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Sventoliamo insieme la nostra bandiera

In questo momento drammatico tutti lo appendiamo ai balconi e cantiamo l’Inno di Mameli

01 Aprile 2020 | 10:00 di Giusy Cascio

Vi ricordate di quando la bandiera tricolore sventolava nel traffico delle auto impazzite in tutte le città per festeggiare la vittoria della nostra Nazionale ai Mondiali di calcio? Bei tempi! Si poteva uscire senza cautele, gridando ai quattro venti l’orgoglio di essere italiani per un motivo di felicità. Adesso invece siamo tutti chiusi in casa per far fronte a un’emergenza sanitaria che non ha precedenti nella storia della Repubblica. E dalle istituzioni ci arriva un monito alla fermezza nel rispettare le restrizioni alla nostra libertà personale per un bene superiore, quello comune, di tutti, del nostro Paese che è ferito, ma vuole rialzarsi.

Non è un caso che nel fronteggiare un momento così duro, già dalle prime settimane di quarantena, autoisolamento e silenzio assordante nei quartieri e nelle piazze, in molti cortili dei nostri palazzi sia nato un “movimento popolare” spontaneo: in molti hanno appeso ai balconi la bandiera italiana, esposta magari assieme ai cartelloni fatti dai bambini con il disegno dell’arcobaleno e la scritta #andràtuttobene. Sono simboli importanti, che ci richiamano all’unità nazionale per combattere la minaccia del coronavirus.

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L'inno nazionale italiano

Ed è stato un momento di sfogo liberatorio, molto toccante, affacciarsi alle finestre a mezzogiorno o alle sei del pomeriggio per intonare insieme con i vicini di casa (magari mai visti e conosciuti prima) l’inno di Mameli, “Il canto degli italiani” (questo il titolo originale), scritto dal patriota genovese Goffredo Mameli (1827-1849), caduto in battaglia, e musicato da Michele Novaro (1818-1885), anche lui genovese e patriota, morto in povertà.

Lo sapevate che Novaro non ha mai voluto un soldo di diritti per quest’inno? E che è stato lui a cambiare l’inizio del testo da “Evviva l’Italia” in “Fratelli d’Italia”? Davvero una bella intuizione. E oggi è un invito a riscoprire, senza paura, la fratellanza e la solidarietà tra italiani (e non solo!). E allora, facciamoci coraggio con il nostro Tricolore. Che è stato ispirato dal verde dei nostri prati, dal bianco della neve e dal rosso del sangue versato per la patria. Noi, in questi giorni di rinunce e sacrifici, potremmo pensare al verde dei giardini che torneremo presto a frequentare, al bianco delle tute degli operatori sanitari al lavoro, al rosso del sangue che dobbiamo continuare a donare agli ospedali.

Quando intoniamo le parole di "Fratelli d’Italia" ci sentiamo orgogliosi. Ma sappiamo nel dettaglio che cosa significano?

Scipio: è Publio Cornelio Scipione (detto Scipione l’Africano) che ha sconfitto Annibale nella battaglia di Zama il 19 ottobre del 202 a.C. e di fatto concluse la Seconda guerra punica, liberando la penisola italica dall’esercito cartaginese.

Vittoria/le porga la chioma: la dea Vittoria è stata a lungo legata (“schiava”) a Roma per disegno divino (“Iddio la creò”), viste le tante conquiste di Roma. Ma ora Mameli si augura che la Vittoria si consacri alla nuova Italia (quella risorgimentale) porgendole i capelli (“le porga la chioma”). Perché? Per farseli tagliare e sottometersi a Roma: nell’antica Roma, infatti, le schiave avevano i capelli corti. Il senso del testo è che la Vittoria arriderà all’Italia vincendo le battaglie per cacciare lo straniero (gli austriaci) dal territorio nazionale.

Coorte: torna più volte, nel ritornello, l’unità militare dell’antico esercito romano (600 uomini, la decima parte della legione). Stringersi a coorte è l’invito a stare uniti.

Speme: nel 1848 l’Italia era ancora divisa in sette Stati (Regno delle due Sicilie, Stato Pontificio, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Regno Lombardo-Veneto, Ducato di Parma, Ducato di Modena). La speme (latinismo) è la speranza che l’Italia si raccolga in un solo popolo e sotto un’unica bandiera.

Per Dio: è un francesismo, da “par Dieu”, cioè da parte di Dio, con l’aiuto della Provvidenza divina. I versi della terza strofa riprendono l’idea risorgimentale di Giuseppe Mazzini, quella di un popolo unito che combatte per la libertà secondo il volere di Dio. I motti della Giovine Italia mazziniana erano non a caso: «Unione, forza e libertà» e «Dio e popolo».

Legnano: città della battaglia combattuta il 29 maggio 1176 in cui i comuni della Lega Lombarda sconfissero l’esercito dell’imperatore tedesco Federico Barbarossa.

Ferruccio: è Francesco Ferrucci, il condottiero della Repubblica di Firenze che ha combattuto patriotticamente contro le truppe di Carlo V d’Asburgo durante l’assedio della città toscana nella battaglia di Gavinana (3 agosto 1530).

Balilla: è il nomignolo di un ragazzino leggendario che tanti identificano nel patriota genovese Giovan Battista Perasso (1735- 1781). Il 5 dicembre 1746, durante la guerra di secessione dall’Austria, Balilla lanciò una pietra a un ufficiale austriaco, scatenando la rivolta del quartiere genovese di Portoria. La sollevazione popolare portò alla liberazione di Genova.

I Vespri: si riferisce all’insurrezione dei Vespri siciliani. Per “ogni squilla” si intende ogni suono delle campane. Tutte quelle delle chiese che il 30 marzo 1282 a Palermo richiamarono il popolo alla rivolta per cacciare gli Angioini. Successe all’ora del vespro, ovvero la preghiera del tramonto.

Le spade vendute: sono le truppe mercenarie asburgiche (austriache) durante le lotte risorgimentali. Deboli come giunchi perché combatterono solo per vile denaro, non per valori patriottici.

L’aquila: a due teste, è lo stemma imperiale asburgico.

Il sangue polacco: tra il febbraio e il marzo del 1846 il popolo polacco subì una violenta repressione da parte degli austriaci.

Il cosacco: è l’impero russo che, assieme a quello austriaco e al Regno di Prussia, alla fine del 1700 si spartì la Polonia.

Il canto degli italiani

di G. Mameli - M. Novaro
Pubblico Dominio

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.