Roberto Mancini: «Io, il calcio, la fede e gli eroi del mio cuore»

Le frasi più belle del tecnico della Nazionale impegnata ai campionati Europei

Roberto Mancini
26 Giugno 2021 alle 08:39

Per una volta mettiamo da parte la scaramanzia e ammettiamolo: l’Italia agli Europei di calcio sta facendo faville e il sogno di vincere quella coppa, che ci manca da più di 50 anni, è sempre più vivo (dal 26 al 28 giugno su Raiuno e Sky Sport Uno vedremo gli ottavi di fnale).

Una Nazionale, questa, che forse non avrà un grande campione in campo come in passato sono stati i vari Totti, Buffon o Del Piero. Ma il vero fuoriclasse è in panchina: parliamo del nostro allenatore Roberto Mancini. Tecnico capace in campo, ma anche un uomo che ha sempre raccontato se stesso con sincerità e generosità. Ecco, allora, una sintesi della sua filosofia calcistica e di vita, attraverso le sue frasi più emozionanti.

Un bambino vivace

«La mia maestra si chiamava Anna Maria Bevilacqua. Io ero un po’ vivace quando ero piccolo e quindi a scuola qualche volta creavo qualche problema durante le lezioni. Ero poco attento o magari non studiavo molto. La maestra parlò con mia mamma e mio papà: “La mattina prima di venire in classe, anziché il latte, dategli la camomilla” e quindi per un po’ mi diedero la camomilla la mattina. Questa maestra mi voleva veramente bene!».

Quando si ammalò di meningite

«Da bambino ho avuto la meningite. Ricordo tutto di quei giorni. E ci ripenso spesso. A 10 anni ero piccolo per comprendere sino in fondo quello che mi stava capitando. Ma quando ho iniziato a capire che ci si poteva morire, non ho più smesso di pensarci. Ed è ancora così».

La devozione alla madonna

«Mi aveva parlato di Medjugorje tanti anni fa il nostro parroco di Genova, ai tempi della Sampdoria. Lui ci andava negli anni in cui era quasi impossibile andare, quindi stiamo parlando degli Anni 80, quando c’erano dei problemi… Io non l’avevo mai vista (la Madonna, ndr), cioè non l’avevo mai conosciuta, eppure prima di andare mi è apparsa in sogno... non ho proprio la minima idea. Non lo so, è stata una cosa veramente stranissima. Poi sono andato e gliel’ho anche detto. Ci siamo parlati diverse volte... Io capisco che ci possano essere persone che non credono in questo ma io credo che il pensiero vada rispettato».

La fede

«Sono religioso come tante persone, ho avuto la fortuna di crescere vicino all’oratorio, di crescere bene. Un’ora passata a messa è meglio delle altre».

Due leggende

«Ho avuto due idoli. Michael Jordan nello sport e, nel mondo, papa Wojtyla».

Il calcio

«Mi guardo allo specchio e vedo un uomo giovane e molto fortunato. Ho avuto il privilegio di poter giocare a calcio. E ora di poter lavorare con i giovani, sempre con il pallone tra i piedi. Questo è il lavoro più bello del mondo».

Lui e Vialli

«Eravamo molto diversi. Ma proprio queste differenze ci hanno unito, ci hanno reso inscalfibili. Nessuno riusciva a entrare nel nostro mondo, eravamo l’unione che fa la forza, una cosa da brividi. Ricordo con emozione quegli anni. Era un periodo speciale. Tutto doveva ancora avvenire e noi eravamo ventenni, veloci con la testa e con i piedi. Vivevamo a Genova, una città che ti permette di fare tutto quello che vuoi».

Il rifiuto di andare ai Mondiali del 1994

«Fu una cretinata enorme, perché in quel Mondiale, tra gli infortuni, le squalifiche e il grande caldo, avrei giocato moltissimo. Risultato: non ho giocato un minuto al Mondiale, e la trovo un’assurdità, anche se in buona parte la colpa è mia».

Il rapporto col cellulare

«Lo smartphone è entrato prepotentemente nelle nostre vite e non è neanche così semplice privarsene: se uno ci riuscisse, vivrebbe anche un po’ meglio. A volte ci provo a tenerlo un po’ in carica, così non ci penso. E devo dire che quando me lo dimentico, poi sto meglio».

Gli piaceva il pianoforte

«Sono abbastanza stonato. Saper cantare bene e saper suonare uno strumento era, però, uno dei miei sogni. Ma non sono mai riuscito a migliorare. Mi piaceva il pianoforte. Tutti gli strumenti hanno una classe enorme, però credo che il pianoforte sia qualcosa di particolare rispetto agli altri».

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