Alan Sorrenti e il nuovo album “Oltre la zona sicura”

Fa ballare, emozionare e trasporta l’ascoltatore in un caleidoscopio di colori che parte dagli Anni 70 e arriva al futuro

27 Ottobre 2022 alle 08:01

A 50 anni da “Aria” e a 19 da “Sott'acqua”, Alan Sorrenti è tornato con un nuovo album di inediti: “Oltre la zona sicura” (ALA BIANCA – distribuito da Warner/Fuga Digital) che fa ballare, emozionare e trasporta l’ascoltatore in un caleidoscopio di colori che parte dagli Anni 70 e arriva al futuro.

Quanto di nuovo e quanto di “conosciuto” troviamo di lei in questo lavoro?
«In realtà porto con me quello che sono e sono sempre stato: in evoluzione, alla ricerca di nuovi suoni e forme. Però c'è anche un sguardo al futuro. L’idea di fare un nuovo album nasce dall’esigenza di trasmettere la mia anima alle nuove generazioni. Naturalmente dovevo avvalermi della collaborazione di chi conosceva i suoni nuovi per riuscire a dargli il vestito giusto. Credo che ci siamo riusciti».

L'album è nato infatti grazie alla collaborazione con il produttore Stefano Ceri. Cosa vi accomuna?
«Era già un provino che avevo fatto io. Insieme abbiamo realizzato tre brani nuovi. C'era la necessità di trovare qualcuno che desse un vestito attuale alla mia musica. Cercavamo un produttore e abbiamo pensato a lui che in passato ci aveva chiesto il permesso di fare la cover di “Figli delle stelle”. L'affinità l'abbiamo trovata in studio. L'incontro tra due generazioni in apparenza distanti è stato un fatto magico, ci siamo fatti coinvolgere e abbiamo continuato fino alla fine dell'album con brani come “Luce magica”, nato nelle ultime battute».

Questi 19 anni di attesa, sono stati un po' la sua “zona sicura”?
«Il titolo ha due significati: io che mi rimetto in discussione e che voglio uscire dalla “comfort zone” dei miei successi (da “Figli delle stelle” a “Tu sei l'unica donna per me”, ndr), ma anche chiederci dove stiamo andando».

Cosa le ha fatto tornare la voglia di fare musica, sempre che abbia mai smesso?
«Non ho mai smesso di scrivere musica, ma spesso non trovi il canale giusto o non è il momento. Altre volte invece scatta la scintilla. C'è stato un periodo, dopo il 2003, che suonavo nei club, era divertente, davo felicità alla gente. È l'anno in cui è nato mio figlio Sky Julian e ho voluto vivermi questo periodo con lui. L'ho portato sempre con noi perché ho viaggiato molto».

Ha detto che questo è: «un disco che dedica grande attenzione ai contenuti». Pensa che manchino, in generale, nella musica di oggi?
«Secondo me manca un po' di luce, non tanto di contenuto. I giovani cercano di esprimersi anche se gran parte dei loro testi verte sui rapporti interpersonali. C'è un po' di buio, sono storie a volte confuse. C'è molto realismo nei loro testi, io invece volevo portare qualcosa che fosse luce. Senza presunzione. Volevo fare alzare la testa, fare sì che ci si accorgesse che c'è un universo là fuori e che la vita ha cose belle da offrire. Il buddismo in questo mi ha molto aiutato».

In quale modo? Ci spieghi meglio.
«Quando il buddismo è entrato nella mia vita nel 1988 (è membro della Soka Gakkai International, ndr) uscivo da un momento difficile e ho fatto cambiamenti drastici anche nella mia musica, convinto che il pubblico mi avrebbe seguito, ma non sempre va così. Non c'era niente che non andasse in me come artista, ma dovevo cambiare come persona, essere più vicino alla gente. Infatti il brano “Gli altri siamo noi” si riferisce a questo momento. È stato un lavoro lungo e mi dà molto perché mi mette in relazione con le persone. La vita non ruota solo intorno me».

Diversi brani, da “Pura vida” a “Oggi”, fanno venire una gran voglia di ballare. È un effetto collaterale voluto?
«Sì, assolutamente! “Pura vida” è nato dopo un mio viaggio in Costa Rica, dove si salutano così. È stato il mio ultimo viaggio prima della pandemia. Un paese affascinante dove vorrei tornare. Viaggiando scopri la bellezza di questo pianeta, la gente, le tendenze».

La via verso casa non è la via del ritorno” canta in “Naufraghi in fiamme”, una ballata struggente. A chi è dedicata?
«Da questa frase parte tutto l'album. Tornare a casa non è tornare nella mia Napoli, ma in una casa che ancora non so, che intravedo tra le stelle, che appartiene alla mia vera entità. “Naufraghi in fiamme” non segue un percorso logico, è un viaggio che faccio. Ci sono i naufraghi che possono essere gli amanti che si perdono per amore, ma anche i rifugiati. Anche lì c'è l'amore per la vita che ti permette di affrontare qualsiasi cosa, anche la morte. È uno dei brani che amo di più dell'album perché racconta la mia natura che non è mai cambiata e che ho sempre difeso».

In “Luce magica” canta invece “abbiamo perso la strada di casa” . Come mai torna ancora una volta questa immagine?
«È la prima volta che cito una strada di Roma, vicino a dove vivo oggi. Parlo della mia storia romantica degli ultimi anni. È dedicata al mio amore. Ci siamo proprio persi per strada, non trovavo dove avevo lasciato la bicicletta, tanto ero preso...».

C'è poi una canzone dedicata a Greta Thunberg.
«Sto cercando di fargliela arrivare, in Italia non mi pare ci siano canzoni dedicate a lei. Mi ha colpito la sua sfrontatezza, il coraggio nell'affermare le sue idee e dare inizio a un cambiamento. È molto diversa dalle altre canzoni dell'album, è un po' folk».

A Napoli, il 17 novembre, partirà il suo tour che la porterà a Torino, Bologna, Roma, Milano e Bari. Sarà una celebrazione di 50 anni di carriera?
«La volontà è di metterci tutto. Ci sarà una buona parte dei pezzi del nuovo album, ma non posso non passare attraverso le fasi della mia vita musicale. Sto buttando giù il repertorio. Sono legato a certi brani, ma poi vorrei fare altre cose. Il concerto avrà una base funky che fa muovere e su questo flusso inserirò questi altri momenti».

Chi si aspetta di vedere tra il pubblico, vecchi e nuovi fan?
«Spero ci sia un misto. L'obiettivo è arrivare ai giovani, visto che c'è già stato un anticipo a Milano a maggio in occasione del “Mi Ami Festival”, ma voglio salutare anche i miei compagni di viaggio di allora».

Quali emozioni prova in questo momento della sua vita?
«Sono un po' emozionato quando penso al tour e anche spaventato perché mi aspetta una bella fatica, come per il concerto di Milano, ma poi è svanito tutto quando ho iniziato a suonare, mi sono divertito con il pubblico e basta. Voglio prepararmi bene. È una bella emozione, mi rendo conto che c'è un'energia positiva e protettiva che mi segue e che fa sì che riesca a superare tanti ostacoli. Del resto non è che pratico il buddismo per nulla».

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