“Lo sciamano”, il primo libro di Salvatore Esposito

Il Genny di Gomorra ha scritto un thriller inquietante prima dell'arrivo dell'ultima stagione della serie

Salvatore Esposito  Credit: © Getty Images
17 Giugno 2021 alle 16:34

Genny è diventato scrittore. Lo chiamo così perché per i fan della serie “Gomorra” Salvatore Esposito è il boss di Scampia Genny Savastano, personaggio che l’ha reso famoso in Italia e ancora di più all’estero, come ci racconterà più avanti. Ma partiamo da questa bella novità. L’attore napoletano il 15 giugno ha pubblicato il suo primo libro: "Lo sciamano", un thriller inquietante.

Salvatore, perché ha deciso di scriverlo?
«Prima del lockdown mi trovavo a Chicago per girare la serie “Fargo 4”. Ero da solo e non avevo molto da fare dopo le riprese, così ho iniziato a creare la storia e il protagonista, un detective che ricostruisce la psiche dei criminali. Avevo voglia di esplorare un mondo che mi affascina, quello dell’occulto e dell’esoterismo».

Come mai è attratto proprio da questi temi?
«Vengo da una realtà e da una famiglia molto credente che si è sempre confrontata con il bene e il male, il naturale e il soprannaturale. Sono curioso e se qualcosa mi stuzzica devo capire il perché e studiare».

Non è che le cinque stagioni di “Gomorra” l’hanno influenzata?
«In realtà no, anche perché in “Gomorra” il male è reale, nel libro è legato a qualcosa di non umano».

A proposito, ha da poco finito di girare “Gomorra”. Com’è stato dire addio a Genny?
«Quando vivi in simbiosi per otto anni con un personaggio, diventa la tua nemesi. Qualcuno che non vuoi vedere, ma da cui non riesci a staccarti. È stato un viaggio bellissimo, mi ha dato un’opportunità enorme di dimostrare in Italia e all’estero cosa potevo fare».

È vero che per i suoi ruoli s’ispira agli animali?
«Lo insegna il “metodo Stanislavskij“ (una tecnica di recitazione adottata anche dal celebre “Actors Studio” di New York da cui sono uscite molte star, ndr). Si parte dallo studio di un animale per raccontare come essere stupidi, simpatici, imponenti...».

Genny che animale è?
«Nella prima stagione era goffo come una scimmietta. Nell’ultima è uno squalo».

Ora cosa farà? Una pausa?
«No, da due settimane ho iniziato a Roma le riprese di un film molto carino e leggero, “L’ultima cena”. Sarò un ragazzo che si approccia al mondo della ristorazione e incontrerà una chef, interpretata da Greta Scarano. Poi a luglio inizierò a Napoli le riprese di un altro film per il cinema di cui però non posso anticipare nulla».

Torniamo un attimo al libro che ha dedicato “A Paola, amore della mia vita”. Si sbilanci un po’...
«Il 4 giugno abbiamo festeggiato sette anni d’amore. Ci siamo conosciuti quando lei, che all’epoca studiava in Spagna, ha iniziato a scrivermi dei messaggi sui social dopo aver visto i video di backstage di “Gomorra”. Dopo una settimana l’ho raggiunta ed è iniziato tutto. È l’unica che riesce a farmi sorridere ed emozionare».

Lieto fine nell’aria?
«Vedremo. Non programmiamo nulla. Ora viviamo a Roma insieme».

Fa anche una dedica ai suoi genitori. Hanno approvato le sue scelte?
«Papà faceva il barbiere, mamma la casalinga. Mi hanno sempre sostenuto, anche nei momenti difficili. Abbiamo fatto grandi sacrifici. Devo tanto a loro».

Quando è nato l’amore per il mestiere dell’attore?
«Da bambino. Facevo le recite a scuola e teatro al liceo linguistico, però poi ho dovuto confrontarmi con la vita vera. A 19 anni ho iniziato a lavorare da McDonald’s e a fare carriera nell’azienda. Ho lasciato l’università. Ma a 24 anni la voglia di realizzare il mio sogno mi ha portato a Roma, dove ho studiato all’accademia di Beatrice Bracco. Dopo due anni e mezzo è arrivata “Gomorra”».

Un successo che l’ha portata a lavorare negli Stati Uniti. Ci racconti meglio.
«Ero a Los Angeles per degli incontri di lavoro, ho conosciuto chi faceva i casting della serie “Fargo” e mi ha parlato di vari progetti. Dopo un anno mi hanno offerto il ruolo di Gaetano, costruito apposta per me. Non mi hanno fatto fare neppure il provino!».

In Italia non si sente valorizzato come merita?
«No. Quando vado all’estero e parlo con produttori e registi internazionali, da Oliver Stone a Luc Besson che mi ha voluto nel film “Taxi 5” (mai arrivato in Italia), mi accorgo che sono visto come una star internazionale, in Italia no. È un Paese molto provinciale, che va sul sicuro e non ama rischiare. All’estero non è così. C’è più meritocrazia. Ma non la vivo con pesantezza. Quello che potrò fare per la mia città e la mia nazione lo farò, ma se mi verranno date altre opportunità all’estero le accoglierò con grande piacere. Per finire, posso dire un’ultima cosa?».

Prego, faccia pure.
«Ho sempre sognato di vincere un Telegatto, per me è il premio più importante. Ai tempi, se ci fosse stata “Gomorra”, avremmo fatto incetta. Quindi, ora che arriva l’ultima stagione, non è che si può fare qualcosa (ride)?».

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