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Inside, il puzzle game dark e pauroso

Dopo il fantastico Limbo, Playdead torna con un'avventura horror decisamente ben fatta, non adatta ai bambini, ma da provare assolutamente

Foto: Inside  - Credit: © Playdead

19 Luglio 2016 | 16:00 di Paolo Paglianti

Lo diciamo subito, perché è importante: Inside non è un gioco per bambini. Non è nemmeno un videogame per tutti, a dirla tutta. Il protagonista è un ragazzino che scappa: non si sa da cosa, ma si scopre subito da chi. Dopo un paio di schermate, arrivano degli esseri umani con delle maschere che gli sparano, gli corrono dietro e, se lo raggiungono, lo strangolano. Quando hanno i cani da guardia, glieli sguinzagliano dietro e, se lo prendono, li vedrete sbranare il bambino.

Già per questo, Inside è un gioco unico e sui generis. Normalmente, anche nei videogame più violenti, non ci vanno mai di mezzo i bambini. Qui il bambino siete voi e farete spesso una bruttissima fine.

La storia è misteriosissima: come nelle migliori storie horror della letteratura e del grande schermo, non si capisce bene tutto nemmeno quando lo avrete finito (a proposito, ci metterete circa sei ore). Il bambino scappa dagli enigmatici inseguitori e piano piano intuirete che è coinvolto in un mostruoso (letteralmente) esperimento in cui i “prigionieri” vengono trasformati in zombie senza volontà, comandati a bacchetta dagli spietati aguzzini. Non c’è una voce narrante, dei sottotitoli, nemmeno delle sequenze video: la “storia” si svela mentre giocate e attraversate le varie aree come il bosco iniziale, la fattoria abbandonata o l’installazione segreta dell’esperimento.

Foto: Inside, la piscina

La grafica è ridotta ai minimi termini, ma comunque pittoresca: sembra un ossimoro, ma è così. Il personaggio si muove come nei giochi di piattaforma, visto di lato, in un mondo che è fatto quasi esclusivamente di grigi e di toni cupi. Fosse un film, sarebbe un Sin City horror.

Non ci sono combattimenti, perché il vostro alter ego è un ragazzino indifeso: se vi catturano o vi vedono e sparano, siete morti. Dovrete invece usare molto l'intelletto per risolvere gli enigmi che vi si parano di fronte. Ci sono oggetti da spingere e da tirare, casse da posizionare per raggiungere punti più elevati, speciali “box” che hanno una specie di razzo posteriore e vi fanno saltare più in alto. A un certo punto inizierete anche a "comandare" gli zombie.

Soprattutto, ci sono moltissimi puzzle da risolvere uno diverso dall’altro: un applauso ai programmatori per aver creato questo piccolo capolavoro “dark” che dura sei ore senza farvi mai trovare due enigmi identici, piuttosto che un gioco lungo il triplo ma molto meno originale e vario. Gli enigmi non sono molto difficili, ma neanche banali, quindi consigliamo Inside a giocatori con un po’ di esperienza in giochi di avventura.

Se rimanete bloccati, però, basta una ricerca su Internet per trovare una delle molte “soluzioni” complete in video su YouTube: usatele solo se ci siete costretti, perché il bello di Inside è scoprire come andare avanti, avere l’illuminazione per capire come districarsi in una situazione apparentemente senza uscita, e i (non pochi) colpi di scena che vi lasceranno a bocca aperta. Solo, non giocateci con bimbi attorno, perché alcuni punti del gioco non hanno molto da invidiare al più mostruoso degli horror che avete visto al cinema.

Inside è disponibile per PC e Xbox One, come acquisto digitale (20 euro circa).