Home MusicaAchille Lauro: «In questo isolamento mi sono riscoperto…cuoco»

Achille Lauro: «In questo isolamento mi sono riscoperto…cuoco»

Ha realizzato il nuovo singolo 16 marzo in un appartamento in affitto a Roma che ha trasformato in un vero studio

Foto: Achille Lauro

09 Aprile 2020 | 10:00 di Solange Savagnone

In tempi di quarantena succede anche questo. Che il suo nuovo, bellissimo singolo, intitolato “16 marzo”, Achille Lauro me lo fa ascoltare... al telefono. Si sente maluccio, eppure la melodia mi entra dritta in testa e comincio subito a canticchiarla. Lauro ha scritto questo brano mentre era “rinchiuso” in una stanza presa in affitto nel centro di Roma, dove vive tutt’ora. Gli chiediamo di raccontarci tutto.

Partiamo dal titolo, che ancora una volta è una data. Perché?
«Perché l’ho scritto proprio il 16 marzo. È una lettera a una persona vera, che ricorre in varie canzoni. E poi marzo è il mese in cui torna la primavera e sbocciano i nuovi amori».

Quindi parla d’amore?
«Questa canzone ha diverse chiavi di lettura, è anche una lettera a me stesso in cui mi chiedo che cosa sto cercando. Riflette quello che sento, come tutte le canzoni che scrivo, ma può essere rivolta a chiunque».

Per te quale significato ha?
«Significa vivere l’amore in questo modo poco sognante ma abbastanza cinico e irraggiungibile. Il bello del brano è che per la prima volta sono riuscito a mantenere la linea che avevamo in mente fin dall’inizio, seguendo il mio gusto e senza troppe interferenze. Per questo progetto, il primo per Elektra Records, volevo fare una cosa veramente mia, anche come sonorità. Il risultato è una canzone che mi appartiene come poche altre, è una delle pochissime che riascolto volentieri».

Nel posto dove sei non avevi attrezzature per fare musica. Come ti sei organizzato?
«Ero in ferie in questo Airbnb (è un sito web che permette di trovare case in affitto, ndr) nel centro di Roma quando hanno imposto l’isolamento e sono rimasto bloccato qui con il mio produttore Gow Tribe (vero nome Matteo Ciceroni, ndr). Mi sono chiesto se fermarmi oppure trarre profitto da questo tempo. Così ho montato una specie di studio. Mandavamo delle note musicali da suonare a diversi musicisti sparsi in altre regioni. È stato un esperimento affascinante!».

Oltre a lavorare, cosa fai durante il giorno?
«Cerco di non farmi mancare niente in frigo e ho una specie di palestra per allenarmi. Ho acquistato un sacco di attrezzatura. Praticamente sto facendo il militare! La spesa la faccio ogni tanto nei negozi qui vicino, ma per fortuna le consegne a domicilio di Amazon e Glovo funzionano».

Ti dedichi anche ad altre attività come cucinare e riordinare?
«Prima veniva a pulire una signora della struttura, ma ora ci hanno detto che dobbiamo arrangiarci. Sono un maniaco dell’ordine e anche del mangiare bene: cucino di tutto, ma sano. Mi sono riscoperto cuoco. Il mio passatempo, oltre alla lettura, è scrivere, arrangiare brani, collaborare con i musicisti. Ho anche finito di scrivere un libro nuovo. Parla dell’essere innamorati di un ricordo: è intimo, molto diverso dal primo».

Tu che ci hai abituati a dei look pazzeschi, ora che sei a casa come ti presenti?
«Ho i capelli più scompigliati e “punk” ma stanno ancora bene. Oggi ho ripassato lo smalto che si era rovinato. Quanto ai vestiti, sono tornato “umano”: indosso jeans e t-shirt neri oppure più spesso leggings e maglietta perché mi alleno tanto. Come vedi la tutina di Sanremo ritorna sempre!».

A proposito di immagine, sei appena diventato direttore creativo dell’etichetta Elektra Records/Warner Music Italy. Cosa significa?
«Con il mio manager Angelo Calculli e il co-direttore creativo Nicolò Cerioni costruiamo, oltre alla musica, anche un vestito per ogni canzone. Così ce ne innamoriamo anche guardandola. Come nella moda è importante come il capo viene presentato durante una sfilata, così accade per la musica. Lo faccio per la mia, ma anche per quella di altri artisti. Ed è bellissimo».

A ottobre partirà il nuovo tour. Hai detto che sarà l’occasione per presentare il tuo alter ego: Achille Idol Immortale. Chi sarebbe?
«Il mio primo album si intitolava così. Per me rappresenta un punto di ripartenza. Si ricomincia da lì, inscenando la fine di un percorso e la nascita di uno nuovo. Insomma, stessa anima ma più “glam”. E ricoperta di brillantini…».

Come a Sanremo! Visto che non c’è due senza tre, quante possibilità ci sono di vederti anche nel prossimo?
«Chi lo sa? Nessuno può dirlo...».

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