Sanremo 2021

“Lucio Dalla”, ecco l’imperdibile biografia

Esce un libro che racconta la vita di uno degli artisti italiani più amati di sempre. Con aneddoti inediti e curiosità

Lucio Dalla (1943-2012)
18 Febbraio 2021 alle 09:14

La sua musica ancora ci accompagna ogni giorno. E dal 23 febbraio potremo trovare in libreria anche una biografia “monumentale” che naturalmente prende il suo nome: “Lucio Dalla” (Mondadori, 20 euro). Dalla, spentosi il 1° marzo del 2012 a Montreux, in Svizzera, ha vissuto 69 anni a dir poco intensi: li hanno approfonditi due giornalisti, Ernesto Assante e Gino Castaldo. Sorrisi ha letto il libro in anteprima e queste sono alcune delle curiosità che s’incontrano nelle 372 pagine.

I genitori erano Giuseppe, commerciante di oli e direttore del club di tiro a volo di Bologna, e Iole, modista.

A 3 anni sfugge ai genitori per cantare una canzone, “Op, Carolla”, con l’orchestrina del Caffè Centrale, che si affacciava su piazza Maggiore a Bologna.

A 6 anni entra nella compagnia di operette “Primavera d’arte” di Bruno Dellos. Il suo soprannome è Briciola.

Da ragazzino già suona fisarmonica e clarinetto. Al clarinetto è così bravo che nel marzo 1960 entra nella più famosa jazz band di Bologna, la Rheno Dixieland Band, come secondo clarinettista al fianco di Pupi Avati.

Nel 1962 lascia il jazz per il pop. Entra nei Flippers, che per ingaggiarlo salgono da Roma a Bologna. Li manda Ennio Morricone, che ha apprezzato Lucio sentendolo suonare con la Seconda Roman Jazz Band.

Ai tempi dei Flippers spesso si “dimentica” di indossare i calzini. Quando il locale dove devono suonare richiede una certa etichetta, se li disegna con un pennarello nero.

Gino Paoli conosce Dalla durante il Cantagiro del 1963 (i Flippers sono il gruppo che accompagna Edoardo Vianello) e rimane colpito dalla sua energia. Nel 1964 lo porta di forza agli studi Rca di Roma e gli fa incidere la sua prima canzone, “Lei (non è per me)”. Lucio esige di cantare al buio; Paoli scopre che, per trovarsi a suo agio, s’è spogliato e s’è messo le mutande in testa.

Incontra Renzo Arbore alla Rca di Roma e gli chiede: «Per caso sei il figlio della signora Arbore che comprava i vestiti da una modista di Bologna?». Arbore capisce di avergli fatto da “baby-sitter” mentre sua madre provava i vestiti proposti dalla mamma di Lucio.

Nel 1950 accompagna la madre a San Giovanni Rotondo: Padre Pio gli dice di non mettere più piede sul palcoscenico. Lucio non ubbidirà, ma rimarrà devoto al santo per tutta la vita. Lo incontra più volte: l’ultima il giorno prima della morte del frate, il 22 settembre 1968.

Nella quotidianità adotta lo pseudonimo “Domenico Sputo”. L’origine del nome non è chiara, ma sul campanello della casa in via D’Azeglio 15 a Bologna Sputo è definito commendatore, mentre su una finta targa stradale di fianco alla sua villa alle Tremiti diventa un pilota della Seconda guerra mondiale.

Tra l’aprile del 1970 e l’agosto del 1971, conduce sul Programma Nazionale della Rai (oggi Raiuno), nella fascia pomeridiana della Tv dei ragazzi, “Gli eroi di cartone”, trasmissione di cartoni animati.

Il “caro amico” a cui è scritta la lettera della canzone “L’anno che verrà” è Giuseppe “Ros” Rossetti, artista bolognese arrestato per errore durante un’inchiesta sull’estremismo politico in città.

Il 16 giugno 1979 parte da Savona lo storico tour “Banana Republic” in cui Dalla divide il palco con Francesco De Gregori. Il cielo minaccia pioggia, così prima del concerto Lucio inizia a girare per lo stadio recitando «Gesù, Gesù, non far piovere quaggiù, fai piovere più in là, c’è Guccini che suonerà». Non pioverà. Non si sa, però, se sia piovuto sul concerto di Francesco Guccini, a un centinaio di chilometri di distanza.

Scrive il testo di “Futura” in mezzora, seduto su una panchina di fronte al Muro di Berlino. Nella panchina di fianco si siede Phil Collins, in città per un concerto con i Genesis.

Ogni 6 gennaio Lucio organizzava una cena per poveri e senzatetto da Napoleone, una pizzeria nella periferia di Bologna. Per tutta la vita si dedica alla beneficenza, cercando di tenere ogni gesto nel massimo segreto.

“Caruso” nasce al Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, dove Dalla si rifugia dopo un’avaria alla sua barca “Catarro”. L’ispirazione viene visitando la suite dove aveva vissuto un paio di mesi il tenore Enrico Caruso poco prima di spegnersi nel 1921.

Astemio, produce per alcuni anni un vino dalle uve della sua tenuta di Milo, alle pendici dell’Etna. Destinato agli amici, si chiamava “Stro*zetto dell’Etna”, nome suggerito dall’attore Carmelo Bene.

Partecipa tre volte alla Mille Miglia, la storica gara automobilistica su strada. Nel 1999 e nel 2000 corre insieme con Alessandro Bergonzoni; nel 2003 con il fotografo Oliviero Toscani.

Nel 2012 accetta l’invito al Festival di Sanremo fatto dall’amico di sempre Gianni Morandi, che quell’anno conduce per la seconda volta. Non vuole partecipare da ospite, però, bensì da direttore d’orchestra e coautore per la canzone “Nanì” di Pierdavide Carone, quinta classificata. L’esibizione nella serata finale del Festival (il 18 febbraio) è l’ultima di Dalla in Italia.

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