Anna: «Il mio album “Vera baddie”, rap puro tra Italia e America»

È un disco divertente, ricco di collaborazioni (con Guè, Tony Effe, Sfera Ebbasta, Thasup, Lazza) e sorprese

4 Luglio 2024 alle 12:37

Ormai non ci sono dubbi: Anna è una delle artiste più forti e amate in Italia dalla cosiddetta “Generazione Z”, quella di chi è nato dal 1996 in poi. Ma un successo così colpisce tutti, anche gli adulti. È il caso di “30°C”, uno dei brani più ascoltati dell’estate 2024 e contenuto nel suo primo album appena pubblicato, “Vera baddie”. È un disco divertente, ricco di collaborazioni (con Guè, Tony Effe, Sfera Ebbasta, Thasup, Lazza) e sorprese.

Anna, cosa significa il titolo?
«Parla di me, e non solo: le “baddie” sono ragazze che tirano fuori il proprio carattere, diventando combattive quando serve».

Quanto è importante invece essere “vera”?
«Nel “gioco” del rap è fondamentale, perché come in tanti campi della vita basta poco per tornare da dove sei venuto. Su questo cerco di rimanere con i piedi per terra, per non perdere la mia anima».

Dopo tanti anni di singoli, molti pensavano che un album non l’avresti mai pubblicato.
«Ah sì? In realtà ho sempre avuto l’idea di pubblicarne uno. Penso che in una carriera fare dischi sia fondamentale, per mettere insieme tante idee in qualcosa di bello. Non importa che momento storico sia o quanto i dischi siano importanti per il mercato».

Nell’album si sentono sonorità internazionali e un modo di fare rap molto americano. È difficile avere questo stile?
«Lo è, ma credo che mi aiutino due cose. Intanto, mi ispiro quasi esclusivamente alle rapper donne americane, che ascolto fin da piccolina. E poi c’è il fatto che mi piace mettere un po’ di inglese nei testi. Al primo ascolto non capisci, al secondo intuisci, al terzo mi comprendi alla perfezione».

Nel disco parli tanto d'amore. Da una parte parli come se avessi il cuore "di cemento", dall'altra invece sogni comunque un amore perfetto. Qual è la verità?
«È un po' nel mezzo, diciamo che io cerco di pormi rispetto ai rapporti in generale cercando di essere la versione migliore di me stessa. Ma ovviamente, come tutte le persone, in alcune situazioni posso diventare un po' più graffiante e dura. Penso faccia anche un po' parte del "gioco del rap". Anna è un mio alter ego a volte ma nella vita, sono una ragazza abbastanza "chill"».

“30°C” è uno dei pezzi più amati dell'estate. Ti sei chiesta qual è il segreto di questo successo?
«Non saprei, davvero. Quello che so è che è nato quando non c'era questa temperatura: volevo scrivere un brano fresco e divertente che parlasse d'estate in modo chiaro e diretto. Avevo per le mani una melodia carina che mi è sembrata perfetta per l'intento. Sono contenta che ora stia piacendo così tanto».

Nel disco ci sono tante nuove collaborazioni o "ritorni" con artisti con cui avevi già duettato.
«Sì. Diciamo che quando collaboro con un artista parto sempre dal rapporto umano, che non inizia e finisce il tempo di una canzone. Mi diverte l'idea di chiamare con me nomi che possano arrivare e poi tornare nel mio mondo e in questo disco penso che sia accaduto in modo molto più chiaro. Un esempio tra tutti è la presenza di uno dei migliori del rap in Italia come Gué. Mi diverte l'idea di capire come questi incontri, anche nella loro continuità, possano prendere una loro evoluzione».

Nel primo brano ti definisci orgogliosa di essere un’eccezione alle regole. Perché?
«Fin da piccola sono la pecora nera in ogni contesto. Venivo esclusa perché ero particolare di carattere. Ero l’eccezione in modo negativo. Ultimamente lo sono, invece, in modo positivo. Di questo sono super felice».

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