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27 Ottobre 2009 | 10:10

Viva l’opera: va dritta al cuore e parla a ciascuno di noi

Care lettrici, cari lettori, chi ha la pazienza di seguire queste mie righe sa bene che mi astengo dal commentare le iniziative, per altro di ottimo livello, che ogni settimana sono allegate a Sorrisi. Ma questa volta proprio non ce la faccio. Perché riguarda uno degli amori della mia vita: l’opera. Da qualche numero con […]

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Viva l’opera: va dritta al cuore e parla a ciascuno di noi

Care lettrici, cari lettori, chi ha la pazienza di seguire queste mie righe sa bene che mi astengo dal commentare le iniziative, per altro di ottimo livello, che ogni settimana sono allegate a Sorrisi. Ma questa volta proprio non ce la faccio. Perché riguarda uno degli amori della mia vita: l’opera. Da qualche numero con […]

27 Ottobre 2009 | 10:10 di Redazione

signorini-editoriale-400x40013Care lettrici, cari lettori,
chi ha la pazienza di seguire queste mie righe sa bene che mi astengo dal commentare le iniziative, per altro di ottimo livello, che ogni settimana sono allegate a Sorrisi. Ma questa volta proprio non ce la faccio. Perché riguarda uno degli amori della mia vita: l’opera. Da qualche numero con Sorrisi trovate i capolavori del melodramma, nelle edizioni di maggiore prestigio. L’opera è qualche cosa di strano e di magico insieme. O la odi o la ami. Non ci sono mezze misure. Lo so, lo diceva pure Richard Gere a Julia Roberts in «Pretty woman», quando la accompagnava a vedere «La Traviata». Ma è proprio così. Ha ancora un senso, oggi, farci affascinare dal melodramma? A questa domanda rispondo con fermezza: sì. Per tante ragioni. In primo luogo perché nelle opere troviamo la storia di ognuno di noi raccontata attraverso la magia della musica. Chi di noi non ha amato, almeno una volta nel corso della sua esistenza? Chi non è stato vittima di ingiustizie? Chi non ha pianto per solitudine? Tutto questo e molto di più troviamo nell’opera. Per chi crede, e io sono tra questi, la musica è un dono di Dio: arriva dritta al cuore senza bisogno di intermediari. Per chi non crede, è un insostituibile linguaggio che tocca la nostra sfera emozionale. L’opera è, dunque, per tutti. Ce n’è una che, pensate, non riesco a seguire fino alla fine, tanto è struggente. È «Suor Angelica», di Giacomo Puccini. Ascoltatela, se potete. È la storia di una madre. Anzi, della madre. Di più dell’opera, per dirla con la «Bohème», «non vi saprei narrare». Spero solo di avervi convinto. Alla prossima!
as@sorrisi.com