Home MusicaBoss Doms: l’esordio solista, la passione per la techno e Sanremo

Boss Doms: l’esordio solista, la passione per la techno e Sanremo

"I Want More" è il primo singolo di Boss Doms, che ci racconta della sua sfida al pop radiofonico e dell'importanza di credere in se stessi

Foto: Boss Doms  - Credit: © Luca Damelio

08 Luglio 2020 | 16:01 di Cecilia Esposito

«Mi sento già vittorioso del fatto che è partito il mio progetto e che è uscito il mio primo singolo» così afferma Boss Doms, nome d'arte di Edoardo Manozzi, braccio destro di Achille Lauro, quando lo contattiamo al telefono in occasione dell'uscita del suo singolo "I Want More", uscito il 3 luglio. Un brano che non solo sancisce il suo debutto solista, ma che vuole rompere le regole del pop radiofonico con un progetto ambizioso. 

Ma a Boss Doms le sfide piacciono e questa non sembra spaventarlo. L'intento è quello di realizzare un progetto che possa unire il pop orecchiabile al sound underground e cupo della musica techno, trovando un punto d'incontro che renda giustizia a entrambi i generi, il tutto con un'attitudine internazionale per rompere i confini. Per realizzare questo progetto ha lavorato con un team affiatato di amici e colleghi che lo hanno supportato: «L'artista contemporaneo Fabio Weik, Nick Cerioni, il nostro stylist che anche questa volta ha prestato la sua arte per rendere il progetto visivamente coerente a tutto quello che avevamo in testa. Voglio ringraziare Angelo Calculli e (Achille) Lauro per avermi sostenuto e aver creduto nel mio progetto fin dall'inizio e tutte le persone che hanno orbitato intorno al mio primo passo, rendendolo possibile». 

Se è riuscito o no nell'intento, spetta a voi dirlo, ma una cosa è certa: a Boss Doms non interesserà. «Sono sicuro di quello che ho, non per presunzione, ma per il tantissimo impegno che metto nel mio lavoro. I gusti non si commentano, se ti fa schifo la techno magari ti farà schifo questo brano, però una cosa certa è il fatto che sia musica di qualità, curata nel dettaglio, in cui ho messo il 110% di me stesso».

Per quanto riguarda questa nuova avventura da solista, non si tratta proprio di una novità per lui, anzi. Ci ha raccontato che all'inizio della sua carriera ha cominciato da sola, per poi mettere in pausa i suoi lavori quando ha conosciuto Achille Lauro e dare il massimo con lui «Perché se vuoi portare qualcosa al successo, o comunque all'ecellenza, devi dedicarti al 100%». Questo e molto altro nell'intervista che segue, come il messaggio di libertà d'espressione e coraggio che lui e Achille Lauro hanno voluto portare sul palco dell'Ariston, l'importanza di credere in se stessi e la forza di essere degli "operai della musica" in questa Italia che troppo spesso sottovaluta i lavoratori del settore. 

Il singolo "I Want More"

Partiamo subito in quinta: raccontaci il tuo nuovo singolo "I Want More".

Il singolo è nato dall'intento di trasformare la musica pop in un sound un po' più underground e dark. Con questo brano volevo rompere la formula tradizionale del pop che passa in radio. Mi piaceva l'idea di creare un crossover tra un genere popolare e un altro molto underground: la techno. Un'idea molto semplice, ma è stato un lavoro molto lungo che mi ha portato a studiare, approfondire le sonorità, le radici di questo genere. La mia sfida personale era non snaturare la techno, anzi rispettare questo genere che ha una tradizione fortissima, e allo stesso tempo farla diventare anche più radiofonica. Ho lavorato molto sulle strofe, rendendole cantabili, ma ho anche prestato attenzione al sound, passando tutti i suoni dentro macchine analogiche (come da tradizione) per renderli più autentici.

Perché la scelta di lanciare un nuovo progetto di musica elettronica e pop?

Sono un cultore della musica elettronica da sempre, ho iniziato proprio con questo genere. Quando ho scoperto che potevo fare tutto da solo, bastava che riuscissi a trasformare le idee che avevo in testa in suoni col computer, ho proprio detto «Ah finalmente adesso posso fare una canzone dall'inizio alla fine tutto da solo». Da quel momento mi sono chiuso in cameretta 8-9 ore al giorno a fare musica, finché non mi uscivano i pezzi come piacevano a me. È stato un processo mentale naturale: è una vita che ascolto la techno ed è una vita che ascolto il pop, e allora mi è venuto spontaneo un crossover. L'idea era quella di realizzare un progetto che possa piacere sia ai cultori della techno, sia a quelli che di techno non ci capiscono niente. Una vera sfida, vivo di sfide. 

Ultimamente la musica elettronica sta facendo sempre più capolino nel pop, come nell'indie: secondo te il mix techno-pop può essere capito in Italia?

Io lo chiamo techno-pop, ma non va chiamato per forza così, non mi piace etichettare. il mio obiettivo è farlo capire. Ma anche far capire al pubblico che non esiste un solo modo di fare musica, rompendo la formula del pop radiofonico. 

Il bacio a Sanremo e il coraggio di essere se stessi

Facciamo un salto nel passato e torniamo a quelle chiacchierate esibizioni sul palco di Sanremo: secondo te il messaggio che tu e Achille Lauro avete voluto mandare è arrivato al pubblico?

Sicuramente un messaggio forte genera risposte forti e quindi, soprattutto le azioni di rottura, non sempre vengono capite alla prima botta. Il nostro era un messaggio di libertà di espressione, anche per quanto riguarda la sessualità e la tematica gender fluid. Purtroppo, molte persone hanno pensato che fosse solamente una mossa di marketing, soprattutto il nostro bacio sul palco. Alcune hanno pensato che fossimo realmente una coppia, altre addirittura hanno scritto alla mia compagna delle cose imbarazzanti. Noi siamo gli attori di noi stessi, noi siamo i registi e gli attori, e per dare un messaggio al pubblico dobbiamo essere noi i primi portavoce di quel mesaggio. La cosa che ho notato con piacere è che effettivamente, a parte pochi casi, il messaggio è passato ed è stato compreso per quello che era veramente dalla maggior parte delle persone.

Cresce sempre più la sensibilizzazione verso la comunità LGBTQ+, vedi il mese del Pride appena concluso e la legge contro la transfobia. Avete anticipato sul grande schermo della Rai una maggiore attenzione verso queste tematiche.

Forse siamo stati un tassello importante di queso percorso di consapevolezza che la mentalità collettiva sta affrontando sempre di più. Siamo stati tra i portavoce di questo "movimento" di sensibilizzazione, perché crediamo davvero nella causa. Tuttavia, non è l'unica cosa, il messaggio di fondo più generale è la libertà di espressione che abbiamo sempre trasmesso fin dai tempi di "Ulalala". Essere liberi di essere se stessi e rispettarsi, credere nelle proprie idee, nelle proprie opinioni. Se ami te stesso e ami quello che stai facendo, ti amiamo anche noi. Vogliamo essere un esempio di coraggio, spronare a seguire le proprie idee, anche quando tutti pensano che tu stia andando nella direzione sbagliata, non ti supportano o condividono le tue scelte.

Qual è stata secondo te la forza della vostra esibizione?

La sincerità. Ci accusano di aver portato a Sanremo quella performance solo per marketing o per fare scandalo, io però credo che la sincerità del nostro gesto sia passata. Il nostro messaggio non sarebbe arrivato a così tanta gente se non fosse stato percepito come vero, genuino.

Achille Lauro e gli "operai della musica"

Quindi, quanta importanza ha l'immagine nella musica?

Moltissima, ma dipende da cosa vuoi fare: se vuoi essere un musicista o vuoi trasmettere una visione artistica, sono due cose diverse. Io voglio trasmettere una visione artistica, un immaginario fatto di video, abiti, gesti per completare una visione più grande della semplice musica. Si deve creare un'esperienza multisensoriale.

Mi sembra che anche Achille Lauro condivida la tua stessa visione.

Io e Lauro ci siamo proprio trovati, abbiamo lo stesso approccio e siamo tutti e due dei militari della musica, degli operai. Siamo artisti che si svegliano alle 8 del mattino, vanno in studio e ne esco alle 4 del mattino dopo. Non aspettiamo che le cose caschino dal cielo, ma mettiamo tanta passione, tanta perseveranza e tanto amore in tutto quello che facciamo. Questa energia positiva nel lavoro accomuna me e Lauro e ci siamo sempre dati forza a vicenda: è come se tu rivedessi te stesso nel tuo compagno e quindi, in un momento di debolezza, lo guardi come se ti guardassi allo specchio e dici "ma io sono questo". Ti torna l'energia, la forza di fare, di andare avanti per la strada che hai scelto di percorrere.

Mi piace questa immagine di voi "operai della musica", soprattutto in questo momento in cui si parla molto dell'indifferenza generale verso i lavoratori del settore in Italia.

Noi lavoriamo più di una persona che va in banca tutte le mattine. Io lavoro una media di 12/14 ore al giorno, ma ci sono giorni in cui ne lavoro anche 20. Se vuoi fare una cosa la devi volere veramente, non ci devi dormire la notte pur di realizzarla, devi lavorare tanto, impegnare te stesso, la tua vita e il tuo tempo per realizzarla. Nessuno ti regala niente e devi essere tu il primo a credere nelle tue idee e essere anche pronto a morire per la causa.