Ariete: «La mia musica è puro istinto»

Dal 25 febbraio arriva il suo primo album di inediti “Specchio”

25 Febbraio 2022 alle 07:57

Ariete più che famosa, oggi è molto amata per la sua musica, attraverso brani che si stanno facendo spazio nel cuore del pubblico senza fatica. In tanti si sono affezionati poi di conseguenza all'autrice di quelle canzoni, Arianna Del Giaccio, connettendosi a quel suo modo di raccontare temi duri da digerire o anche leggeri da vivere, in un modo molto speciale. Quell'atteggiamento è diventato la sua bandiera, issata maestosa nel suo primo album “Specchio”, disponibile dal 25 febbraio.

Partiamo da una cosa che non c'entra niente, forse: pochi giorni fa hai sfilato in passerella. Com'è andata?
«Bene, mi sono buttata! Mi diverte fare cose nuove ma speravo di non farlo a pochi giorni da una brutta caduta sulla neve. Sono dovuta andare dall'osteopata perché avevo tutto il bacino storto».

Quindi come hai fatto?
«Ho avvisato tutti che già cammino come cammino... e in più avrei zoppicato. Mi hanno detto che non c'era nessun problema e mi sono tuffata. Mi dicono sia andata bene, quindi sono contenta».



Beh è una bella prova di coraggio per una persona che canta molto le sue paure.
«La paura più grande che vivo in realtà è quella della solitudine, che secondo me non è veicolata da quante persone mi amano, ma a come mi sento nel mondo in cui vivo. In questo devo dire che spesso mi capita di lavare i denti, buttarmi a letto e pensare “È questa la vita che voglio vivere?” oppure quando non riesco a dormire ho il terrore di rimanere sola. Spesso mi capita».

Ti definiscono portavoce di una generazione. Tu come ti senti?
«Mi sento portavoce solo di me stessa, in realtà. Poi è chiaro che racconto la mia vita e quella vita spesso assomiglia a quella di altre persone simili a me. A partire dai miei amici, quelli che vedo al bar, fino a chiunque voglia entrare a far parte del mio quotidiano, in qualche modo sono tutti ben accolti qui con me. Se questo significa essere portavoce di qualcuno o addirittura di una generazione, beh ne sono felice».

Anche in questo disco così come nei tuoi due EP d'esordio, proponi produzioni e brani con uno stile minimale, senza mai superare una certa forma di misura nelle produzioni. Perché fai questo?
«In generale scrivo canzoni come se dovessero essere tutte suonate con un solo strumento e a volte, come è successo in ”Spifferi” in questo album, rimangono poi esattamente così. Altre volte invece vogliono aggiungerci qualcosa, metterci una punta di “hype“ in più ma in generale amo che i i miei brani rimangano istintivi, senza sovrastrutture».

Mi racconti come si lavora con Madame e Franco 126?
«Io e Francesca (Madame, ndr) volevamo fare un brano assieme da un sacco di tempo. Alcuni produttori ci hanno in passato chiesto di lavorare con loro per fare brani non nostri».

E avete rifiutato.
«Sempre. C'era un tacito accordo informale per cui o io avrei collaborato in un suo album o lei in un mio. Sono onesta, volevo che il nostro incontro fosse potente come “L'anima”, il brano cantato con Marracash, con i dovuti paragoni perché io non sono Marra e quella è tutta un'altra storia. Il risultato è che lei ha abbracciato il mio testo di “Cicatrici”, l'ha capito profondamente, ha aggiunto qualcosa di veramente unico. Sono molto contenta».


E con Franco126?
«Con lui ho scritto anche “Iride” e gli ho sottoposto un po' dei miei pezzi per capire cosa volesse cantare con me. Alla fine ha scelto e abbiamo deciso di lavorare assieme in “Fragili”. Lui a differenza mia è molto più razionale. Ha delle note che tiene nel telefono con appunti di frasi che gli sono venute in mente ogni giorno, pensa tantissimo e cura ogni minimo dettaglio. È stata una bella occasione di crescita devo dire».

Con l'album arriva il singolo ”Castelli di lenzuola”.
«È uno degli ultimi pezzi nati del disco. Io lavoro con pochissime persone, solo con professionisti di cui mi fido. Michelangelo, produttore del brano, è incredibile: siamo stati a Vescovato, un paesino vicino Cremona dove ha il suo studio costruito nella casa di una sua zia. Un posto bellissimo. Abbiamo scritto questo brano partendo dal pre-ritornello e poi è arrivata la magia... abbiamo costruito il pezzo assieme smussando ogni angolo con la precisione tipica di chi è non solo un ottimo produttore, ma un bravissimo musicista. Ne è un uscito un bel pezzo».

Il tuo primo album si chiama “Specchio“ ma cosa rappresenta per te questo oggetto?
«Come dico spesso, lo specchio è un oggetto strano che se guardi per più di 10 secondi inizia a parlarti, a dirti a volte cose che non vorresti sentire. Io l'ho usato in modo diverso, ci ho scritto sopra le date del tour, me lo sono portato a casa dal set della copertina e ora sta sul letto come se fosse una mascotte. Quando lo guardo dentro non ci trovo solo la mia immagine, ma la fierezza per tutto quello che sto facendo. Magari me lo porto pure in tour».

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