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Massimo Sestini, in volo sopra il Vaticano

Intervista all'autore delle foto straordinarie che documentano l'apertura della porta Santa di San Pietro, che ha dato il via al Giubileo di Papa Francesco

Foto: Città del Vaticano Da un elicottero della Polizia di Stato veduta aerea di San Pietro  - Credit: © Massimo Sestini

09 Dicembre 2015 | 15:04 di Solange Savagnone

In redazione lo chiamiamo affettuosamente l’uomo Zenit, perché le sue fotografie scattate in verticale, da altezze vertiginose, stanno diventando un marchio di fabbrica. Uno dei tanti di questo geniale, scapestrato e imprevedibile fotografo. Un professionista talmente bravo (quanto umile), da aver vinto l’anno scorso il 2° premio General News del «Word Press Photo of the year», il riconoscimento fotogiornalistico più importante al mondo. Ci è riuscito grazie a un’immagine dall’alto di una caravella di disperati (da qui è partito il progetto  «Who are you?» per ritrovare qualcuno di quei profughi e raccontare le loro storie).

Non poteva essere, quindi, che lui, Massimo Sestini, l'autore delle immagini che oggi campeggiano su tutti i giornali: quelle di Piazza San Pietro e dei 50 mila fedeli accorsi ad assistere, l'8 dicembre, all’apertura della porta Santa di San Pietro. Gesto simbolico che ha dato il via ufficiale al Giubileo di Papa Francesco. Per realizzarle, Sestini è salito - unico fotografo al mondo ad ottenere l'autorizzazione - su un elicottero della Polizia di Stato (per la quale ha anche realizzato il Calendario 2016). Ecco cosa ci ha raccontato di questo servizio straordinario.

«La polizia mi ha chiamato per fare questo servizio perché sono trent’anni che documento i fatti più importanti della storia del nostro Paese: dall’omicidio di Falcone e Borsellino, a tutte le alluvioni, ai treni rovesciati, al Teatro della Fenice che brucia, al disastro di Linate… ho sempre “volato” su queste cose. Così la polizia, sapendo che sono il giornalista più preparato per fare fotografie di reportage aereo quando c'è qualcosa di grosso, mi chiama».

«La prima volta fu nel 2005 per il funerale di papa Giovanni Paolo II. Mi chiesero di fare un servizio per loro, ma gratuitamente. Io accettai a condizione di dare visibilità all’immagine regalandola poi, tramite il sito della polizia di Stato, a tutti i giornali del mondo, che così avrebbero potuto pubblicarla. Questo avrebbe dato visibilità alla polizia italiana e anche a me. In questo modo sono diventato l’unico fotografo a poter immortalare fatti di cronaca così importanti. Come il Giubileo di papa Francesco. Ho imparato che le cose non si fanno solo per soldi: le più appaganti si fanno per passione. Ho provato una grande emozione a volare sopra il Vaticano e il risultato sono state queste foto uniche, che dimostrano quanto un punto di vista diverso, anche se da 4 mila piedi di altezza, possa essere molto più significativo di un punto di vista all’interno dell’avvenimento».

«Ecco com’è andata. Io e il mio assistente, Carlos Folgoso, siamo partiti alle tre di notte e arrivati a Pratica di mare alle 6,30 con il volo che stava per decollare. Alle 9,30, poco prima dell’inizio della Messa, stavamo per andarcene in modo da non disturbare la cerimonia. Ma la fortuna enorme è stata che ho chiesto di fare un altro sorvolo: essendoci la “no fly zone” siamo saliti fino a 4 mila piedi, dove di solito volano gli aerei di linea e non si avvertono rumori. Così sono riuscito a immortalare il papa mentre stava per salire sul palco. Essere bravo significa essere presente, cioè cercare di essere là dove è più scarsa la possibilità di riuscita. È lì che me la gioco. Se ce la fai, il risultato è unico».

«Accadde la stessa cosa al funerale delle vittime del terremoto dell’Aquila. Decisi di volare nonostante il divieto perché c’era la messa. Pagai di tasca mia un pilota che mi portasse sopra i 4 mila piedi, dove non c’era più la “no fly zone”. Il pilota mi disse: “Io ti porto, anche se rischio il brevetto, ma non vedrai nulla. Ti consento un solo passaggio per scattare. O la va o la spacca”. Ma 230 bare allineate una accanto all’altra in un campo sportivo le vedi. Ho rischiato e ci sono riuscito. La foto zenitale che scattai, finì a tutta pagina sulla prima del Corriere della Sera».

«Quando sono là sopra, circondato dagli specialisti della polizia, sento che hanno totale fiducia in me. Anche quando chiedo di appendermi fuori dall’elicottero con una corda. Mi stimano e rispettano. Avendo volato con ogni mezzo, dalle frecce tricolore, alle mongolfiere, fino agli aerei da guerra più sofisticati, sono convinti che abbia più esperienza di loro. Mi sento quasi un pilota anch’io. Paura? Mai. Solo incoscienza totale».