Articolo 31: «Con “Protomaranza” ci siamo presi del tempo per fare il disco perfetto»

Il duo milanese presenta, il primo album dopo la loro riunione, “celebrata” lo scorso anno sul palco di Sanremo

27 Maggio 2024 alle 08:04

«Mi mancava stare con il nostro pubblico, perché non l’ha mai digerita questa cosa della separazione. Se io e Ax, esistiamo artisticamente, lo dobbiamo a tutte queste persone». DJ Jad sintetizza così l’emozione degli Articolo 31 per l’uscita di “Protomaranza”, ottavo album di inediti del duo, che arriva dopo la loro reunion del 2018, il Sanremo dello scorso anno e un tour sold out.

Un album per nulla scontato, senza canzoncine d’amore, con un linguaggio pregno della consueta ironia e dal sound libero da modelli predefiniti, che va dal rap al funky e al rock’n’roll. Spazio anche per dieci artisti-amici che, per dirla con J-Ax, «mantengono la loro autenticità, al di là del successo e dei dischi venduti. Che fanno la loro cosa, che di solito è molto diversa da quella del genere e dalla scena d’appartenenza»: Bugo, Fabri Fibra, Guè, Jake La Furia, La Sad, Neffa, Nina Zilli, Rocco Hunt, Pinguini Tattici Nucleari, Tedua.

Vi siete riuniti nel 2018, ma per l’album vi siete presi un po’ di tempo.
J-Ax: «A parte che c’è voluto tempo per ritrovare una sintonia perfetta, devo dire che sei mesi fa mi si è sbloccato qualcosa in testa. Perché continuavamo a fare demo su demo. Anche il pezzo di Sanremo, o i pezzi che sono usciti negli ultimi mesi, erano dei demo che stavamo preparando per l’album e che per qualche ragione poi sono usciti prima. Vedendo il disco adesso, penso che forse psicologicamente dovevo risolvere qualcosa. A un certo punto ho riscritto la maggior parte del disco e ora secondo me c’è il cerchio: quel disco rotondo che abbiamo fatto solo due o tre volte, diciamo con “Così com’è”, “Italiano medio” e “Domani smetto”, i nostri lavori più riusciti».
DJ Jad: «La costruzione del disco è partita di getto. Io e mio fratello Wlady avevamo molto materiale e da lì è scattato tutto il meccanismo. Ci abbiamo messo un po’ anche perché il tour dell’anno scorso ci ha rallentato, però alla fine il risultato è appagante. Sono super soddisfatto di quello che è venuto fuori. Come diceva Ax, c’è stato un periodo di blocco: io, per esempio, fino ai primi di dicembre non ero ancora soddisfatto, poi non so, è come se fosse scattata quella scintilla ed è venuto fuori l’album».

Dal vostro ultimo disco la musica hip hop è molto cambiata...
J-Ax: «Ok, ma sai, io ci tengo a fare le canzoni in un certo modo, perché ormai, come tutti i generi musicali, anche il rap ha i suoi standard. Bisogna parlare di strada, di sesso e di droga. Tre argomenti che noi non possiamo più usare a ogni canzone, per vari motivi: in strada non ci siamo più, saremmo ridicoli. Non possiamo più “iper-sessualizzarci” per l’età che abbiamo e non ci droghiamo neanche più. Dovevo trovare altri argomenti! Il problema non è tanto lo svolgimento, ma il tema da trattare: dire 16 cose (tanti sono i brani del disco, ndr) che avevamo l’urgenza, la rabbia, il divertimento di dire senza sembrare artefatti».
DJ Jad: «Io penso che un artista debba sempre confrontarsi, mettersi in gioco, sperimentare senza snaturare quello che fa. E a noi piace sperimentare, perciò è un disco che ci ha ripagati».

La vostra cifra è l’ironia, ma nel disco tirate certi schiaffi... Ce n’è per tutti.
J-Ax: «Abbiamo voluto ribadire qualche concetto che secondo me viene trascurato. Anche dai miei colleghi che fanno impegno politico. Prendi una canzone come “Elite”: è divertente andare su e attaccare il politico di turno, però non dimentichiamoci che la vera ragione per cui chiunque arrivi al potere diventa moderato è che non può fare le cose che promette in campagna elettorale, sia a destra che a sinistra. I politici sono le groupies (fan, ndr) della finanza, e la finanza tiene per la giacchetta (in realtà lui usa un termine più... rotondo, ndr) la politica. I governi sono in mano alla finanza. Altre volte, come in “Vaffa*** papà” vogliamo ribadire che educare i figli spetta ai genitori, non ai cantanti. Tutto l’attacco alla musica rap, in realtà, è il politico che dice: “Non è colpa mia se quando vai alla movida ti rubano la catenina e il portafogli. Ragazzi, è colpa della trap. Non è colpa mia che non do lavoro ai giovani, che non do loro un futuro, che non li pago abbastanza, non ho dato loro una scuola decente, non è colpa mia: è colpa della trap».
DJ Jad: «Bene o male, abbiamo sempre parlato di sociale, anche nei pezzi goliardici ci sono delle frecciatine. L’abbiamo fatto dal giorno zero, fa parte di noi. Amo la scrittura di Ax, la sua penna, come arriva, come è diretto. È sempre stato così, anche quando era un ragazzino. Quindi anche in questo senso c’è stata una scelta di coerenza. Non cambiamo vestito, da questo punto di vista, altrimenti non saremmo gli Articolo 31».

È stato emozionante rivedervi a Sanremo lo scorso anno. In quel pezzo avete raccontato ciò che è successo tra di voi meglio che in mille interviste. Come vi siete ritrovati?
DJ Jad: «Quando ci siamo rincontrati abbiamo cominciato a parlare dei nostri figli e poi è venuto tutto naturale. Non c’è mai stato astio tra noi, io ho sempre ammirato Ax, al di là delle divergenze, e tanto di cappello per la carriera da solista che ha fatto. È un grande lavoratore. Quando ci siamo visti abbiamo riso di tante cose e ne ridiamo tuttora. Questo è bello: essere tornati insieme non solo artisticamente, ma soprattutto umanamente. Non a caso come primo brano è nato “Un bel viaggio”, il pezzo che abbiamo portato a Sanremo. Non dovevamo andare al Festival, ma quel pezzo raccontava la nostra storia. Quando ho letto la prima volta il testo mi sono venuti i brividi e ho detto: siamo proprio noi, dobbiamo andare su quel palco e raccontare la nostra storia! È stato la partenza di tutto».
J-Ax: «Diciamo che le cose più personali ce le diciamo sempre nelle interviste. Da uomini della Generazione X, di sentimenti tra di noi non si parla. Facciamo prima a scrivercelo nelle canzoni. In realtà ho visto che la vita ha limato a entrambi gli aspetti più negativi del carattere. Come dico nel pezzo, tutti gli uomini invecchiano come il vino: quello buono diventa pregiato e quello cattivo diventa acido. Per fortuna eravamo vino buono».

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