaggio di nozze, Checco e Carota spiegano come fanno a gestire progetti "da collettivo" quando le menti sono spesso autonome. «Tutto quello che arriva a nome del gruppo» dice Carota «fa parte di complesse decisioni prese assieme, anche la partecipazione di Lodo a X Factor è avvenuta con lo stesso processo».

«Abbiamo idee autonome e discutiamo sempre di uno stesso punto» continua «queste libertà aiutano o non aiutano il gruppo? Quando viene fatta qualsiasi scelta ed è ufficiale, vuol dire che la risposta del gruppo è "sì"».

«Anche se lo sviluppo di alcuni progetti è individuale» dice Checco «in realtà c'è sempre un confronto continuo via mail. Anche Lodo ci presenta spesso le sue idee per il programma di cui adesso è giudice e ce le sottopone per sentire le nostre impressioni. I progetti di uno, sono i progetti di tutti noi». Tra l'altro nel caso «Andrea» è stato Albi a spiegare a Bebo che la storia non era adatta a un romanzo, ma a qualcosa di diverso.

La vita in periferia

Bebo, Checco e Carota si sono poi lasciati andare a confidenze molto interessanti sul loro passato, in qualche modo legato alla periferia, tema portante e delicatissimo di questa storia. Ecco le dichiarazioni.

Bebo
«Vivo nella periferia di una Bologna direi abbastanza benestante. È una zona residenziale molto abitata e mi colpisce che la biblioteca più vicina sia a un chilometro e mezzo. Fuori dal centro cittadino, c'è poca o nessuna attenzione da parte delle amministrazioni, così le periferie si ritrovano spesso in mezzo al vuoto. I bar chiudono presto, non c'è nessun posto aperto, i mezzi pubblici non passano di notte. È in situazioni come questa che nasce il germe dell'abbandono, che non riguarda solo il posto dove vivono le persone, ma le persone stesse».

Checco
«Arrivo dalla bassa Emilia-Romagna, un posto dove non c'è assolutamente niente, è il concetto più estremo di pianura. Per questo quando mi sono trasferito a Bologna per l'università, mi pareva di stare a New York. Se a Bologna, usando un'immagine fantasy, puoi diventare un mostro pieno di tentacoli e stabile perché hai mille "appigli", in certe situazioni di periferia sei come su una gamba sola, in equilibrio precario. Spesso, ti mozzano anche quell'unica gamba. Per questo poi crolli: se non hai nulla, non sai nemmeno di cosa hai bisogno. Se non esci dai luoghi dove sei sempre stato, non puoi avere nessuna forma di integrazione».

Carota
«La mia famiglia è stata accolta a Bologna in un centro occupato. So bene cosa significa e quanto sia importante la presenza di strutture sociali che possano aiutarti se hai bisogno. È una fase molto delicata quella nella quale stiamo vivendo: la Bologna raccontata in "Andrea" è quella che viviamo anche noi, buona e accogliente ma anche fredda e isterica. Il sottile equilibrio tra questi elementi la rende una città unica, ma è un periodo in cui questo equilibrio sta per essere minacciato. Nel romanzo a fumetti, si parla un po' di questo».

La copertina di «Andrea»