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Nathalie: «Ho vinto X Factor cantando fuori dagli schemi»

La vincitrice della quarta edizione nel 2010 si racconta tra passato e presente (e un album in cantiere)

 - Credit: © Marta Petrucci)

25 Luglio 2016 | 18:00 di Alessandro Alicandri

Nathalie Giannitrapani vince la quarta edizione di X Factor, quella di passaggio tra Rai e Sky. La sua vittoria nel 2010 è stata una sorpresa per tutti, anche per lei. La protagonista meno celebrata di sempre tra i trionfatori di questo talent, è un'artista pura che si muove in un percorso fatto di autonomia e determinazione. Una vincitrice anomala che non segue le regole per difendere un atteggiamento musicale personale, viscerale: è un caso piuttosto unico tra i nomi visti in questi anni a X Factor. In lei non c'è l'arrivismo della pop star, ma la purezza di chi ama davvero la musica.

Niente vacanze per Nathalie?
«Molte poche! (rde) Sto preparando il mio nuovo album che non so ancora quando uscirà ma, promesso, non vi farò aspettare molto».

Oggi torniamo a X Factor: la tua vittoria nel 2010 era davvero inaspettata.
«Quell'anno Davide Mogavero era uno dei candidati più accreditati alla vittoria. Io ricordo tutto con estremo stupore, la mia vittoria mi ha spiazzato allora e mi spiazza ancora adesso. Io vengo da un mondo underground, nasco come cantautrice, ho fatto X Factor per mettermi un po' in gioco, con un mondo musicale già ben definito. Non potevo immaginare di arrivare così lontano».

Come si vive X Factor da Over 25?
«In maniera lucida, la vedi meno come l'occasione della vita e più come un'opportunità. Meno come un punto di arrivo e più come un punto di passaggio. In tutto questo ho avuto la fortuna di incontrare Elio, una persona con la quale siamo ancora in contatto. Hai le spalle più larghe, una struttura psicologica formata, riesci a seguire una direzione personale. L'esperienza del suonare gratis o quasi, sudando di fronte a un pubblico che non è lì per te, può renderti molto determinata»

La tua vittoria arriva in un momento di passaggio da Rai a Sky. Ti sei mai sentita penalizzata?
«Mi sono persa delle dinamiche da "passaggio di testimone". Forse sono stata la vincitrice giusta al momento giusto perché i dettagli su cui mi focalizzo sono molto distanti dall'essere riconosciuta come "una vincitrice di X Factor". Sono peraltro convinta che non sia solo la visibilità a determinare il successo, ma il duro lavoro e la costanza nella musica in cui credi. So quanto sarebbe stato importante avere degli spazi maggiori, riconosciuta come vincitrice dell'anno precedente. Ma no, non mi sono mai sentita penalizzata in questo senso».

Cosa hai imparato da Elio?
«Un numero enorme di cose. Elio è stato sempre rispettoso con me e ti assicuro che non è affatto scontato. Ha assecondato le mie richieste, è intervenuto quando non mi sentivo a mio agio con i look, mi ha dato un sacco di consigli, gli stessi che mi dà ancora oggi. Per me è Elio è uno zio prezioso e tutto quello che mi dice, lo conservo come un tesoro».

L'inedito del tuo X Factor non doveva essere «In punta di piedi», è corretto?
«Esatto. Io fin dall'ultima selezione ho sempre riaffermato la mia volontà di mantenere una certa fedeltà al mio percorso. Un percorso che mi fa star bene e che ho sempre sentito mio. Ho di certo ricevuto stimoli esterni per arrivare a un inedito più radiofonico. C'era un brano scritto da Pacifico pronto perché lo cantassi. Ma ho scelto di cantare "In punta di piedi". Pacifico è stato molto comprensivo, non se l'è presa, anzi. Volevo affermare chi ero, facendo una scelta molto pura. Volevo portare quel brano scritto un anno prima, in un momento mio, un brano speciale per me».

La giuria del tuo anno era formata da Enrico Ruggeri, Elio, la Tatangelo e Mara Maionchi: era particolare.
«È una combinazione di nomi che non si è più ripetuta. Sicuramente X Factor ha una forte componente televisiva, ma in quell'anno l'aspetto musicale aveva un peso specifico forte. C'erano tre artisti e una discografica che hanno realizzato, in modo molto diverso, una fetta grossa della musica italiana di oggi».

Il tuo amore per Franco Battiato, con il quale hai collaborato, è totale.
«Per Battiato ho un'ammirazione estrema. È un esempio artistico e umano eccezionale in Italia, un caso raro di cantautore che unisce ironia e profondità, cultura e spiritualità. La sua carriera è unica perché non si è fatto mancare niente, dall'avanguardia al pop di testi super riconoscibili. È un genio».

La tua integrità musicale, che si è vista anche a Sanremo nel 2011 con «Vivo sospesa» poi ha saputo però canalizzarsi in tv o al cinema in ruoli più, per così dire, «leggeri».
«Decisamente sì. Io sono curiosa e vado matta per la comicità. Non ho solo una sfaccettatura e fuori dall'ambiente musicale mi muovo con un atteggiamento divertito, quello con il quale ho fatto anche doppiaggio di "Happy Feet", ad esempio. L'ultima è stata durante gli Europei con la Gialappa's. Ho suonato mentre loro mi prendevano in giro ed è stato buffissimo, mi sono divertita come una matta».

Ma è vero che hai fatto parte di una band metal? 
«Sì, qualcosa di simile, ma solo per un anno».

Ti rispecchi in quel genere?
«Io più che il metal amo e apprezzo i System of a Down e quel rock un po' duro, mi piace il nu-metal ma amo comunque la melodia del cantautorato italiano. Non ho confini musicali o gusti netti: è importante che tutto sia frutto di un'espressione personale. Hai bisogno di dire qualcosa e quindi lo fai attraverso una canzone. Mi piacciono tanto i Lacuna Coil, Cristina Scabbia è una cantante sensazionale».

Ti aspetti una nuova primavera del rock?
«Mi aspetto e spero in una nuova primavera della visceralità nella musica, dove la proposta musicale e l'attenzione del pubblico si apra a più sonorità. È giusto che ci siano delle tendenze e che la fruizione della musica sia protagonista delle nostre giornate con gli mp3 e lo streaming. Ma immagino un futuro dove una persona possa ascoltare tanti album diversi e per bene, così come sono stati pensat, senza usare le casse "scarse" del computer o un cellulare».

È un argomento molto interessante.
«Se io in un brano metto un violoncello, vorrei che le persone lo sentissero. Molti artisti lavorano agli album curando i dettagli, spendendo dei soldi per arricchire un brano di suoni bellissimi. Se quei dettagli si perdono è uno spreco enorme. Sono sicura che Battiato sarebbe d'accordo con me in questo momento. È come guardare un quadro di van Gogh stampato su un francobollo. Ecco, mi aspetto che chi promuove la musica, promuova esperienze di ascolto di maggiore qualità e che in fase di produzione si diversifichi un po' la struttura della canzone».

Ci sono troppe canzoni simili?
«Più o meno. Diciamo che se un artista si conforma a uno schema di canzone che alterna strofe e ritornello con durate molto precise pensate per le radio, ecco, inevitabilmente la musica a lungo termine si appiattisce perché stai dentro delle regole, sempre le stesse. Non è un caso che poi diventino inaspettatamente molto famosi brani fuori dal coro. Hanno osato semplicemente essere loro stessi e hanno vinto».

È un bel messaggio.
«È un messaggio in cui credo molto».

Ci sono dei percorsi musicali nati a X Factor che ti affascinano?
«Senza dubbio quello di Francesca Michielin. Una ragazza intelligentissima che rispetto in quello che fa. Non sono del tutto sicura quale sia il gap tra quello che effettivamente vorrebbe fare e quello che fa, ma secondo me conosce bene i  territori nei quali sta camminando e con il tempo la sua personalità artistica uscirà sempre più fuori. Mi piace tanto».

La tua vita oggi è solo di musica?
«Sì, da molto prima che cominciasse X Factor. In passato ho fatto canto a ragazzi tra i 15 e i 25 anni, un'esperienza stupenda anche se non facile perché richiede una concentrazione e una dedizione enorme. Il mestiere della musica è fatto di momenti impegnatissimi e momenti in cui devi gestire psicologicamente i periodi fermi, rimanendo concentrati sul proprio obiettivo per non andare in paranoia e per non perdersi. Amo molto disegnare, amo il cinema, cerco di muovermi fuori dal mio "matrimonio con la musica" perché ho tante passioni. Poi, in qualsiasi caso, dopo essermi guardata attorno, torno dal mio pianoforte. Torno a casa».