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Sgomenti e silenziosi: l’editoriale del direttore

E allora, come direbbe Francesco: chi sono io per non coltivare la speranza di vivere in un mondo migliore?

Foto: Parigi  - Credit: © Visual via ZUMA Press

24 Novembre 2015 | 10:01 di Aldo Vitali

L’altra sera, dopo gli attentati di Parigi, ero in Piazza del Duomo a Milano e ho sentito il bisogno di entrare nella cattedrale per accendere una candela in memoria delle persone che hanno perso la vita in quella notte assurda e orrenda.

Mentre aspettavo di essere perquisito (per entrare in chiesa, pensate a che punto siamo arrivati!), ho scoperto che tutti noi in coda eravamo spinti dalla stessa motivazione: testimoniare il nostro dolore, sia pure con un gesto piccolo che non avrebbe lenito quello dei familiari delle vittime, né aiutato gli investigatori ad arrestare i colpevoli. Sapere che tutto il mondo è in allarme mi sgomenta e il mio perenne ottimismo ora è adagiato sul fondo del mio animo, mentre in superficie sono serio e silenzioso.

C’è papa Francesco in copertina e sebbene la cosa non abbia attinenza coi fatti di Parigi (era programmata da tempo come anteprima del film sulla sua vita, di cui ci parla Tiziana Lupi a pag. 18), credo che la coincidenza sia positiva: il suo urlo «Maledetti!» contro i terroristi e i mercanti d’armi e il suo ostinato perseverare nell’obiettivo di ottenere una ragionevole pace per tutti mi sembrano spiragli di luce nel buio.

E allora, come direbbe Francesco: chi sono io per non coltivare la speranza di vivere in un mondo migliore? Così, un po’ sollevato nell’animo, ringrazio questo Papa venuto da lontano che, con le cose che dice e le cose che fa, ci rende tutti migliori, credenti e non credenti.