Home MusicaAmy Winehouse, chi si nascondeva dietro il tuo nome?

Amy Winehouse, chi si nascondeva dietro il tuo nome?

"Amy - The girl behind the name": il documentario di Asif Kapadia svela tutta la forza e la fragilità dell'artista scomparsa nel 2011

01 Dicembre 2015 | 17:22 di Valentina Cesarini

Una ragazza, semplicemente. Ecco cosa vuole dimostrare il documentario di Asif Kapadia che racconta l'ascesa e il tramonto di Amy Winehouse, l'artista che amava definirsi, a ragion veduta, "cantante Jazz": dietro il nome della diva, solo una ragazza cresciuta troppo in fretta e che troppo in fretta ha conosciuto il successo internazionale. Il titolo stesso è didascalico "Amy - The girl behind the name": chi si nascondeva quindi dietro questo nome?
Lo scopriamo attraverso filmati di amici, ancora adolescenti, e interviste di colleghi e parenti.

Il DVD "Amy" uscirà in edicola con TV Sorrisi e Canzoni il 4 dicembre (a soli 9,99 euro, rivista esclusa).

Disturbi alimentari, abuso di sostanze e declino emotivo: la bellezza del documentario risiede nella capacità di narrare i momenti più difficili nella vita di Amy Winehouse senza mai calcare la mano sul pathos. Ne emerge una visione umana del personaggio pubblico, troppo spesso offuscato dall'impietosa macina dei media e del pubblico. Nella classica voragine del successo, così come per molti altri, anche la Winehouse si è trovata improvvisamente schiacciata tra le aspettative che il lavoro le imponeva di soddisfare, e una vita privata piena di difficoltà da gestire.

La relazione tormentata con il marito Blake Fielder, l'uso e abuso di sostanze in coppia, l'incapacità di trovare una via di uscita. Mai una volta lo spettatore sente di provare pietà rabbia verso questa donna incredibilmente forte ma fragile come una bambina: durante la proiezione non si può che provare stima e rispetto per un'artista che ha vissuto la musica con sincerità totale, al punto da rifiutare di esibirsi nel momento in cui un'ombra si stava impossessando del suo corpo e della sua mente.

Il momento più emozionante del film: la premiazione dei Grammy 2008, in cui la Winehouse si porta a casa cinque statuette tra cui quella per il miglior album con Back to Black. Lo sguardo stupito e la commozione per essere stata chiamata da Tony Bennett, uno dei suoi più grandi idoli musicali, fa stringere il cuore in una morsa. 

Ecco cosa si impara dopo aver visto questo documentario: è troppo facile prendersi gioco e criticare un artista come se l'immagine pubblica fosse qualcosa di scollato e non aderente all'essere umano che c'è sotto. Ogni persona ha una storia che merita di essere raccontata e che merita rispetto: Amy Winehouse era prima di tutto una ragazza con un incredibile talento, che cercava nella musica il conforto necessario per sopravvivere alle difficoltà di tutti i giorni.