Marcell Jacobs: «Corro col sorriso perché è la cosa che amo di più»

Il campione olimpico (due medaglie d’oro a Tokyo) ha scritto un libro sulla sua vita. E noi gli abbiamo consegnato il Telegatto

19 Maggio 2022 alle 08:22

Si intitola “Flash”. Come un fulmine. D’altronde quale nome potrebbe essere più azzeccato per il libro che racconta la vita e la storia (sportiva e personale) di Marcell Jacobs, l’uomo più veloce del mondo, quel ragazzo che lo scorso anno alle Olimpiadi di Tokyo, esultante con il tricolore sulle spalle, ci ha fatto gioire per le sue due medaglie d’oro, quella dei 100 metri e quella della staffetta 4x100?

Noi di Sorrisi abbiamo voluto consacrare Marcell Jacobs a modo nostro, consegnandogli quello che per noi è l’equivalente di una medaglia d’oro olimpica: il Telegatto. Un riconoscimento che il direttore Aldo Vitali gli ha assegnato non solo per essere il meraviglioso campione che ha emozionato l’Italia e il mondo e ha portato il nostro Paese là dove non era mai arrivato prima nella storia, ma anche per il suo essere campione nella vita, nel voler dire ai giovani: «Non importa se venite da situazioni difficili, non mollate mai, perché con impegno e sacrificio i sogni si avverano. Io ne sono l’esempio. E sono davvero orgoglioso di ricevere il Telegatto».

Come mai ha deciso di scrivere questo libro?
«Proprio per dire a tutti: ecco, questa è la mia storia. Se credete in un sogno, andate a prendervelo!».

Lei è l’uomo più veloce del mondo.
«In realtà nella vita io sono il più lento e pigro del mondo! Le mie giornate sono scandite dalla clessidra più che dal cronometro (ride). Do il 100 per cento in pista ma fuori prendo tutto con tranquillità».

Le snocciolo questi numeri che raccontano la sua impresa olimpica: 9,80 secondi; 0,1 tempo di reazione in partenza; 45 falcate in 100 metri; 43,1 km all’ora di velocità massima... Sono i numeri della “motoretta umana”. Chi la chiamava così?
«Mio nonno Osvaldo, il papà di mamma Viviana. In famiglia erano tutti appassionati di moto e quando da piccolo ero a casa dei nonni passavo tutto il giorno in cortile a correre. Non potevo andare in moto perché mamma aveva paura che mi facessi male, allora correvo imitandola: facevo il rumore con la bocca, fingevo di impugnare il manubrio. E nonno Osvaldo mi diede quel soprannome».

La medaglia olimpica l’ha dedicata a lui.
«Esatto. Ha sempre creduto in me, seguiva le mie gare, comprava i giornali e conservava gli articoli che parlavano di me. Avrei voluto che assistesse alla mia vittoria in tv, ma a dicembre 2019 se n’è andato per un incidente».

Quando è entrata la corsa nella sua vita?
«Ero alle elementari e a ricreazione organizzavano le gare di corsa. A un certo punto non mi hanno più fatto partecipare perché vincevo sempre!».

Era imbattibile: una volta durante una gara ha perso una scarpa e ha vinto lo stesso!
«Avrò avuto 9 anni. Era un campionato provinciale. Non avevo allacciato bene una scarpa e durante la gara volò via. Ho continuato a correre, non mi arrendevo mai».

Lei corre sempre con il sorriso. È parte del suo segreto?
«Forse sì. Per me è sempre stato un divertimento, corro con gioia perché è la cosa che più mi piace fare».

Prima delle gare importanti va ad augurare “in bocca al lupo” ai suoi avversari. Non è scontato...
«È vero, infatti nessuno se l’aspetta. È successo anche a Tokyo prima della finale. Io sono fatto così».

Prima di ogni partenza ha dei gesti rituali?
«Sì. Mi tocco le spalle perché è come se prendessi il mio io bambino, con tutte le sue paure, e gli dicessi: “Guarda fino a dove siamo arrivati: non temere nulla, goditi questo momento”. Poi guardo avanti e metto le mani al lato degli occhi per ricordarmi di essere focalizzato solo sulla mia corsia e di non preoccuparmi di quello che c’è intorno».

E prima ancora c’è la preparazione.
«Comincio dalla borsa. Pantaloncini, canotta, pettorale, quattro bottigliette d’acqua, la bustina di miele, le scarpe, dopo aver controllato che ci siano tutti i chiodini sotto. E prima ancora taglio i capelli...».

Come mai?
«Prima di una gara importante mi faccio rasare a zero con la macchinetta e mi sistemo la barba, in modo da essere ordinato quando mi inquadrano in tv. Sono un perfezionista no (ride)?».

E poi c’è la musica, che è fondamentale in allenamento e prima della gare.
«Ho le mie playlist. Le cambio spesso, ma la musica che preferisco è il rap, la trap e l’hip hop».

Lei è nato nella base militare di El Paso in Texas.
«Sì, ma a pochi mesi mamma mi ha portato in Italia quando papà, che era un militare, è andato in missione in Corea del Sud».

L’assenza di suo papà, che aveva scelto di non essere presente nella sua infanzia, è sempre stato un nodo dentro lei. È riuscito a scioglierlo?
«Sì, adesso non ci sentiamo tutti i giorni, ma abbiamo un rapporto. Avevo creato un muro nei suoi confronti, non volevo più saperne, poi ho capito che dovevo far pace con questa situazione, che lui è mio padre, nonostante tutto, e che dovevo accettarlo per quello che era. Questo è stato il passo più importante che ho dovuto fare nella mia vita. E per la prima volta lo racconto».

La sua compagna Nicole è il suo grande amore.
«Ci sposiamo a settembre. Le ho chiesto la mano in modo romantico. Mi sono inginocchiato davanti a lei, c’erano i fuochi di artificio, con una scritta illuminata: “Mi vuoi sposare?”. Mi sono impegnato per farlo bene».

Il primo agosto 2021 a Tokyo: non solo era l’uomo più veloce del mondo ma anche il più felice!
«Eccome. Ho dormito le due notti successive con le medaglie al collo, me le volevo godere».

Lo farà anche con il Telegatto?
«Non dico che dormirò anche con lui... ma sarà esposto ben in vista a casa mia (ride)!».

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