Per i minori ora navigare su Internet è più sicuro

Dal 21 novembre sarà bloccato l’accesso ai “contenuti inappropriati” sui cellulari intestati agli under 18

21 Novembre 2023 alle 08:08

Dal 21 novembre entrano in vigore le nuove misure sul controllo parentale, contenute in una delibera dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), che bloccano automaticamente l’accesso a “contenuti inappropriati” nei cellulari dei minorenni.

Tre voci autorevoli ci aiutano a capire la nuova norma che consentirà e faciliterà, a proposito di siti pericolosi, il controllo dei genitori.

L’esperto di social Marco Carrara

Che cosa non potranno più fare?
«Non potranno più visitare i siti inclusi nelle otto categorie ritenute da Agcom inadatte. Ma attenzione: il blocco riguarda solo la navigazione sui siti e non sui social».

Quali sono le otto categorie?
«Sono i siti che offrono la vendita di armi e articoli simili, quelli relativi al gioco d’azzardo e alle scommesse, i siti con contenuti violenti, che veicolano il razzismo o supportano i disturbi alimentari e l’utilizzo di droghe, i siti che danno la possibilità di rendere non tracciabile l’attività sul web, i siti di sette religiose e quelli per adulti».

Il blocco avviene in automatico?
«Sì, nel caso di Sim intestate a minori. Va specificato che il genitore, tramite un’interfaccia molto semplice, può aggiungere o togliere siti dalla famosa lista delle otto categorie».

Un genitore come può attivare il blocco se la Sim è intestata a lui?
«Ci sono diverse modalità: con un codice Pin all’attivazione dell’utenza, tramite Spid, con autenticazione sul sito dell’operatore oppure attraverso un codice inviato via sms o via mail».

La misura è obbligatoria e gratuita per tutti gli operatori?
«Sì, ma c’è di più. I gestori telefonici sono chiamati a supportare e sensibilizzare i genitori nella configurazione di questo controllo parentale».

Quando il ragazzo compie 18 anni cosa succede al “blocco”?
«Si può disattivare facendo richiesta al proprio gestore telefonico tramite Spid, con un Pin fornito via sms oppure autenticandosi sul sito del proprio operatore».

Com’è la situazione all’estero?
«A luglio la Francia ha annunciato una misura simile, che sarà in vigore dall’anno prossimo: tutti i dispositivi che utilizzano Internet avranno il controllo parentale abilitato per impostazione predefinita».

Federica panicucci è mamma di teenager

Cosa pensa di questa novità?
«Sono a favore e ben felice. Il fatto che ci siano sistemi di blocco per i minori credo sia un valore aggiunto e una sicurezza in più».

Prima bisognava attivare volontariamente i servizi di controllo parentale. Lei li ha mai utilizzati?
«So che esistono ma non li ho mai usati. Non ho reputato ce ne fosse la necessità con i miei figli».

Lei è una “smanettona” o si limita a mandare messaggi?
«Mi capita di vedere video che ti spiegano funzioni insospettabili del telefonino, li guardo con attenzione, mi stupisco, penso che li userò ma il giorno dopo li ho già dimenticati!».

Con i suoi figli ha mai usato sistemi di controllo, come la geo-localizzazione?
«Queste applicazioni funzionano se mandi un messaggio alla persona che vuoi geolocalizzare e lei ti autorizza. Io la uso ed è molto comoda. Adesso Sofia è maggiorenne e Mattia ha 16 anni, ma quando escono e vanno in centro a Milano spesso guardo dove si trovano. Non per controllarli, ma per una questione di sicurezza».

Lei che paure ha riguardo all’uso dei cellulari dei suoi figli?
«Non ne ho. Li ho accompagnati all’uso consapevole dello smartphone, fanno attenzione e conoscono i pericoli. Non puoi dare un cellulare a un ragazzino senza educarlo e metterlo in guardia. Detto ciò, l’unica mia paura è stata la dipendenza dal telefono e allora metti dei paletti: a pranzo e a cena il telefono resta in camera e quando si studia deve stare in modalità silenziosa nel cassetto per non essere distratti dalle mille chat. Poi se sbirciano amen, l’importante è che il risultato scolastico arrivi, sappiano i limiti e qual è il loro dovere».

Controlla mai i loro cellulari?
«Quando erano piccoli certo, mi è capitato di controllare i siti di navigazione. Per fortuna non ho mai trovato niente di allarmante. Mi fido di loro e li vedo responsabili».

Lo psichiatra Paolo Crepet

Pensa che sia un provvedimento utile per i ragazzi?
«Tutte le forme che delegano alla tecnologia, limitando l’intervento di noi adulti, sono sbagliate. Non basta mettere un blocco o usare il controllo parentale. Il problema è se mi interesso o no della crescita dei miei figli. Che è ormonale e sessuale, ma anche emotiva e affettiva. Se un ragazzo cresce e non matura è un problema, ecco per quale ragione credo che il controllo parentale vada bene, ma debba essere accompagnato da altro».

Quali danni può causare la visione di contenuti inappropriati?
«Bisogna chiedersi chi giudica e cosa è inappropriato. Per esempio, una setta è molto più difficile da giudicare rispetto a un porno. Se uno dei settori in cui si interviene implica una certa manipolazione psicologica, è molto complicato stabilire un confine. Un influencer è molto vicino a un guru, distinguerli è difficile. Poi non tutto è negativo. Anche io sono considerato un maestro dai ragazzi, quindi devo essere censurato? Dobbiamo aggiornare i discorsi teorici che facciamo alla vita reale dei ragazzi. Dobbiamo capire che vita fanno, se sono felici oppure no. Se vedi un porno, la mia domanda rimane questa: cosa stai cercando? Felicità? Appagamento? Consumo? Io non ho la risposta, ma la cosa davvero importante è porsi la domanda».

Vanno posti dei limiti ai minori sull’uso del cellulare?
«Non ogni cosa che c’è dentro il computer è il demonio. Sta tutto nel seguire i ragazzi. Alle scuole medie dovrebbero studiare didattica digitale, partendo dal presupposto che il cellulare è uno strumento utile per la crescita, che va dosato dai genitori, che però dovrebbero dare il buon esempio. Anche noi adulti possiamo provare a chiudere il cellulare nel weekend. Non è un eccesso. L’eccesso è pensare che nessun momento della nostra vita sia disgiunto dall’uso della tecnologia».

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