Paolo Del Debbio: «Così Berlusconi decise di entrare in politica»

Il giornalista ci parla del suo ultimo libro, in edicola con Sorrisi

12 Giugno 2024 alle 08:08

«Geniale, realizzatore e generoso». Così Paolo Del Debbio definisce Silvio Berlusconi, scomparso proprio un anno fa, il 12 giugno 2023, all’età di 86 anni. Ed è proprio sulla forza delle idee dell’ex premier che è incentrato il libro in edicola da questa settimana con Sorrisi, “In nome della libertà”, al prezzo di 9,90 euro, rivista esclusa (160 pagine, Piemme). Ma non si tratta di una biografia, né di una valutazione complessiva del suo operato. «È il ricordo del suo visionario programma politico del 1994, anno in cui fece la sua discesa in campo» spiega l’autore. E chi meglio di Del Debbio poteva farlo? D’altronde fu proprio il giornalista, che allora aveva 35 anni, a ricevere l’incarico di scriverlo.

Quale ricordo ha di quella esperienza?
«Ero nel pallone! Oggi non saprei ricostruire quelle fasi. Non mi rendevo completamente conto di ciò che stavo facendo. Se ci penso ora, sono impressionato. Ho avuto una grande fortuna».

Ora ha più consapevolezza.
«Anche molti anni di più: quasi il doppio».

Che cosa si devono aspettare i lettori?
«Semplicemente la descrizione della sua proposta, che è sempre molto attuale».

Di chi è stata l’idea?
«Di Marina Berlusconi (da poco nominata Cavaliere del Lavoro, ndr), che ha anche scritto la prefazione e ci ha regalato un ricordo emotivamente intenso».

C’è anche l’ultimo scritto inedito di Silvio Berlusconi.
«Sono poche ma preziose paginette, scritte con mano molto ferma negli ideali e nei contenuti».

Il libro, appena uscito, sta vendendo molto bene. Soddisfatto?
«Di più, ipersoddisfatto».

Uno dei temi ricorrenti è la libertà. Ma che cos’è, secondo lei?
«È dare la possibilità a tutti di realizzare il proprio progetto di vita senza impedimenti».

Un concetto senza tempo.
«Sì, gli ideali, al contrario delle ideologie, non risentono del trascorrere del tempo. Rimangono saldi anche con il passare degli anni».

Esiste un modo giusto per comunicare questi ideali?
«Più che il modo, è importante ciò che si comunica. Siamo in una democrazia, che è bella perché ci sono scambi di idee e dibattiti».

D’altronde, lei a “Dritto e rovescio” ospita persone con idee diverse.
«Per me è una sorta di obbligo morale. Se si discute, bisogna farlo sempre alla pari. Altrimenti si chiama “uno contro tutti”».

Quale ruolo ha oggi la televisione nel dibattito politico?
«È fondamentale. Dicevano che la tv generalista, in cui lavoro io, sarebbe stata superata, ma non è successo».

Oggi però la politica è sempre più presente su Internet e social.
«È vero, ma in realtà la televisione continua a dominare».

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