Stefano Massini, da “Piazza pulita” all’Oscar per il teatro

È il primo italiano a vincere il “Tony” per il Miglior spettacolo di Broadway. Come ha fatto? «Usando le parole»

23 Giugno 2022 alle 08:17

Domenica 12 giugno, nel mitico teatro newyorchese Radio City Music Hall, è successa una cosa eccezionale. Il Tony Award (cioè l’Oscar del teatro) per il Miglior spettacolo in assoluto andato in scena a Broadway (la “zona” di New York che fa da capitale al teatro mondiale) è stato assegnato a un italiano. Ed è un autore che conosciamo bene: è Stefano Massini, che ogni settimana sospende per qualche minuto le schermaglie di “Piazza pulita” per raccontare un frammento della vita che ci circonda. E che nel lungo letargo del mondo dello spettacolo causa pandemia ha portato il teatro nella prima serata del sabato di Rai3 con “Ricomincio da Rai3”. Ed è l’autore di “Lehman Trilogy”, dramma che ha iniziato a fare il giro del mondo nel 2013 in Francia, poi è diventato il libro “Qualcosa sui Lehman” (che Massini ha pubblicato con Mondadori nel 2016) e infine, appunto, ha vinto ben cinque premi Tony.

Massini è una “macchina creativa” instancabile: dai primi anni Duemila ha messo insieme un patrimonio impressionante di opere, libri, interpretazioni a teatro e in tv... E dalla sua casa sulle colline fiorentine racconta a Sorrisi proprio questa sua “notte degli Oscar”.

Massini, qual è la trama di “Lehman Trilogy”?
«In una giornata di sole un ombrello costa 5 euro. Quando però inizia a piovere il suo prezzo diventa 7 euro. Perché? Cosa cambia nell’ombrello? Nulla. È cambiato il bisogno di quell’oggetto. Ecco, questo è il cuore di quel grande mistero che è l’economia, mistero che ho cercato di spiegare in modo semplice raccontando la storia lunga 160 anni di un impero cominciato con tre fratelli partiti dal nulla in un negozietto di stoffe».

Quando l’hanno invitata alla serata a New York le hanno detto di stare tranquillo, che non sarebbe successo nulla di che... I cinque premi sono stati davvero una sorpresa?
«La loro prudenza era comprensibile. Ai Tony non c’è la categoria del miglior “straniero”, c’è il miglior spettacolo e basta, e quindi è molto difficile che possa vincere un autore non di lingua inglese».

Arriva al Radio City Music Hall e cosa vede?
«Broadway chiusa al traffico: pensate, una strada di solito animatissima, caotica, nel pieno cuore di New York che si ferma perché ci sono gli artisti di teatro da premiare: incredibile! Dentro, poi... Noi siamo cresciuti a pane e cinema americano, e intorno a me vedo Hugh Jackman, Samuel L. Jackson, Laurence Fishburne, Billy Crystal, grandi attori di Hollywood che sono anche interpreti di teatro».

I complimenti che le hanno fatto più piacere?
«Quelli di Sam Mendes, il regista dell’allestimento di “Lehman Trilogy” a Broadway. Mendes ha vinto l’Oscar per “American beauty”, ha diretto film come “Revolutionary road” ed è una persona di poche parole. Quando mi ha detto: “Caro Stefano, credo che abbiamo fatto qualcosa di importante”, mi ha impressionato».

Lei, peraltro, fa di tutto: scrive, recita, conduce...
«Mi diverte sempre vedere quando tentano di incasellarmi: Massini che fa? Io faccio da sempre la stessa cosa: uso le parole, faccio racconti e declino in tutti i modi possibili questa passione enorme per la scrittura che ho fin da quando ero bambino».

A casa chi le raccontava le favole?
«Mio padre e mio fratello sono appassionati di cinema; dalla parte di mamma, invece, c’è un enorme amore per l’opera lirica. Negli anni del liceo, il regalo di compleanno dei miei era l’abbonamento alla Pergola, il principale teatro di prosa fiorentino: quanto mi ha colpito, quando ci sono tornato “dalla parte del palcoscenico”, rivedere il mio posto lassù in galleria! Poi conta molto l’attitudine. Sa quando si dice che un bimbo è “portato” per qualcosa? Io avevo il pallino per le storie, che non è tanto il saperle raccontare. Quello s’impara con lo studio, con l’esercizio. Ho avuto poi un grandissimo maestro: è stato il regista Luca Ronconi a esortarmi a scrivere dopo aver letto il diario che avevo tenuto alle prove di uno spettacolo. Quello che conta di più è la sensibilità che ti fa capire, tra tutto quello che ti succede intorno, quale sia la cosa più interessante da seguire per narrarla al meglio».

Dopo il teatro e il libro, “Lehman Trilogy” avrà un’ulteriore vita in televisione...
«È un progetto a cui lavora da anni il produttore Domenico Procacci. Mi telefonò nel febbraio del 2015, subito dopo la prima a Milano, per chiedermi i diritti, e da allora siamo diventati amici. Ora sono curioso di vedere cosa verrà fuori».

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